Quando scrutiamo il cielo, sembra che i nostri occhi si inabissano senza avere nessuna cognizione di dimensione, lo vediamo poco distante, ma nello stesso tempo avvertiamo la sua infinità. Due sensazioni, che ci inibiscono di valutare la vera estensione del cielo, e ci affondano in uno non identificato stato confusionale, tale ci costringe ad abbandonare l’arduo compito di studiarlo. Così è la ragione, quando ci si accinge a considerare la propria conoscenza comparandola con gli elementi che governano la natura o ci si illude di usare il proprio metro per misurare l’infinito allora abbandoniamo l’impresa. Così ci immaginiamo di vedere il cielo a portata di mano con i suoi misteri e poi consideriamo l’esistenza dell’uomo sulla terra, come una realtà senza fine. Ma se i grandi pesatori ellenistici come Platone, non avendo una base dove potessero poggiare il loro ragionamento filosofico eressero un altare all’Iddio sconosciuto, oggi tutto questo, suona immaturo di fronte alla realtà di Dio. Noi abbiamo una base per considerare la rivelazione divina nel nostro pensiero e questa base è tanto piccola se la consideriamo piccola ed è tanto più grande se la consideriamo grande. Le Sacre Scritture ci offrono quello che i filosofi greci si sforzavano di trovare e ci mettono nelle nostre mani il veicolo che ci porta nel passato e nel futuro dell’esistenza, realizzando giorno dopo giorno una  realtà nuova con la quale possiamo costruire torri di sapere individuando l’immagine della realtà vera. Mi sono posto di confrontare, tutto quello che ci prospetta la natura e i perché del nostra vita, poi andare ad investigare con la pappa del sapere delle Scritture, i campi sterminati, traendo da esse fonti di sapienza divina che ci illumina e ci perfeziona. Così, guardando il cielo, il mio pensiero si perde e non arriva a comprendere la sua vastità, e se l’astronomo usa il telescopio per vedere le stelle, per capire il significato del cielo, io leggendo le Scritture scopro le origini e il disegno del mio futuro.  Al primo verso è scritto, che il Signore creò il cielo e la terra. Da questo punto incominciamo il viaggio del sapere, che non è l’identificazione delle esperienze dell’uomo o annunciare il migliore modo di costruire la società ma, ancora meglio è, quello di sapere e scoprire la natura del nostro animo. Se dal primo verso non capiamo bene, leggiamo il secondo, il quale dice che la terra era informe e deserta e le tenebre coprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Ecco, abbiamo una fonte di informazioni che con l’aiuto divino cerchiamo di espandere e capire.  La prima cosa creata è stato il cielo, ed essendo Dio perfetto, il cielo doveva essere anche perfetto e pieno di luce, perché Lui è Luce e non vi potevano essere tenebre. Dopo, il Signore creò la terra, la quale era l’unico corpo esistente in mezzo ad un cielo di luce. Sembra che fino a qui, tutto era perfetto in accordo con la perfezione di Dio. Dopo un lungo tempo non concepibile, nella terra vissero esseri spirituali, chiamati angeli, con a capo Lucifero, da quello che apprendiamo dal libro di Isaia. Egli era il più bello angelo di tutta la terra, e non solo, ebbe da Dio la potestà di governarla e di comandare gli angeli secondo una precisa disposizione ricevuta da Dio. La terra, era così importante che Dio la considerò, lo scannello dei suoi piedi, vale a dire che essa rappresentava, un elemento personale e stava sotto il suo controllo a vista dai suoi occhi, era in altre parole, il gioiello del cielo per il quale Egli si potesse vantare. Non si sa quanto tempo sia passato, forse milioni di anni. Lucifero trafficando questa ardita organizzazione angelica si immedesimò a desiderare anche il frutto della terra e le ricchezze che si moltiplicavano in essa. Così nel momento di questo orco di tempo, pensò di potersi impossessare, non solo delle abbondanze della terra stessa, ma cominciò a macchinare un piano diabolico, quello di usurpare lo stesso Trono di Dio. Diceva, io sarò uguale all’Altissimo e mi sederò sul suo Trono. Questo pensiero si concretizzò via via nella sua mente e venne il giorno che si impossessò di tutto il governo della terra decidendo di sfidare Dio ed i suoi angeli. Ne uscì fuori una portentosa lotta, che fu scrollata, non solo la terra che divenne vacua e tenebrosa, ma anche il cielo che dalla lotta divenne buio e tenebroso, ecco che, dopo la battaglia, Dio disse, allora: “Sia la Luce” Egli creò la Luce per occultare le tenebre, strascico del combattimento avvenuto, e fu cosa buona, ma le tenebre furono solo spostati, e così, poiché non volle che stessero immischiate con la Luce, li separò. Notte, fu il nome che pose alle tenebre e giorno alla parte illuminata. Nel frattempo, girava lo Spirito di Dio, intorno alla terra e studiava il modo come avrebbe rimediato alle conseguenze della battaglia. L’asse che divideva il giorno dalla notte non coincideva con l’asse terrestre e la terra essendo stata macchiata di ombra per la lotta, stava nell’oscurità. Poi dice la Scrittura “Dio disse: Ci siano luci nel firmamento del cielo per distinguere il giorno dalla notte; servono da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servono da luci nel firmamento del cielo, per  illuminare la terra”. Prima ancora che facesse il sole Dio parla delle stagioni, del giorno e della notte, componenti adatti alla vita dell’anima che avrebbe occupato il corpo dell’uomo sulla terra. Al verso 16 dice: Dio fece due lunari. La parola fece ci dice che Dio non parlò come

quando creò il cielo, ma fece, e le luci che erano nel firmamento sarebbero state delle luci di forme sconosciute, forse gassose, dalle quale Dio fece da loro, il sole e la luna e le stelle e li pose nel firmamento del cielo, se Egli li pose vuol dire che si trovavano nel cielo di luce e dopo averle fatte li pose nel cielo di tenebre, cioè nel nostro. Ci si chiede, allora la terra dove è stata creata? Nel cielo di luce è la risposta, perché non abbiamo, forse, letto che prima fu creato il cielo e la terra, ecco la terra già era nel cielo di luce. Con la creazione del sole e della luna la terra si trova in prospetto per metà verso la luce e metà era verso la notte, cosi il giorno si identificava con il suo girare nel punto di separazione o di tangenza della luce de sole.  Ma tutto vuole anche dimostrare il preludio della creazione del Giardino dell’Eden ove Dio mette l’albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male, che rappresentano la luce e le tenebre. Questa divisione sembra che ci accompagnerà per tutto il tempo terreno, per far prevalere nell’animo dell’uomo ancora, la forza della Sua potenza divina contro il nemico, che sotto altro aspetto insidia e demolisce il proponimento di Dio.  Nei cieli perdura la lotta degli spiriti che influenzano nel bene e nel male le anime incorporate, in procinto di essere educate per poi essere purificate e traslocate. Tornado alla terra, ed iniziare il lungo cammino di purificazione, sembra che essa fosse tutta coperta d’acqua, ed al 6° verso del 1° capitolo della Genesi, Dio fece si che il firmamento, cioè il cielo, separasse le acque propriamente dette con le acque che stanno sopra, cioè quelle che noi chiamiamo, nuvole. Le acque sarebbero state sotto perché contaminate dalla conseguenza della battaglia, ed in seguito, subito dopo la creazione del sole, salendo, si sarebbero purificate divenendo nuvole. Lo scopo di raccogliere tutte le acque in un luogo fu quello di fare emergere l’asciutto, che chiamò terra, nella quale avrebbe creato l’uomo come sostituzione a Lucifero, dandogli potestà su tutto. In questo modo non pose un altro angelo, per non incorrere in una altra possibile rivolta, ma pose una creatura minore per assicurasi un obbedienza maggiore. Ecco perché la creatura, fatta ad anima vivente, di nome Adamo, era tra la natura dell’angelo e quella materiale di terra. Ad egli, creatogli l’ambiente adatto per una seconda progenie, il Signore comincia, per primo, a sistemare l’intorno, cioè a far crescere i frutti di cui si sarebbe alimentato il futuro nuovo abitatore, ma non solo, ma avrebbe creato tutto ciò che aveva lui bisogno, compreso il sole  e le stelle. Le condizioni, dovevano essere così convenienti che l’uomo non avrebbe dovuto penare di solitudine, e a questo il Signore ci teneva molto, per assicurargli una lieta e gioiosa dimora sulla terra e come vedremo, gli provvederà anche un aiuto convenevole. Dio continua sulla terra a creare ogni sorta di uccelli nel cielo e pesci marini, e vide che ogni cosa era buona, poi incomincia con gli esseri viventi e crea prima gli animali di ogni tipo. Vorrei aprire adesso una piccola parentesi sul fatto che Dio creò l’uomo per ultimo; non perché avesse bisogno di prendersi la mano, ma sicuramente l’asso di tempo che separa la creazione con la presenza dell’uomo sulla terra, si deve attribuire alla preparazione della natura sia vegetale che animale, affinché spianassero la terra, come primi abitatori, per poi l’uomo trovare l’ambiente adatto per sopravvivere, evitandogli enorme fatiche, e in un certo modo non prolungare, anche, il tempo della perfezione dell’uomo al cospetto di Dio, per il suo piano di salvezza. Quindi essendo passato un certo lungo tempo, al sesto giorno Dio si apprestò a creare l’uomo, ma talmente era la sua gioia che  volle che partecipassero la Parola e lo Spirito Santo, così tutti e Tre insieme, al verso 26, Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine”

Quale impegno e affettuosa relazione scaturisce da queste parole, non lo sappiamo, ci aprono la natura della Trinità, che si impegna con la compresenza dei tre in Uno e con la loro Onnipotenza di collaborare nel creare l’uomo all’immagine di Dio. E nel proiettare la Sua immagine sulla terra e nel dare l’impronta che Dio è Trino, crea Adamo, e da lui stesso, estrae Eva, carne della stessa carne, come Gesù e lo Spirito Santo, dallo stesso Dio. All’uomo, meraviglia della creazione, gli viene dato, da Dio stesso, la potestà di dominio su ogni essere vivente, compreso le piante. Ma l’uomo, non è solo uomo, anch’egli è trino, con anima, spirito e corpo, e con una differenza necessaria, che è un’anima vivente ed immortale. Le condizioni della terra fanno sì che gli uomini devono procrearsi e moltiplicarsi, affinché Dio possa trasportare tutte le anime sulla terra e riordinare l’organizzazione, che si era ribellata al tempo in cui regnava Lucifero, solo che questa volta esse si sarebbero incorporati come anima viventi. In riguardo all’espressione, Genesi 2:23 e l’uomo disse: "Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Lei sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo". La domanda che ci proponiamo è questa:” Il come e il perché Adamo parlò in questo modo” La prima, ci riferiamo alla parola “come” Adamo parla, non come un comune uomo, perché un comune uomo, non avrebbe detto ne avrebbe fatto tale commento a quello che Dio in quel momento della creazione si era apprestato di fare. Egli essendosi posto volente o no ad un sonno profondo, è fuor di dubbio che non sapesse lo scopo del suo profondo sonno, perché altrimenti non avrebbe poi esclamato “Questa, finalmente…..”  Quindi  a ragion di logica, egli sapeva che Dio gli avrebbe tolto la costola e sapeva che quando si sarebbe svegliato  avrebbe trovato una compagna simile a lui. Bene, ma ancora non abbiamo risposto al come egli parlò in quel modo, cioè come se avesse autorità  e come se fosse consapevole del piano di Dio, ed anche. come se prima già fosse stato sottoposto ad una simile esperienza o ad una promessa di avere una nuova compagna. Non c’è altro che pensare, se non alla sua natura di “anima vivente”. Non conosciamo esattamente, questa natura, ma certo sappiamo che egli non era un mortale. E se non lo era, le sue parole e le sue esclamazioni, sono da essere attribuiti, come dette da un semidivino.  Quando dice, “finalmente”, egli conosceva perfettamente il dietro scena dei fatti che sono succeduti fino a quel momento. Rispondiamo adesso alla seconda parola, “perché”. Dal modo come le Sacre Scritture ci presentano la scena, sembra che ci sia stata un’altra occasione, come accennato, di creare una compagna per Adamo, e la parola “Finalmente” ce lo conferma. Ma su questo argomento, veramente abbiamo pochissimo da investigare, se non tutto da supporre. Infatti, il fatto che oltre il Giardino dell’Eden  (Genesi 2:12  e l’oro di quel paese è buono; là si trovano pure la resina e la pietra d’onice. Ed ancora, al verso 4:16  “Allora Caino si allontanò dalla presenza dell’Eterno e dimorò nel paese di Nod, ad est di Eden), che vi fossero altri paesi  popolati, creati da Dio, questo ce lo spiega il verso 15,  (“L’Eterno gli disse: Perciò, chiunque ucciderà Caino, egli sarà punito sette volte". E l’Eterno mise un segno su Caino affinché nessuno trovandolo, lo uccidesse), e questi popoli vedendo il segno in fronte a Caino non lo avrebbero ucciso, e ciò è chiaro, che conoscevano quel segno, e quindi temevano Dio e la Sua potenza.  Al verso 4:16 “ Allora Caino si allontanò dalla presenza dell’Eterno e dimorò nel paese di Nod,” Da ciò, capiamo che quel popolo, in qualche modo, era lontano dalla presenza di Dio, però ne conosceva la Deità e quindi ne aveva anche il timore. Se, quel popolo, fosse stato, lontano da Dio di sua libera scelta non lo sappiamo, ma possiamo intravedere un particolare, che se Dio prese Adamo e lo pose nel Gradino, allora fu trasferito nel Giardino ove  Dio passeggiava. Da questi fatti, sembra che Dio volesse fare una generazione perfettamente semidivina con la presenza di Eva, (tratta, questa volta, dalle stesse ossa di Adamo, al verso 2:23). Sembra così avvalersi l’interpretazione che prima la donna non fu tratta dall’uomo, ma creata, come si potrebbe intravedere dal cap. 1 della creazione. Infatti nella prima creazione Dio fece l’uomo, maschio e femmina. Qui, nel Giardino, crea la donna in un modo più intrinseco e la rende estranea dalla conoscenza di quei popoli e più vicino ai sentimenti di fedeltà verso Adamo. Ecco così suona opportuna la risposta di Adamo “finalmente”. Ma satana, non permise questo piano divino e cercò di ostacolarlo, perché molto più difficile gli sarebbe stato corrompere la donna, ora che era stata fatta, dalla stessa carne di Adamo.  A risposta dell’intromissione del nemico, la volontà e l’amore di Dio rivaluta l’uomo sedotto, (perché anche se è stata Eva ad essere sedotta, ella non è altro che il suo stesso osso e quindi lui stesso) e lo santifica riservandogli il più ambito posto nel Paradiso, proprio accanto a Lui, mentre al nemico, gli riserva con disprezzo, il luogo più basso e orrendo, a pena eterna.