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La poesia, forse è nata con l’uomo. L’aspirazione di sollevarsi al trascendentale, lo porta pian piano alla scoperta del sentimento che comunica con l’intimo della natura, mentre nella sua opera disegna il dono di Dio. |
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INDUGIO
Un inspiegabile affanno m’indugia ad avanzare oltre per falciare le visioni intorte che mi deformano e trafugano la mia realtà. Non una gioia non un conforto s’apre, eppure sento la vita, che mi spinge a conoscere l’ignoto, e poi m’accresce in visioni d’ottimismo e m’schiude all’ invisibile bellezza dell’assoluto ove l’anima per la prima volta prevale.
COLLOQUI I colloqui son fatti di parole, ove l'eloquente allocutore ricco di visioni impartisce, baldanzoso, lezioni di difficile comprensione che lascia tutti esterrefatti; ma alla fine riesce solo a dare, ora sostegno ora confusione. I colloqui son di molte razze e pochi sono quelli di valore, perché esse han bisogno di studi e di passione. Ma ancor di più, devono essere sincere ed umili di cuore. ……allora saranno virtuose e piene di vigore.
Mentre si frange il sol tra i tuoi capelli, il mio sguardo s’immerge tra il modular di alture e di riseghe, e al profumato tuo sorriso, s'arresta. …poi quando, il tuo amore l’inonda, il mio naufragar s’articola beante, mentre tra le tue braccia pubescente rugge.
Un eco, sibilando, lacera il denso etere ed in alti strati si propaga. E' una voce plumbea e pesante, che distoglie un Angelo, per sapere di quale oblio o di qual dolcezza il fausto giorno, colpirà il suo cuore. Ritorna la parola, poi sulla terra per consolar l'altrui, che tenacemente cerca di scoprire, perché una rosa, bellezza di natura, morir dovrebbe. …..ed ancor l’uomo, gioia del creato?
Fiore, che da altri fiori non contendi bellezza quando la rugiada copre il tuo volto rubicondo, somigliantemente così pure il sole lo vivifica e tu leggiadro ondeggi il tempo della festosa primavera. Dolore non fu mai in te mentre in me regna, quando ti ammiro e quando onorando la mia tomba, non ti vedo.
Si espande la gente, per le vie, e come il sollazzo che farcisce i luoghi, la musica si diffonde tra l’espressione dei lor volti. Con alterigia portano al collo monili di varia fattura, ma sotto la pudica apparenza, i pensieri son d’intrighi e di maldicenze. Un quadro, che par ricco di virtù, ma povero d’eccellenza. Sembrano dispersi negli stessi luoghi che son nati. Il ritmo li devia, e tra un casolare all’altro, i loro cuori, sembrano appagati, mentre impersonano l’inerte noia.
Cadente tra le virenti fronti ed il diffondersi dei solchi, va quieta la pioggia, mentre le gocce rotolando sfiorano il corrugato mio volto statuito, mentre nell’aria avverte già l'umor violato. Tra un sospiro e l'altro, m'accarezza e mi conforta, mentre cerca d’imbalsamare il tempo per dar luogo alla tua venuta. Poi mi bagna…… così pur, la delusione m’inonda.
Compagno mi sei stato in ciò che credevo fosse il mio tempo, ma ora mi dici che sei l'ultimo dell'anno. Silenzioso, mentre cedi l'ultimo barlume, ti prepari ad andare nel luogo ove discuti e fai il resoconto di quello che hai portato degli affanni. Nessuno proverà gioia né gusto, quando come un treno porta i passeggeri, ci condurrai al tribunal del Giusto. Chi echeggerà i giorni che ci indussero alla colpa e chi i giorni che ci furono felici? Intanto, di corsa vai come il vento senza dirmi se anno mi sarai in un altro evento.
Sembrano scivolare come sabbia le ore ingoiate dalla voragine di un turbine in una dimensione dove non v’è gioia ne dolore. All'ombra nel silenzio del passato li conservi, nell'archivio dei ricordi, nel universo buio, solo da fiammelle illuminato. Lì, aspettano la fine del tempo per rivelarsi artefici di gloria ove soccombette la vita nostra come un lampo "Così gira la ruota l'Arrotino, marcando in ogni cuore a suo desio le vigente dell'uomo e del suo destino".
Nella vita ho un desiderio ma come un aquilone volteggia e con intrigate forme dipinge nel cielo l'immagine del mio sogno. Sebbene tiri, la cordicella segue il vento, e mentre sembra volare con gli uccelli, mi dice che ciò che voglio non appartiene a questo mondo. Poi, par che fra le nubi si nasconde; così il mio ideale resta, sospeso tra i castelli che stanno in cielo, e quando si concreta, cade, come quando la pioggia si frantuma nel terreno.
Non sento più il tuo canto, o capinera. Il cigolio mi esaspera, e mi stride l'udito. Vorrei goder la pace dei campi sterminati….. Sentire il respiro della natura, e l'armonia del tuo cinguettare. …….Mi dici, che c'è un posto al cimitero che mi porta in Paradiso, nei campi sempre verdi, ove il cuore cede alla bellezza che sorride. ……..Sai, poi, qui non è tanto male, con il frastuono che ti sveglia, lo stress che ti stuzzica, e il dolore che ti possiede. E' meraviglia in questa terra. Prima o poi, quando tutto finirà, godrai anche il riposo sottoterra.
Scende lentamente ancor senza parole, la quiete sulla sponda sinistra della duna, ove l’ombra intirizzisce l’aria che s’era assuefatta al sole. Granelli di sabbia, incollati, fanno scudo alla coltre che pian perde calore. ………Così i giorni saldi all’illusione, aridi, son di novelle, mentre increspa l’ora. Ma un rigoglio rugge nell’eco dell’infinito che fa muta ogni parola, e come sabbia l’umana gente, ancora, dissipa la vita per trovar…. solo granelli.
Oggi sei il presente della mia ombra testimonio di un intrepido cammino ed avamposto miliare d'una gara. Ma quando declini rimani vuoto, mi resti fra le mani come un seme di frutta già seccato. Veloce sei negli archivi del tempo conservato, tra la caligine ed i pensieri d’utopia, incomprensibile, tra i cimeli del passato. Eppure mi hai lasciato nostalgia e come una rosa, m’hai punto il cuore e profumato l'anima nel corso della via.
(Carmelo Drago) Quando ero bambino ti vedevo serio e laborioso, e mentre scolpivi la pietra in quel momento disegnavi il tuo destino. La tua costanza fronteggiò ogni vento ed il tuo coraggio protesse la nostra vita. Solo quando fui adulto capii che il tuo sforzo fu un sacrificio. ….Padre mio, con orgoglio ora porto il tuo cognome, ma ancor di più, porto il tuo sangue nelle vene.
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IL CREPUSCOLO
A rilento l‘imbrunire adombra le case e gli spigoli intensi proiettano solchi d’ombre alla luce già incupita dal volto arcano della notte. Nel braccio di cielo s’addensano lanose nubi ovattate di brezza e paiono convulse dall’ultimo splendore. Come un palco è l’orizzonte, ove le ultime ansie vi si giostrano e la materia e lo spirito scivolano nel versante di mare e di terra per incontrare l’arcano futuro. Qui il tumulto riposa nell’archivio del mondo e la mia speranza cessa d’arguire prospettive di gioia.
Osservavo il lido serpeggiante, l 'alba solatia e l'orizzonte dell'azzurro pelago che tagliare il ciel paria, quando tra il sol nascente, una barca appariva ed il vento sventolando la sua vela lentamente alla costa la spingeva. "Or tu, che vai in giro tra l'una e l'altra gente e traffichi con cura i lor pensieri cercando d'accordare il mondo d’una mente, dimmi cosa porti in questa terra?" "lo porto d'ogni luogo la novella che la pace è sorella della guerra"
Sentieri di stelle erranti in spazi amorfi di universo or cercano di collocar la via al mio sguardo che s’inoltra. Suoni idilliaci e oblii son lì nascosti che mi fan sentir vicini tra flebili sospiri, le emozioni assai lontane del mio ultimo abbandono. Il buio ed il lumeggiar delle stelle, or già li vedo avanzare verso il mio sentiero.
Un mistico bagliore evade da una stella, corre e tangibile si adagia ad una bella. Mentre amalgama i colori del suo viso per il compleanno dei suoi giorni, l'abbiglia, e lei leggiadra appare con i profusi desideri di primavera.
(guerra in Iugoslavia)
Disseminati corpi tra i solchi e sangue a cumuli or sono alle porte del duemila che fanno scenario. Anime, gridano clemenza tra un superstite che ammutolito non riconosce se stesso ne il suo pianeta. Sembra che tutto sia diventato caos e l'orizzonte, piccolo e deforme. La terra ubriaca di sangue ha venduto il mare e la vita ha comprato il volto della morte e la morte ha acquisito i mille volti dell'inganno.
Gentile è la tua voce che pervade e vuole proferire, ma lievi tremiti ti fanno adoperar lo spirito che si esprime più della parola. I tuoi occhi languidi e profondi creano l'espressione del tuo pensiero, mi danno la speranza dell'amore e il tuo sorriso mi culla nel tuo cuore. Oh! Madre mia che tanto hai dato e pochi sono i sorrisi che ti diedero la gioia. Or fragile è la tua mano che m’accarezza come quando ero bambino.
Sole infuocato che incessantemente bruci le memorie del passato, mentre ardi senza respiro nell'inerte vuoto, la tua fiammella come un cero cerca nel buio la via che mi assopisce nell'oblio.
Volteggi, o albero, a mala voglia senza riposo. Il vento ti porta la notizia che tuo fratello al di là del monte è stato abbattuto, senza remora ne perdono. Con la tua possanza non riesci a difenderti perché sei puro. Tu sei discendente di quell'albero della Vita in cui l'uomo stanco, verrà sotto le tue fronti per chiederti ristoro, e poi sotto i tuoi piedi... ove gli farai ombra nel suo riposo.
Ingenua ondeggi sui circostanti fori le mani e poi accarezzandoli li compiaci con la tua presenza che riempie ancora i miei occhi di brividi di gioia. Or che il tuo volto mi fissa amabile e desideroso d'affetto il mio cuore chiama il tuo per occupare spazi di felicità che sembrano eterni, tra questo prato che riflette il sole e tra il tuo sorriso che come una musa mi parla di poesia d'amore.
Solo i posteri godranno i pensieri e le sensazioni che scorrono tra le mie mani; quando al mirar della natura benevoli si rivelano e si modellano nel mio cuore. Per me sono come un soffio di volar di vento, d’un sussurro amato, che al primo temporale svaniscono come il gracile stelo d’una speranza che vuole andar lontano. Se, scrivendo mi convinco d’arrivarci col pensiero, il tempo mi strugge e mi fa sentir l’affanno dell’abbandono
(S. Valentino) Il volto tuo sagace ancor m’attrae e mi immerge inopinato in scintillii di luce. Di adamante rigidi riflessi il corpo mio, veemente, il conquistar sapora, mentre acquidoso è il labbro che al bacio tuo si confece. Sorrisi desievoli ci avvolgono ed il mirar mi è dolce e leggiadro tra la tua pelle. Al dileguarmi negli occhi tuoi, provo rifugio, dall' infido navigar di questo mondo.
Guardo il mare, e il mio sguardo al confine, intravede il cielo che fa il bagno mattino con i pesci che guizzano come se fossero sospinti. Par che all'orizzonte cielo e mare s'accarezzano ed il sole rafforza il lor legame. Io chiedo un po' di quel calore che è sparito negli umani. Tutti siamo liberi d'amare e pur nessuno usa questo amore. Se piango o rido nessun mi dice che cos'hai, nessuno m'accarezza, come il cielo fa col mare.
Dalla terra gocce di sangue insanguinarono il cielo, tal che l'azzurro divenne violetto. Mentre il fragore di pallido aspetto uccise tre quarti di tutti i viventi, un ragazzo teneva ancora un moschetto. Così la pace fuggì, e la morte non conobbe divieto e cominciò a seminar corpi a guisa di granel di frumento, tra le zolle inquinate d’odio e di guerra, per far pavento al nuovo millennio.
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