Rettangolo con angoli arrotondati: Viaggio nella Bibbia
					Commenti  e riflessioni

GIUSEPPE DRAGO

 

 

Autore sconosciuto è concesso in licenza da CC BY-ND

 

 

LA GENESI

La creazione

Genesi 1:1 Nel principio Dio creò i cieli e la terra.

           L’uomo si trova a confrontarsi con due realtà, una reale, nella quale, percepisce la materia e segue il tempo con il suo effetto distruttivo e l’altra, invisibile o spirituale, conosciuta attraverso le Sacre Scritture. Su di essi, sebbene si sforzi, non riesce a concretizzare, nella prospettiva della sua vita, quale delle due deve seguire. Questa ambiguità lo rende incerto, non potendo egli indentificare la propria posizione nell’universo, dove misteriosamente vive. Tuttavia, nel suo intimo sente che all’origine di tutte le realtà vi sia un Creatore che ha pur fatto tutte le cose. Proprio questo sentimento lo porta a leggere e rileggere quanto è stato trasmesso dai profeti. Egli, confronta gli eventi passati e presenti, ma non riesce a trovare una soluzione del mistero che lo circonda. Se poi, si volge allo studio della scienza e dei fenomeni naturali, crede che tutto ciò che esiste sia accaduto per caso e la realtà, in cui vive, altro non è che un fenomeno di accadimento indecifrabile che lo conduce a considerare che il tutto sia una illusione, ove non esiste né principio né fine. Ciò, lo porta ad affermare che la realtà dell’esistenza sarebbe utopica, pur, avendo a sostegno quella invisibile e spirituale delle Sacre Scritture che comprovano, attraverso le varie testimonianze, l’esistenza creatrice di tutte le cose. Concludendo, questa piccola introduzione, ci apprestiamo a esaminare la Genesi, che apre all’uomo parte del mistero della rivelazione e chiarisce le perplessità che costantemente spingono a pensare se esiste vita oltre la morte e se Dio abbia conservato un luogo per la salvezza dell’uomo. Detto ciò, incominciamo ad esaminare il verso Genesi1:1. Nel principio Dio creò i cieli e la terra. Questo verso è anticipato, a sua volta, dai versi Giovanni 1:1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. 2 Essa era nel principio con Dio. 3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. Come possiamo vedere, il principio della creazione è anticipato dal principio dell’esistenza della Parola, la quale, a nostro parere, è stata anticipata, dall’eternità di Dio Padre, che l’ha generato e non creato dalla sua stessa persona. All’istante, la Parola apparsa, si è posta appo Dio, divenendo Dio nella sua complessità, con il suo potere di separarsi, in tre persone, Padre, la Parola e lo Spirito Santo. Così, scopriamo che Dio è Uno, complessa personalità costituita di tre identità, identificata dagli studiosi, con l’appellativo di “Trinità”. Tutti e tre possono muoversi ovunque, rimanendo collegati a Dio Padre, sia nell’unità di spirito che nella volontà decisionale. La Parola è creatrice, essendo la volontà esecutrice del pensiero di Dio Padre, il quale, secondo la nostra convinzione, sta seduto nel suo Trono. La domanda che qualcuno fa è questa: perché Dio Padre ha avuto bisogno di generare la Parola, potendo egli stesso creare? A questa interrogazione, possiamo supporre due ipotesi, la prima, che Dio abbia generato la Parola, parte di se stesso, affinché essa potesse creare l’oggetto, cioè tutte le cose. Nella seconda ipotesi, nel momento della creazione, erano presenti, Dio Padre, la Parola e lo Spirito Santo, cioè Dio nella diventata integra forma, cosicché, quando diciamo Dio, intendiamo la sua totale complessa identità della Trinità. Genesi 1:26   Facciamo l’uomo alla nostra immagine. La Trinità, come si può osservare, resta unita nel suo imperscrutabile mistero divino e nella sua natura intrinseca di Dio.  Per come stanno i fatti, quindi, si comprende che dopo che la Parola fu generata, Dio, nel suo complesso, cominciò a creare tutte le cose, per mezzo della sua stessa persona “Parola” avendo il potere di sdoppiarsi e di parlare al singolare o al plurale, facciamo l’uomo alla nostra immagine. Stranamente, con questo stesso principio, ricordiamo che l’uomo è stato creato trino. 1Tessalonicesi 5:23 ……e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Questa trinità dell’uomo, tuttavia, è diversa da quella di Dio, essendo che, Dio è Spirito nella sua integrità di tre persone, mentre l’uomo, con la prima persona è carne, per il fatto che vive sulla terra. Per queste leggi fisiche terrestre, ricordiamo che lo stesso seme di Dio, “Gesù”, per vivere sulla terra, Dio lo ha fatto nascere da Maria vergine con un corpo incorruttibile, il quale, per il riferimento scritturale è considerato essere, il secondo Adamo, ai fini della redenzione di tutta l’umanità. Ritornando, ora, al secondo verso della Genesi, ci si chiede: se la Parola ha formato il creato, chi ha lottato con Lucifero? Prima di tutto, non pensiamo che Dio abbia lottato, essendo che Lucifero è un angelo creato, semmai, Dio, lo ha piegato con la sua Parola, la quale, nell’abbassare Lucifero, si è prodotto una deformazione nella terra, rendendola vacua e deserta. Se ricordiamo, qualche cosa di simile è accaduta, quando Dio, per eseguire la sua azione punitrice su Sodoma e Gomorra, la sua integrità Trina la rappresentò in tre persone divine, di cui, una parlava in prima persona, come fosse Dio e che trasmetteva il parlare di Dio. In riguardo alla Parola scesa sulla terra, si suppone che, essendo Essa, la parte esecutrice della volontà di Dio, si è parzialmente o interamente disgiunta dalla Trinità e si è incarnata nel seme di Dio, in Maria vergine ed è divenuto “Gesù” sulla terra e che, nel battesimo delle acque del Giordano, ricevette lo Spirito Santo, completando la sua personalità divina sulla terra. Per concludere questa parentesi, Gesù uomo, in corpo incorruttibile, alla fine dei tempi combatterà contro satana e i suoi angeli e li porrà nella geenna per sempre. Per il presente, la persona di Gesù, con corpo incorruttibile e trafitto dai chiodi è posta accanto al trono di Dio che intercede per noi. Apocalisse 22:3 Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell'Agnello… Da questo cambiamento della forma Trina di Dio, di esserci due troni, si ipotizza che la seconda Persona di Dio, la Parola, è discesa sulla terra divenendo Gesù, Figlio di Dio ed ora, sta seduto accanto al Trono di Dio, rimanendo Uno, nella sua complessità di Spirito e di Persona col Padre, ma che aspetta, l’ordine di Dio Padre di discendere sulla terra per concludere i tempi. Torniamo al secondo verso Genesi 1:2, dopo che Dio ha scagliato Lucifero nell’abisso, avvenuto successivamente alla creazione dei cieli e della terra, quest’ultima si trovò ad essere informe e vacua, con le tenebre che la coprivano nella sua totalità. A questa conclusione si arriva ricordando che Dio, per il suo principio di perfezione, poiché, crea ogni cosa buona, non si sa perché Dio abbia deciso di provvedere diversamente nei riguardi della terra, trovandosi essa, deserta e vacua per la conseguenza della punizione data a Lucifero.  Così, Dio, dopo questo scontro, se così si vuole intendere, aleggiava intorno alla terra esaminando la possibilità di rinnovarla. Tornando al verso, che parla della distesa dei cieli, essa può essere intesa come lo spazio, cioè l’universo, nel quale, la terra è stata creata dopo i cieli ed è contenuta nei cieli. Tuttavia, in riguardo alla luce, non si capisce la relazione della luce descritta nel verso tre e seguenti con la luce del verso quattordici e seguenti.  Genesi 1:3 Dio disse: Sia luce! E luce fu. 4 Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. 5 Dio chiamò la luce giorno» e le tenebre notte. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno. Genesi 1:14 Poi Dio disse: Vi siano delle luci nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni; 15 facciano luce nella distesa dei cieli per illuminare la terra. La luce del verso tre e seguenti, non è la luce del verso quattordici e seguenti, infatti, Dio, quando creò i cieli e la terra, i cieli di quel momento, lo spazio, cioè l’universo tenebre, conteneva la terra. Infatti, quando Dio disse: sia la luce e la luce fu, essa si trovò mescolata alle tenebre preesistenti, per cui, Dio, come leggiamo, separò la luce dalle tenebre. Il punto da chiarire ora è a che cosa si riferisce il quarto e il quinto verso: chiamò la luce giorno e le tenebre notte fu sera, poi fu mattina, poiché, essi non coincidono né si riferiscono al giorno e la notte del verso 14.  Possiamo, tuttavia, ipotizzare che deve esserci stato un diverso sistema di ciclo, tra il giorno e la notte, diverso dal giorno e della notte dei lunari che Dio fece al verso quindici. Questo diverso sistema pone due ipotesi, la prima, spiegherebbe che se la luce del verso tre, con il ciclo giorno e notte, si riferisse ai tempi del regno di Lucifero, egli, avrebbe illuminato la terra con la sua luce, essendo che nella terra vi erano le tenebre, dopo la punizione, chiamati cieli, al verso Genesi 1:1,  la seconda ipotesi, ci porta a considerare che, se Lucifero non avesse illuminato la terra, allora, la terra si sarebbe trovata nel limite di separazione tra luce e tenebre, che comunque, resterebbe ancora da spiegare a che cosa si riferisca, fu sera poi fu mattina, primo giorno. Se consideriamo che, fu sera è prima di fu mattina, allora, si può ipotizzare una consequenzialità del susseguirsi di tenebre e luce che avrebbero mosso la terra come il pendolo, l’un verso l’altro luogo, in modo da creare sulla terra, una volta tutta notte, da un lato e dall’altro tutta luce quando si spostava sulla luce. L’altra ipotesi sarebbe: se la terra, fosse stata ferma nella linea di confine tra la luce e le tenebre, veniva illuminata metà di luce e metà di tenebre costantemente. Questo avrebbe causato che metà della terra sarebbe stata sempre illuminata e l’altra sempre buia. Tornando alla così detta lotta e dopo che Lucifero fu inabissato, le tenebre avrebbero preso posto sulla terra lasciandola, vacua e deserta. Al verso quattordici, ora, valutiamo la parola, Genesi 1:14” Poi”. Essa indica che è passato un certo tempo a noi sconosciuto, in cui, dopo il castigo che Dio diede a Lucifero, …lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Entra, così, in atto il verso quindici, ove Dio creò i lunari per separare il giorno dalla notte a noi conosciuti. Cronologicamente la rotazione della terra è incominciata dopo che Dio ha creato i lunari, infatti, è per il sistema solare che la terra gira su se stessa causando il giorno e la notte e poi girando intorno al sole forma le stagioni. Con la rotazione della terra, durante la notte, l’uomo si riposa dal suo lavoro. In questo modo, la terra è stata sottoposta agli effetti fisici che continuamente la muovono nell’evolversi del tempo. In riguardo ai continenti, nel principio erano tutti riuniti in un luogo, ora si trovano dispersi nella sfera del mondo, a causa del sole prima e della forza centrifuga, dopo

La terra informe

Genesi 1:2 La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.   

           Dopo la cacciata di Lucifero, la conformazione della terra cambiò dal suo stato di perfezione e divenne vacua e deserta per la ipotesi che vi sia stata una lotta, ovvero, Dio abbia punito Lucifero insieme ai suoi angeli ribelli. Importante notare che, dopo questa fase punitiva, Dio decise di sanare la terra cambiando la destinazione della precedente programmazione, tralasciando l’opportunità di poterla rifare ex nuova. Proprio quest’ultima iniziativa, nella quale Dio rinnova la terra, suscita una domanda spontanea che l’uomo si fa: se Dio, per suo principio caratteriale, fa ogni cosa nuova, Apocalisse 21:5 Allora colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio tutte le cose nuove, come mai in questo caso, trovandosi la terra in uno stato di desolazione e deserto, non abbia fatto nuova la terra? Dio ha fatto questa opera col proposito di rimediare alla disubbidienza di Lucifero e non di fare nuova la terra. Dio, realizzando, con un piano migliorativo, una creatura diversa dagli angeli, al termine del percorso progettuale terreno, sarebbe risultata d’essere superiore agli angeli. Da questo progetto, inizia, il ministero di Dio, di cui, è senza dubbio di difficile interpretazione ma che il fine è glorioso. Tuttavia, cerchiamo di capire, per quando sia possibile, di arrivare a dare un significato alla grande opera di Dio sull’uomo. Per prima cosa, ci accorgiamo che la creazione che Dio mette su, si svolge in tre fasi ai fini di costruire l’abitat dell’uomo che formerà sulla terra. Con la prima fase, Dio, struttura la conformità della terra, separando le acque dalle acque, cioè il mare dalle nuvole. La seconda, Dio, raccoglie le acque e fa apparire l’asciutto, cioè i continenti li ha posti tutti in un luogo, bilanciati dalla massa delle acque, la terza creazione si riferisce alla vegetazione e agli animali. Queste tre creazioni sono state anteposte, prima della creazione dell’uomo, per il fatto che, una volta apparso l’uomo egli avrebbe dovuto trovare le condizioni per sopravvivere, secondo il ciclo della produttività di questa terra. Ma quale scopo avrebbe avuto la creazione dell’uomo fatto con l’impasto dal fango della terra?  In questo caso, la materia assume una importanza strumentale per il fine che Dio potesse immettere nel corpo di terra, un’anima, diversa rispetto alla natura degli angeli. Essa rappresenta l’essere vivente dentro il corpo materia che ha la capacità di sopravvivere sulla terra usufruendo del suo lavoro e del prodotto della terra, mentre il soffio di Dio, sarebbe la vita che lo fa muovere in essa. Tutto questo procedimento divino, che nella sua complessità dovrebbe dar vita a una creatura sotto la protezione di Dio, che l’ha creato, si trova stranamente a fallire sotto il peccato. Quale potrebbe essere lo scopo che l’uomo sarebbe caduto in peccato se Dio stesso lo ha formato? Diciamo che il compito della esistenza dell’uomo su questa terra è grande per almeno due motivi: il primo è quello di conoscere il bene e il male e l’altro, quello che una volta nei cieli, giudicherà gli angeli. 1Corinzi 6:3 Non sapete che giudicheremo gli angeli? Per questo motivo Dio, forma l’uomo con le sue stesse mani e gli infonde il suo Spirito e non solo, ma lo crea alla sua immagine, rispecchiando in questo modo, la proiezione dell’immagine di Dio sulla terra. Genesi 1:26 Poi Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, …. Dio, nella sua misteriosa personalità, parla al plurale, facendoci intendere che la “Trinità”, al completo, era in atto per la formazione dell’uomo. Alla dichiarazione di esser stato creato a somiglianza e ad immagine di Dio, l’uomo viene formato trino. Detto questo, si necessita di far luce riguardo alla creazione dell’uomo, che secondo diversi scolari, affermano che esistano due creazioni, dal fatto che vi sono, almeno tre indizi che ci portano a sostenere tale ipotesi. Questi sono: il primo indizio è in Genesi 2:8 Dio il Signore piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato. Il secondo indizio, in Genesi 2:23 L'uomo disse: Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Il terzo indizio, Genesi 2:11.  Il nome del primo è Pison, ed è quello che circonda tutto il paese di Avila… e Genesi 4:16 Caino si allontanò dalla presenza del Signore e si stabilì nel paese di Nod, a oriente di Eden. Lì, poi trovò moglie. Stando così le cose, sul fatto che vi sia stata una prima creazione primordiale, si nota che sulle evidenze sopra richiamate, si discute che il rapporto affettivo tra l’uomo e la donna non fosse stato sentimentale, essendo che la coppia viveva allo stato selvaggio senza concetto di pudore o di unione familiare. Divenuta, popolo, esso viveva provando solo timore in Dio, ma non lo conosceva, come lo conobbero Adamo ed Eva. Da questo, si comprende il decreto di Dio che fece, in occasione della cacciata di Caino, che chiunque del popolo circostante al Giardino, avrebbe incontrato Caino con il segno che Dio gli aveva messo, non lo avrebbe dovuto uccidere. Ma c’è una postilla che ci fa capire che quel popolo, aveva solo timore di Dio, che chiunque lo avrebbe ucciso avrebbe ricevuto la pena sette volte più di Caino. Genesi 4:15 Ma il Signore gli disse: Ebbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui. Questa decretazione ci dice che la possibilità che qualcuno poteva uccidere Caino, sarebbe potuta accadere, dato il rapporto debole che avevano con Dio. Tuttavia, Caino fu accolto da quel popolo come un privilegiato di Dio, perché egli lo conosceva, per cui, Genesi 4:17 Poi Caino conobbe sua moglie, che concepì e partorì Enoc. Quindi si mise a costruire una città, a cui diede il nome di Enoc, dal nome di suo figlio, Caino, dal grande peccato commesso ha tratto un grande insegnamento di vita che gli si guadagnò la simpatia dei popoli vicini. Divenne, un uomo intelligente e rispettoso e si pensa che, in lui, non si sia mai spenta, l’immagine e il rimorso di avere ucciso suo fratello Abele. Da questa brutta esperienza, Caino, si umanizzò, mutando la sua visione di vita, tale che, nel costruire una città, mostrò grande generosità, quando diede ad essa il nome di suo figlio, Enoc. 

 

Il Giardino dell’Eden 

Genesi 2:1 Così, furono compiuti i cieli e la terra e tutto l'esercito loro.

           Il secondo capitolo apre chiarendo quello che Dio ha creato nella creazione “e tutto l’esercito loro” cioè angeli, spiriti, compreso l’uomo creato, maschio e femmina. Considerando, ora, come alcuni studiosi asseriscono, che vi siano state due creazioni, ci chiediamo: quali siano stati i motivi di questa doppia opera di Dio? Dai fatti e da quello che ha detto Adamo “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne” si desume che l’uomo e la donna della prima creazione non fossero compatibili, non per un errore di creazione ma per la cruda natura, in cui, essi si sono dovuti imbattere vivendo all’addiaccio. Lo stato selvaggio della natura richiedeva una tempra forte e poco sentimentale, la vita si svolgeva per sopravvivere e costruirsi un riparo dal freddo e una difesa dagli animali. Non vi era tempo per il sentimento, tranne per difendere la compagna dal pericolo e procreare, per cui, lo stato d’esistenza era molto simile a quello degli animali. Così, dopo un lungo tempo, Dio decise di prendere l’uomo da un luogo indeterminato della prima creazione e lo pose nel Giardino che aveva piantato.  Genesi 2:8 Dio il Signore piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato. Dato il modo primitivo di vita dell’uomo, vissuto per lungo tempo in un abitat impervio e lontano dal sentimento spirituale, Dio, decise di intervenire sull’uomo per passare alla fase successiva della sua esistenza.  Così, Dio, ha tratto l’uomo da quel mondo selvaggio e lo ha posto nel Giardino dell’Eden per studiarlo. Qui, si nota la parola per “studiarlo”, questo studio non fu altro che, un intervento correttivo che Dio fece all’uomo di rivelazione, tratto dal luogo desertico e senza un fine evolutivo per porlo nel Giardino, al fine di istruirlo alla conoscenza di Dio. Questo processo di istruzione durò del tempo, nel quale, Adamo, dalla sua posizione di uomo selvaggio, arrivò a parlare con Dio, essendo che in lui nacque una certa familiarità spirituale, tale che, ebbe a dire al Signore, in riguardo alla donna, questa “finalmente”. Adamo dopo il risveglio, fu consapevole della operazione che Dio fece, così, quando rispose in quel modo, finalmente, egli espresse la sua soddisfazione ma anche e soprattutto, la gioia di avere una compagna fedele. Ormai Adamo, aveva impresso nel suo cuore il sentimento della unione di un uomo e una donna, come l’esistenza di un corpo solo, mancava solo la pronunzia di Dio, per istituire il matrimonio. Dalla stessa carne dell’uomo, Dio ha creato la donna che sarebbe stata sua intrinseca compagna di sentimento e di conforto ma soprattutto di moglie, dato che, da quel momento, Dio istituì l’istituto del matrimonio. Ecco perché Adamo, esclamò questa finalmente è carne della mia carne.  E’ chiaro che Dio avendo creato l’uomo e la donna, essi erano diversi e più spirituali dei popoli che abitavano nel paese di Avila, situato nei dintorni di Eden. Nel momento, in cui, Dio infuse loro lo Spirto divino divennero “anima vivente”. Su questo evento, nasce una domanda: ci si chiede, quando essi, divennero anima vivente, nella prima o nella seconda creazione? Questo è un problema. Infatti, nel primo capitolo della Genesi, non è menzionata l’anima vivente, mentre nel secondo capitolo, è menzionata con riferimento alla prima creazione. Genesi 2:7 Dio il Signore formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente. Solo dopo, in Genesi 2:8 Dio il Signore piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato. E’ chiaro che se l’uomo che Dio aveva formato fuori e poi l’ha posto nel Giardino, era già anima vivente, come recita il verso Genesi 2:7, non si capisce, tuttavia, perché non vi è alcun riferimento nel primo capitolo sull’anima vivente. Da Genesi 2:7 e Genesi 2:8 si comprende che l’uomo era anima vivente già fuori dal Giardino. Per conseguenza anche la donna della prima creazione lo era. Il punto, ora da chiarire è questo: se Adamo era già anima vivente fuori dal Giardino, come era Eva che fu creata nel Giardino? In teoria non doveva essere anima vivente, tuttavia, essendo stata tratta da Adamo, divenne anche lei anima vivente per trasposizione. Ma il punto che si vuole evidenziare è che: essere anima vivente, non era la condizione necessaria e sufficiente, perché l’uomo avrebbe acquisito la salvezza, essendo che, era necessaria la incorruttibilità del corpo, per accedere nel regno di Dio, come quello che Gesù ebbe, come secondo Adamo. Da non confondere l’attribuzione della parola corpo, solo riferita al corpo materia, poiché esiste anche, il corpo anima dell’uomo, che è quello, specificatamente, che risorgerà all’ultimo giorno. Genesi 3:19 mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai. Cioè, è il corpo carnale che ritornerà alla terra, poiché, Dio farà ogni cosa nuova e, quindi, nulla di questo mondo sarà preso, essendo che, ogni cosa di questo mondo è contaminata dal peccato.

 

 

La seduzione del serpente

Genesi 3:1 Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il Signore aveva fatti.           

           La prima domanda che ci facciamo è la seguente: se Lucifero è stato buttato nell’abisso, chi era nel Giardino dell’Eden sotto forma di serpente? E’ chiaro che, per motivi divini, Dio fece il serpente il più astuto di tutti gli animali e che, se è stato punito con la pena di strisciare nella polvere, questo animale doveva essere non strisciante. I fatti ci dicono che esso non avrebbe avuto forma umana, poiché, gli unici umani erano Adamo ed Eva e che tutti gli animali ebbero un nome dato da Adamo. Se il serpente parlava, si suppone anche che, tutti gli altri animali parlassero la lingua unica come quella dell’uomo. Così, per ipotizzare il complesso mistero, cerchiamo di trovare qualche indizio nelle Sacre Scritture che ci possa aiutare a formare un’idea possibile su chi fosse veramente il serpente e i motivi della sua condotta. Se il serpente, che ebbe la condanna di strisciare per tutta la sua esistenza, fosse stato satana, non si spiegherebbe, come un serpente poteva essere in forma di angelo alla corte di Dio, insieme agli altri angeli. Jobbe 1:6 Un giorno i figli di Dio vennero a presentarsi davanti al Signore, e satana venne anch'egli in mezzo a loro. Questa lettura ci mostra che satana era un angelo in mezzo agli altri angeli alla corte di Dio. Egli era anche un sovraintendente che girovagava accertando le cose di questo mondo. Jobbe 1:7 Il Signore disse a Satana: Da dove vieni? Satana rispose al Signore: Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa. La parola dal passeggiare per essa, che altre versioni traducono controllare o viaggiare, indica uno specifico compito assegnato a satana e dal quale compito, satana risponde a Dio, del suo servizio non mostrando nessuna stortura o confidenza, poiché, egli non poteva rispondere a Dio scherzando o tergiversando. Quindi, egli aveva uno specifico compito, poiché specifico era il suo potere. Infatti, ciò è dimostrato da una attenta lettura su, 1Croniche 21:1 Satana si mosse contro Israele, e incitò Davide a fare il censimento d'Israele. Ecco che il serpente che aveva ricevuto la condanna di strisciare perennemente, non poteva agire come angelo distruttore mandato da Dio, sia nei confronti di Davide che nei confronti di Jobbe ed anche, come si osserverà, in altre missioni. Quindi il serpente del Giardino di Eden, chi era? Prima di rispondere con un’ipotesi plausibile, dobbiamo fare una premessa. Se da un lato, Lucifero fu sprofondato nell’abisso, secondo Isaia 14:12 Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell'aurora? Lucifero, non poteva trovarsi nel Giardino, poiché, contrasterebbe il fatto che da una pena, Dio, gli avrebbe dato il privilegio di entrare nel Giardino. Né tanto meno, poteva essere satana, in persona, poiché non è menzionato nei versi del colloquio con Eva. Chi poteva essere, allora, il serpente? Come abbiamo visto, Dio diede delle condanne a Adamo ed Eva, riferibili a personaggi carnali così, come abbiamo visto, al serpente che era un animale, ha dato pena carnale. Diverse, invece, sono le condanne per gli angeli, di cui, ci riferiamo a quei ribelli che furono sotto la potestà di Lucifero. Tuttavia, considerando che nel corso del ministero di Dio, satana è stato parte attiva ed è stato spesso artefice di concessioni e permessi dati da Dio, vedi Jobbe 1:6.  E ‘chiaro che quando il serpente parlò, era satana che suggeriva al serpente cosa dire. Da ciò si suppone, che satana, sia entrato nel serpente e che lo abbia fatto parlare intorno alle Scritture, infatti, il serpente, in se stesso, non poteva conoscere le Scritture, poiché sarebbe risultato, allora, più sapiente di Adamo, il quale, invece, Dio gli aveva dato la facoltà di dare i nomi agli animali, come renderli a lui sottomessi. Infatti, come Adamo ed Eva, ebbero una pena terrena anche il serpente ebbe una pena terrena, quella di strisciare sulla polvere per tutta la sua vita. Se fosse stato satana, certamente, avrebbe avuto una pena diversa, di cui, non ne conosciamo né la forma né il valore spirituale. Il fatto, se crederci o no, è stato simile a quello che successe, quando Gesù ebbe fame e l’albero di fico gli avrebbe dovuto fornire il frutto fuori stagione ma preferì ascoltare la voce di satana, per cui, non glielo diede e per questo motivo, Gesù, lo seccò all’istante o il caso di Pietro, che aveva offerto la sua vita per il Maestro e Gesù gli disse vai via satana. La domanda che ci facciamo, è questa: perché Dio, permise che Adamo ed Eva fossero tentati da satana, se Dio aveva fatto il Giardino come luogo perfetto e di privilegio per far vivere la nuova creazione?  Dobbiamo ricordarci la preghiera, detta da Gesù, quella del Padre nostro, che ad un certo punto dice, non indurci in tentazione. E’ chiaro che se tutto va e deve andare secondo la volontà di Dio, anche quella di tentare Adamo ed Eva era nel piano di Dio. Infatti, Genesi 2:9 Dio il Signore fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male, è stato, un preciso progetto di Dio, di piantare i due alberi nel mezzo del Giardino, i quali, erano vicini l’un l’altro. Quale poteva essere il motivo è un mistero, tuttavia, si possono avanzare diverse ipotesi. Una, sul fatto che l’albero della vita sia menzionato prima, mostrerebbe la volontà di Dio, di donare la vita, come sua prima espressione di amore, alla creatura che avrebbe osservato il sistema organizzativo che Dio aveva fatto nel Giardino, l’altra ipotesi, sottintendeva la capacità dell’uomo di osservare un comando, che fungesse da legge, poiché, Dio non ha mai dato una libertà incondizionata, senza aver presentato benedizioni e maledizioni. Questo principio divino, chiarisce che alla libertà di vivere ad anima vivente, Dio, pose l’albero della vita, mentre, al libero arbitrio, Dio pose l’albero della conoscenza del bene e del male. La presenza dell’albero della conoscenza costituisce, da un lato, l’avvertimento di un limite della libertà, dall’altro, se il frutto fosse stato mangiato, avrebbe fatto conoscere all’uomo la natura della sapienza nella sua complessa unità, del bene e del male e che lo avrebbe anche posto nelle condizioni di potersi difendere dalle forze avverse, in virtù, della conoscenza acquisita ma anche di incontrare la morte. Il bene e il male, posti da Dio, identificano le virtù di positività e negatività che l’uomo deve conoscere ed esercitare nella terra per essere in grado di organizzare una società progressiva e riempire la terra e soprattutto, divenire idoneo a giudicare gli angeli del cielo nel futuro stato di incorruttibilità. Se Adamo ed Eva mangiando del frutto della vita sarebbero vissuti come anime viventi, in perpetuo, dopo la trasgressione, fase prevista e valutata da Dio, persero lo stato di anima vivente ma, in uno stato di maggiore visione, acquistarono quella della conoscenza. Da quella perdita, usciti dallo stato semidivino di ingenuità angelica sono entrati nel nuovo mondo carnale della realtà materiale, che altro non è che, base necessaria per giudicare gli angeli. Quindi Adamo ed Eva, sono diventati strumento per la comparizione della dimensione del tempo e della morte. Se questo passaggio sembrò essere, per la conseguenza della disubbidienza un fallimento, indirettamente, è diventato presupposto della discesa di Gesù sulla terra per salvare l’umanità dalla morte e dargli l’idoneità per la vita eterna. Ma considerando, ora, la figura del serpente che nel Giardino esercitò una funzione, a dir poco, misteriosa, la prima considerazione da fare è: se il serpente fosse stato Lucifero o esso era satana o ancora, essendo l’animale il più astuto fra tutti gli altri, fu impossessato da satana, Dio parlò, nel momento della condanna, col serpente e non con satana, poiché egli, in quel momento, era strumento di Dio. Notiamo, in questo brano che il flusso spirituale, di satana che si è incorporato nel serpente, si esplica in modo sinuoso e impercettibile da manipolare facilmente l’intimo umano a fargli cambiare rapidamente la promessa data a Dio. In questo contesto, si nota che la risposta di Dio verso il serpente è perentoria e si riferì all’animale. In riguardo alla figura dell’albero della conoscenza, l’uomo si trova, senza che lui ne abbia avuto cognizione di fatto, a scegliere opportunità positive e negative, in altri termini, a Adamo, Dio diede il libero arbitrio o seguire le vie di Dio o le vie tenebrose, essendo stato posto a centro di esso. Quindi, il nostro corpo o meglio dire la nostra personalità rappresenta l’albero vivente della conoscenza del bene e del male e il cuore è quello che decide le opportunità della nostra vita. Questo bilanciamento di scelta, fin quando l’uomo stava nel Giardino, non aveva preoccupazione di scelta che guardare solo la via di Dio, essendo immune da ogni effetto malefico. Tuttavia, queste condizioni, necessariamente dovevano assumere un cambiamento per il raggiungimento dello scopo, affinché Dio potesse preparare l’uomo ad entrare nel suo regno, come generazione superiore agli angeli, che Dio, si era proposto dal principio. Allora, non fu un caso che Dio piantò l’albero della conoscenza del bene e del male, ma un preciso motivo per modellare l’uomo e renderlo idoneo a rimpiazzare quegli angeli ribelli che si erano allontanati da Lui.  Il fatto che Adamo peccò, per avere mangiato il frutto della conoscenza del bene e del male, secondo una diversa scuola, non sarebbe da attribuirlo totalmente ad Adamo, poiché, se ciò fosse accaduto di sua iniziativa, cioè, senza l’intervento del serpente, l’azione di disubbidienza di Adamo avrebbe potuto essere considerata come una sua infrazione, la quale, contrasterebbe il principio della perfezione dell’Eden come luogo puro creato da Dio, nel quale, l’uomo avrebbe dovuto prosperare. Ritenendo che Dio, di fronte alla grave colpa di fratricidio di Caino, non scelse la morte del fratello ma preferì di dargli un segno, allontanandolo dal Giardino, si suppone che Adamo, in quella circostanza che mangiò il frutto, trasgredendo a un comando perentorio di Dio, avrebbe potuto avere una giustificazione per la sua condizione della nuova esperienza. Infatti, Dio avendo piantato l’albero, questo, sarebbe risultato pietra di inciampo per Adamo e che, per tal motivo, poteva essere perdonato. Tuttavia, Adamo peccò non tanto per avere mangiato il frutto, che l’azione poteva essere giustificata ma piuttosto, per il fatto di avere ascoltato la creatura e ignorando Dio, Genesi 3:17 Ad Adamo disse: Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne…..Nella conclusione dei fatti, se nell’avere creato l’uomo, Dio disse di averlo fatto alla sua immagine e somiglianza, nulla avrebbe tolto all’uomo se avesse prima o poi conosciuto il bene e il male, poiché, questo era il fine del ministero di Dio, quando pose l’albero della vita e quello della conoscenza. Consideriamo, ora, il verso, Genesi 2:22 Poi Dio il Signore disse: Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. La similitudine che segue, rispecchierebbe il significato del verso soprascritto: come l’aquila, dopo avere svezzato i suoi piccoli, li obbliga a volare, facendo lasciare per sempre il loro nido, così l’uomo, assistito nel Giardino, Dio, lo fa uscire per accompagnarlo alla esperienza e alla conoscenza terrena per renderlo idoneo al raggiungimento della vita eterna. Quindi, non è poca cosa che l’uomo soffre in questo mondo, poiché, a ogni dolore che lui riceve corrisponderà un privilegio guadagnato nel regno di Dio.  Ritornando al significato dei due alberi che Dio ha posto nel Giardino, ci si domanda, quale possa essere stato il motivo? L’albero della conoscenza del bene e del male, Dio lo ha posto accanto a quello della vita, poiché, insieme a quella della vita, rappresentano e rispecchiano la perfezione dell’uomo fatto ad immagine di Dio sulla terra, ma ancora più intrigante è sapere il perché, quando l’uomo fu cacciato dal Giardino, non potette più mangiare del frutto dell’albero della vita, se prima poteva mangiarlo? A parte il peccato della disubbidienza, che sappiamo che doveva accadere, cosa era cambiato nel piano di Dio? Si suppone che quando Adamo mangiò del frutto dell’albero del bene e del male, Dio disse: che l’uomo era diventato come uno di noi. A queste condizioni dell’uomo, divenuto a somiglianza di Dio, se avesse anche mangiato il frutto dell’albero della vita, dopo essere stato cacciato, sarebbe divenuto eterno. Questa condizione non sarebbe stata conforme al piano di Dio, poiché, l’uomo deve diventare eterno, solo nel regno di Dio. Per questo motivo Dio ha messo due Cherubini all’entrata del Giardino per impedire l’uomo che entrasse. Tuttavia, il tentativo che l’uomo possa entrare nel Giardino e mangiare del frutto dell’albero della vita, esiste, ma pur, Dio avendo accresciuto la conoscenza dell’uomo, essa è mantenuta di gran lunga inferiore perché l’uomo possa sfondare il passaggio del Giardino. Dobbiamo, comunque dire, che se la morte sembra essere la pena distruttiva per l’uomo, essa è necessaria, affinché, Dio la tramuti come strumento di passaggio a vita eterna.

 

La condanna eterna

Genesi 3:15 Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno.

           Questa sentenza non è di facile interpretazione, tuttavia, dopo aver letto le Sacre Scritture, possiamo fare un tentativo di una ipotesi che possa avvicinarsi al probabile significato. Certo è che il soggetto a cui si riferisce la profezia, è Gesù. La donna menzionata, che comunemente si associa a Maria madre di Gesù, può non essere il riferimento corretto, per il fatto che si parla di progenie, (che in realtà è discendenza), del serpente e della progenie della donna, non essendo identificati né l’uno né l’altro è da considerarli con riferimento spirituale. La progenie del serpente, che si riferisce agli spiriti del male, sebbene non sia osservabile, essa esisterà fino alla fine dei tempi. Per conseguenza, del riferimento spirituale, anche la progenie della donna è spirituale, la quale, non può essere riferita a Maria, essendo che nessuno le ha ferito il calcagno prima di morire, essendo che, Dio, l’ha scelta vergine mortale. Chiariti questi punti cardini, cominciamo a riflettere chi possa essere la donna, essendo Gesù il soggetto del ministero di Dio. A Gesù è associata la chiesa di essere la sua sposa. Efesini 5: 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Quindi la chiesa, come donna spirituale, resisterà agli attacchi della progenie del serpente, senza che egli possa corromperla, tuttavia gli attacchi della progenie del serpente le feriranno il calcagno, cioè, alla chiesa non gli permetterà di fare un cammino facile ma che sarà ferita dai numerosi martiri, che per amore di Gesù, offriranno la propria vita. Essi rappresentano il piede della chiesa e, quindi, della donna. La chiesa scaccerà il capo alla progenie del serpente, essendo che le porte dell’inferno non possono sconfiggerla, tuttavia, per le sue lividure, potrebbe indebolirsi se Gesù, al momento del suo ritorno, non la salverebbe e la portasse in cielo.

 

Caino e Abele

Genesi 4:1 Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: Ho acquistato un uomo con l'aiuto del Signore. 2 Poi partorì ancora Abele, fratello di lui. Abele fu pastore di pecore; Caino lavoratore della terra.    

           Da questo punto, in poi, l’uomo inizia il viaggio del ministero di Dio, che lo porta a strumentalizzare la terra e tutto ciò che Dio ha creato per agevolare la sua esistenza. L’uomo diviene cosciente della sua realtà terrena ma resta inconsapevole del suo futuro, per cui, ha costantemente bisogno dell’aiuto di Dio. La sua capacità intellettiva diventa il mezzo primario per progredire e riconoscere il suo Dio. Così, egli incomincia ad attivare il primo comandamento di Dio, quello di moltiplicare e riempite la terra. Adamo, allora, conobbe Eva, che concepì due figli. Il primo fu Caino, che fu benedetto da Eva che disse, ho acquistato un uomo con l’aiuto di Dio. Tuttavia, sembra strano che nessun ringraziamento lei offrì a Dio, quando partorì Abele. Questo fatto di mancata benedizione, con una sottil veduta, si intravede una somiglianza con Gesù, il Cristo. Isaia 53:3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Come Caino, padrone dei campi uccise Abele, umile pastore di gregge, l’uomo uccise Gesù, Pastore di uomini. Così, come Abele, umile e innocente, è stato sacrificato per l’offerta a Dio, Gesù, umile e giusto, mori sulla croce sacrificatosi per la salvezza degli uomini e che il suo sangue salva, se si è pentito, anche chi crudelmente lo trafisse, poiché, l’uomo continua a non sapere quello che fa. Con queste premesse, si raffigura lo scopo della missione di Gesù, che volontariamente ha assunto il volto del martirio fino ad affrontare la morte per dar la vita all’umanità. La chiesa rappresenta Abele, senza macchia e senza peccato, sottoposta al sacrificio del martirio, per il solo fatto di raffigurare il corpo di Gesù Cristo. Il rapporto di Caino con suo fratello Abele, figli della prima coppia, se potevano essere esempio di armonia e amore, pur sorse in Caino una efferata gelosia che lo condusse ad uccidere il proprio fratello, sulla base della qualità dell’offerta che ciascun fratello presentava al Signore. Per prevenire questa difficile situazione, Dio parlò a Caino e gli disse, Genesi 4:7 Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo. Il Signore dettò la regola di comportamento sulla

terra lasciando intendere che il male è protagonista rilevante nell’interferire sulla volontà dell’uomo e sulla sua salute ma anche su ogni tipo di disastro della natura. L’agire male mostra che l’uomo ha dato posto a satana di fare il suo corso distruttivo nella propria vita, avendo egli potere di traviare l’uomo se gli è permesso da Dio. A tutto questo, Dio, come ha fatto con Caino, dà a tutti noi un consiglio vitale, quello di dominare il male. In questo modo l’uomo acquista una forza equilibratrice di esistenza terrena che lo porta pian piano all’idoneità divina. In riguardo a Caino e Abele, ognuno di loro sentiva nel cuore di ringraziare il Signore, essi si prodigavano chi meglio offrisse la primizia al Signore, tuttavia, dalla buona fede che regnava in loro, il seme del male trovò terreno fertile nel cuore di Caino. Da questo, ci si fa la domanda, come è possibile che Caino benedetto dalla madre, per avere acquistato un uomo con l’aiuto di Dio, a differenza di Abele che non ricevette alcuna benedizione, possa essere stato un fratricida?  La morte di Abele apre una grande riflessione umana che ci conduce a considerare il significato della sua offerta e il valore della sua innocenza. L’amore che Abele nutriva per Dio, era incondizionato e il suo cuore era sincero e non vi erano ombre di male nei suoi pensieri, infatti non considerò di fare una scelta ipocrita o di interesse, ma offrì il meglio che aveva dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. Caino, ambigua persona, che pur avendo offerto i frutti della sua terra, non specifica la scrittura se essi fossero primizia. Proprio nell’offerta, egli mostrò il suo carattere poco sincero che ostentando il suo amore verso Dio, contrastava il rapporto di amore con Dio. Comunque, considerando che Caino, non comprendesse la gravità di quello che aveva fatto, Dio non lo ha fatto perire. Genesi 4:11 Ora tu sarai maledetto, scacciato lontano dalla terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. In questo caso, Dio è stato specifico nell’esporre il significato della debolezza dell’uomo, che si deve guardare dal male che sta dietro le sue spalle e dominarlo.  Così, quella primizia che Caino tolse a Dio, a sua volta Dio, gli tolse i frutti per tutta la vita. Genesi 4:12 Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra. Siamo di fronte ad un giudizio di Dio che varia a seconda i casi. Se a Adamo Dio diede la pena del duro lavoro a Caino non gli ha dato nemmeno i frutti del duro lavoro, tuttavia, vediamo che l’amore di Dio ha predominato, poiché, non ha fatto perire Caino. Genesi 4:13 Caino disse al Signore: Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Vediamo che Caino non perde il senso di ribattere e di lamentarsi a Dio, sottovalutando il grave peccato commesso, quello di avere ucciso suo fratello. La sua indole ribelle, non si fermerà nel tempo e dalla sua stirpe usciranno generazioni che si opporranno alla legge di Dio. Tuttavia, Caino, in questo frangente, riconosce Dio e il bisogno del suo aiuto e se da un lato, a cuor leggero, commise un infame delitto, mostrando un istinto acerbo e selvaggio, pur il timore e la necessità di avere il contatto con Dio non cessarono di esistere nel suo cuore. Per questo motivo, forse, Dio, gli pose un segno, affinché, chi lo avrebbe riconosciuto come assassino, non lo avrebbe ucciso, essendo che portava a dosso la maledizione di Dio.  Genesi 4:16 Caino si allontanò dalla presenza del Signore e si stabilì nel paese di Nod, a oriente di Eden. E’ chiaro che Caino, allontanatosi dalla presenza del Signore, non ebbe nessun contatto con Dio. Egli, prese moglie nel paese di Nod, un popolo fuori di Eden, i suoi interessi e i suoi sentimenti si uniformarono a quel popolo che non conoscevano Dio come lo aveva conosciuto lui. Per questo, divenne capo stipite di un grande popolo che si stanziò fuori dall’Eden. Gensi4:25 Adamo conobbe ancora sua moglie ed ella partorì un figlio che chiamò Set, perché, ella disse: Dio mi ha dato un altro figlio al posto di Abele, che Caino ha ucciso. Questa volta è Adamo che ringrazia Dio di avergli dato un figlio che gli pose nome Set. Non sappiamo cosa egli facesse, ma si suppone che abbia preso il posto di Abele, come pastore. Genesi 4:26 Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. Allora si cominciò a invocare il nome del Signore. A questo punto, nel cercare di capire cosa sia successo, apriamo diverse teorie, sforzandoci di ipotizzare il corso dei fatti. Quando è nato Set, la famiglia di Adamo era composta da tre persone, dopo, Adamo ebbe figli e figlie di un numero imprecisato. La questione che si apre è questa: con chi Set si sia unito per generare la sua discendenza? E gli altri figli e figlie, con chi si unirono? Non sembra scandaloso se si pensi, che nel principio vi sia stato un incesto tra i figli di Adamo, poiché un esempio di tale anomalia è successo con Lot e le sue due figlie.  Genesi 19:31 La maggiore disse alla minore: Nostro padre è vecchio, e non c'è più nessuno sulla terra per mettersi con noi, come si usa in tutta la terra. 32 Vieni, diamo da bere del vino a nostro padre, e corichiamoci con lui, perché possiamo conservare la razza di nostro padre. La stessa cosa antecedentemente si suppone che sia successo con i figli di Adamo. Se i figli siano stati dai 14 ai 140, l’incesto, viva via, andò a scemare. Se, più che probabile, ciò, possa essere un chiarimento possibile, ne sorge un altro che, in apparenza, sembra enigmatico ma che invece può essere chiarito alla stessa tregua di questo. L’altra inspiegabile situazione sulla procreazione è quella che leggiamo di seguito: Genesi 4:5 Questo è il libro della genealogia di Adamo. Nel giorno che Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio; 2 li creò maschio e femmina, li benedisse... La parola genealogia, ci presenta due ipotesi sulla procreazione primordiale: nella prima ipotesi, se Adamo è stato il primo uomo, non avrebbe una genealogia, poiché, il primo uomo non può avere genealogia, ma una discendenza. Tuttavia, essendo stata richiamata la sua genealogia, essa si riferisce ai suoi padri della prima creazione, per il fatto che, Adamo fu preso da Dio da un luogo della terra e posto nel Giardino di Eden per essere studiato.

 

Nascita di Set

Genesi 4:25 Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. Allora si cominciò a invocare il nome del Signore.

           Questi versi ci affermano che dopo la cacciata dal Giardino, non era invocato il nome del Signore né da Adamo né da Eva né dai lor figli Caino e Abele. Se non fu, da loro, invocato il nome di Dio, come possiamo comprendere l’offerta che Caino e Abele facevano a Dio? Ed ancora, come spiegare il fatto che, Caino parlò con Dio fuori dal Giardino, prima e dopo il peccato? Se Dio era presente con Adamo ed Eva, già quando Egli scendeva alla sera e passeggiava nel Giardino, come mai, non era invocato fuori dal Giardino? Adamo ed Eva, nel Giardino, erano consapevoli di Dio e della sua potenza perché lo vedevano di presenza e, per tale ragione, non v’era l’obbligo di adorarlo, essendo che, per loro Egli era come un vero padre, come saremo anche noi nel suo Regno, che non adoreremo più il Signore ma saremo suoi fedeli sudditi. Nel Giardino, a differenza del Regno di Dio, Adamo ed Eva, non adoravano Dio, poiché, erano ingenui e non avevano mangiato, ancora, il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, quindi, avevano il privilegio di vederlo per quello che è. Cosi, fuori dal Giardino, avendo loro acquistato la conoscenza, ebbero la consapevolezza di riconoscere Dio, come Creatore. L’invocazione a Dio, quindi, non fu una condizione dettata da Dio ma fu la coscienza che li mosse ad invocarlo, come Dio, e non più considerarlo come padre terreno. Diverso fu, invece, il sentire dei popoli della prima creazione, che non potevano invocare Dio perché non avevano le condizioni per una coscienza spirituale di lodare il Creatore, ma avevano paura per il fatto oggettivo di essere creatura umana ma non spirituale. Fu, dopo aver mangiato il frutto della conoscenza, che l’uomo incominciò il percorso terreno che lo immise nelle vie del sacrificio e della consapevolezza e responsabilità ma anche e soprattutto, a riconoscere il suo peccato di fronte la santità di Dio. L’uomo, divenuto sensibile alla realtà divina, cominciò ad invocare il nome del Signore, nel momento di bisogno e in ogni cosa che costruiva per la sua gloria. La discendenza del Set, capostipite, cominciò a adorare il Signore riconoscendolo come il Creatore di tutte le cose. Tuttavia, parallelamente al credere in Dio dei discendenti di Set, i discendenti di Caino contrastarono Dio e divennero idolatri. Nello stesso tempo, secondo la nostra veduta, si mescolarono i due popoli e da quel momento, iniziò il degrado dell’umanità che ebbe il suo culmine corruttivo nel capitolo sei della Genesi, ove Dio, si pentì di avere creato l’uomo. Considerando la manifestazione di Dio e la compiuta ragione della consapevolezza del popolo di Set, alla realtà di Dio, come è stato possibile che si sia allontanato da Dio, divenendo corrotto e violento? Quali possono essere stati i motivi?  Dobbiamo fare una premessa: l’uomo, da quello che abbiamo letto nella Genesi si trova al centro dell’albero della conoscenza del bene e del male, il suo volto è posizionato verso il bene, mentre alle spalle vi è il male. Genesi 4:7 …. il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!  Da questo si intende che a un piccolo segno di debolezza il male prende possesso del cuore e cambia la mente, ma l’uomo ha la possibilità di dominarlo.  Ritornando al popolo di Set, che invocava il nome del Signore ma mescolato agli idolatri, si allontanò dal Signore, rispecchia i nostri giorni, ove il popolo Cristiano, si sta allontanando da Gesù. I popoli stanno accogliendo a braccia aperte il male che sta dietro le loro spalle disconoscendo le promesse del Creatore e la sua potenza. La stessa lontananza la vediamo nel capitolo sei della Genesi, e ci rendiamo conto come i fatti si ripetono. Quali motivi consequenziali ne possiamo trarre da queste due corruzioni del capitolo sei della Genesi e la corruzione di oggi? Considerando gli eventi narrati nella Apocalisse, possiamo dedurre a modo di ragione razionale, un parallelo con i fatti del passato.  Se alla corruzione dei tempi biblici, in cui, Dio si pentì di avere creato l’uomo e agì con la distruzione totale dell’umanità, con la corruzione di oggi, Dio, reagisce con i fatti descritti nella Apocalisse. Tuttavia, si possono fare altre riflessioni, causati dai motivi della corruzione e della potenza militare di oggi che può provocare la fine del mondo. Da questa possibilità diciamo che se per la corruzione dell’umanità di allora, di popolazione inferiore a quella di oggi, Dio, intervenne, suo malgrado, con la distruzione totale dell’umanità, dobbiamo affermare che, il mondo di oggi, non ha imparato la lezione, per cui, Dio non interverrebbe con lo stesso metodo di distruzione, scaturito dalle sue mani o dalla sua potenza, come fece col il diluvio, sebbene potrebbe anche farlo, ma come stanno le cose, ci accorgiamo che il suo volto è diretto altrove ed ha voltato le spalle a questa umanità che continua il suo corso distruttivo. Questo è quello che possiamo leggere se si avverasse una guerra mondiale, per la quale, l’uomo potrebbe essere completamente distrutto con le armi fabbricate da lui stesso. Tuttavia, è scritto che al momento massimo interverrà, Gesù, a salvare l’umanità e, quindi, la sua chiesa, che altrimenti perirebbe. In altri termini se prima, con poca popolazione, Dio intervenne con la sua distruzione, ora, con la grande popolazione, Dio, abbandonerebbe l’umanità alla distruzione di se stessa. Ma grazie al suo immenso amore, il suo intervento salverà i credenti in Dio. 

 

I figli di Dio

Genesi 6:1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, 2 avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte.

           Se da un lato, nel diverso stato d’esistenza della prima creazione, Adamo, poteva fare quello che voleva, ora, trovatosi nel nuovo sistema privilegiato del Giardino di Eden, nel quale, abitava la vita e ogni cosa pura, non si rese conto che Dio avrebbe preteso l’osservanza di una norma. Così, con la sua caduta, si trovò ad essere maledetto e messo fuori dalla perfezione, con la conseguenza che la sua generazione si sarebbe moltiplicata nel mondo con il seme del male, perdendo sia la saggezza di comprendere il divino sia di ricevere la sua benedizione. Da questo irregolare inizio, gli uomini cominciarono a moltiplicarsi, in modo rapido, sulla faccia della terra ma, con la stessa rapidità, trascurarono l’insegnamento della legge di Dio, tale che, con l’andar del tempo, scemò dal loro cuore anche il timore di Dio, preferendo alla sua legge la lascività e l’idolatria. Su questa evoluzione trasgressiva, come un accadimento collaterale degli eventi, apparvero i figlioli di Dio, ritenuti essere gli angeli, i quali, incarnatosi negli uomini, causarono una deviazione del processo umano con conseguenze positive e negative. Essi con libertà d’azione, scelsero le figlie degli uomini che ritennero essere le più belle e procrearono una razza di giganti, uomini famosi e intelligenti. La conseguenza che venne fuori dalla nascita di quegli uomini fu che, essendo famosi e di grande intelligenza, indirettamente rallentarono il processo del ministero di Dio della salvezza dell’uomo, allungando i tempi della fine, perché la corruzione si sarebbe spostata in un tempo più lungo per la loro affinità divina. Genesi 6:3 Il Signore disse: Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi, centoventi anni. Il fatto che Dio abbia deciso di accorciare la vita dell’uomo, sembra potersi riferire ad un suo pentimento, poiché, il Signore, non vedeva più la proporzionalità della fede dell’uomo con il privilegio della lunghezza di vita. Ecco che Dio si pentì di avere concesso all’uomo lunga vita. Quindi, questo suo pentimento non deve essere interpretato ad un errore di valutazione del carattere dell’uomo, se, Dio, al momento della sua creazione, disse che fu cosa buona, ma il suo pentimento si manifestò dopo la caduta dell’uomo. E’ stato questo peccato, che ha causato la restrizione della vita e non il pentimento di Dio di avere concesso all’uomo, disattentamente, lunga vita e poi l’abbia ristretta. Cioè, Dio non ha sbagliato a creare l’uomo dandogli lunga vita, ma è stata la corruzione dell’uomo che ha fatto scattare la decisone di Dio a restringere il tempo della sua vita a centovent’anni. Questo atto mostrò che Dio poteva anche aggravare la pena per l’uomo, essendo la sua potenza universale. L’umanità, tuttavia, non tenne conto di quella punizione, forse nemmeno se ne accorse e come oggi si attribuiscono molti eventi alla scienza, allora, chi sa, cosa pensarono gli uomini che fosse. Se ne deduce che la corruzione, lo stesso si allargò in tutto il mondo, mentre la pazienza di Dio, cominciava ad esaurirsi.

 

La terra piena di violenza

Allora Dio disse a Noè: Nei miei decreti la fine di ogni essere vivente è giunta, poiché la terra, a causa degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra.

           Questo decreto, espresso con tassatività suscita, a prima lettura, un certo che di perplessità, essendo che Dio, nella creazione dell’uomo, ha inserito ogni sua armonia facendolo a sua immagine e somiglianza e, alla fine, ha dichiarato che ogni cosa era buona. La mente umana si smarrisce nell’individuare il limite della pazienza di Dio, pensando che essa possa scadere a causa della violenza perpetrata nei nostri giorni. Ancor di più, ci si chiede, se la terra è stata piena di violenza, per colpa degli uomini, perché avrebbe dovuto subire la distruzione simile all’uomo? Ci riferiamo al diluvio, ove le forze della natura sono state sconvolte, quasi come ree di concausa di colpa. Per individuare i motivi, che non sono di facile percorso, tentiamo di confrontare, alcune azioni divine che per la loro severità la natura ha subito la pena. Come ipotesi, consideriamo l’episodio della lotta di Dio con Lucifero, ove la terra rimase vacua e deserta, come se fosse stata anche lei in lotta con Dio, essendo che, come elemento estraneo poteva rimenare immune dal disastro. Nel tempo del nuovo Testamento vediamo la reazione punitrice di Gesù sulla natura, ci riferiamo al fico seccato, ove notiamo la decisione della Parola creatrice, di distruggere il frutto della terra. Se nella prima vicenda, si suppone che la natura ascoltò la voce del nemico e nella seconda, la natura non diede il frutto fuori stagione al Creatore essa, ricevette la punizione adeguata. Se ne deduce che, lo Spirito di Dio, girando intorno al mondo creato, considerò come potesse perfezionare la terra distrutta per la sua punizione. Caso simile si è avuto, quando Dio decise di distruggere l’umanità, per cui, lasciò Noè e i suoi famigliari per rinnovare l’umanità. Il fatto che esiste una correlazione tra il mondo che subì la deformazione e l’uomo, è dedotto dai versi: Romani 8:19 Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio. Da questo si argomenta che la creazione, compresa la terra, contribuisce e collabora con la vita dell’uomo e può fare delle scelte. Nel caso dei tempi di Noè, Dio, per arrivare alla decisone di distruggere l’umanità, deve aver perso la pazienza come ai tempi di Lucifero. Tuttavia, come Egli girò attorno alla terra vacua, per sanarla, ora, la sua pietà per l’umanità gli fa adoperare il suo amore.  Fu in questo momento che Dio, prima di agire, diede uno sguardo al mondo se potesse ancora recuperarlo ma la malvagità dell’umanità era arrivata al punto di rottura, che portò Dio ad una decisone drammatica, quella di distruggerla insieme al mondo. Ecco che, sia per la pietà che per l’amore della sua opera, Dio cercò, di salvare il salvabile, cioè trovare un uomo giusto con la sua famiglia per iniziare una nuova era. Ci accorgiamo che per quel misterioso legame che vi è tra uomo e terra, Dio, nel salvare l’umanità ha sconvolto di nuovo la terra, spostando il suo asse, ha fatto accadere il diluvio, rimanendo l’arca l’unica salvezza al mondo. Per altro, anche l’arca dell’alleanza è stato il mezzo di protezione del popolo di Israele dagli attacchi dei popoli pagani di tutto il mondo. Se l’arca di Noè e quella di Israele, ove in quest’ultima, era custodito la Gloria del Signore, sono salvezza per chi si tiene spiritualmente dentro nell’una e vicino all’altra, l’uomo avrà scoperto la via della vita in Gesù.   Ritornando, ora, alla decisione di Dio di distruggere l’umanità, ci chiediamo, se dopo la lotta con Lucifero, la terra fu ridotta ad essere vacua e deserta, era necessario che Dio, per la corruzione degli uomini, traumatizzasse ancora la terra? La domanda sarebbe conseguentemente logica se non considerassimo che Dio si pentì di avere creato l’uomo, Genesi 6:6. Il pentimento di Dio, sebbene sembrò essere in contraddizione con il suo carattere e infallibilità, si manifesta nei fatti biblici in diverse occasioni: Amos 7:6 Il Signore si pentì di questo. Neppure ciò accadrà, disse il Signore, Dio. Se l’uomo può pentirsi di avere fatto il bene o il male, poiché proiezione del divino sulla terra, lo stesso, Dio, in chiave divina può pentirsi per le sue azioni. Questo stato sentimentale di Dio, ci accorgiamo che abroga ogni principio di giustizialismo divino, cioè, al suo pentimento viene, in atto la misericordia di Dio, che è la volontaria dimenticanza del fatto. Per cui, Dio, dopo una riflessione di amore, tira fuori l’uomo dal fuoco come se fosse un tizzone scampato al fuoco. In questo caso, in oggetto, la pena è prodotta dal rancore verso l’uomo che a causa della estrema corruzione, Dio, si propone di distruggere l’umanità, che altro non è che la delusione ricevuta, per aver posto fiducia all’uomo e promessogli protezione. Quindi, la condizione scatenante che fa perdere la pazienza di Dio è la corruzione, altrimenti identifica come depravazione o lascività, le quali, sono l’opposto della virtù e della santità. Quello che ci lascia sorpresi è come l’effetto consequenziale della corruzione dell’uomo, possa colpire la terra. Genesi 6:3… io li distruggerò, insieme con la terra. Questa conseguenzialità di assorbire le sorti dell’uomo è un danno che riceve la terra, indirettamente, perché vittima di un fatto altrui. Come materia appartenente alla natura creata da Dio, riceve le pene sia come partecipe in prima persona, sia come omissione di collaborare per favorire il percorso della salvezza dell’uomo, si pensi all’albero di fico seccato. Tuttavia, vi sono d’altro lato esempi, in cui, la terra o la natura ha collaborato per il bene, come la separazione del Mar Rosso, la pesca abbondante di Pietro su suggerimento di Gesù ecc.  La terra o la natura è anche spettatrice del destino umano, la quale aspetta (Romani 8:19) l’opera degli uomini prima del ritorno di Gesù.     

La terra corrotta 

Genesi 6:11 Or la terra era corrotta davanti a Dio; la terra era piena di violenza. 12 Dio guardò la terra; ed ecco, era corrotta, poiché tutti erano diventati corrotti sulla terra.

           La condizione del verso, Genesi 6:3, ove esprime la fase iniziale, ma pur grave, della corruttibilità è diversa di quella descritta nel verso Genesi 6:11, essendo che, la depravazione dopo la restrizione della vita, continuò sempre di più. E’ chiaro che Dio, dopo avere dato la restrizione della vita, si sarebbe aspettato il ritorno dell’umanità alle vie del Signore, ma ciò non avvenne, anzi la depravazione e l’idolatria arrivò ai puniti così estremi che fece esaurire la pazienza di Dio. Il fatto insolito da notare è che sia per riferimento ideologico o indiretto come soggetto attore è nominata la terra. Certamente la corruzione si riferisce agli uomini, ma in modo collaborativo, è stata richiamata la terra, essendo che, essa accoglie gli uomini corrotti, quindi, lei stessa come parte del creato, idonea di sentire il comando di Dio, avrebbe avuto l’obbligo di ascoltare la legge divina. Sebbene, il salario del peccato è la morte, Dio, esaminò l’umanità come fece dal principio quando lo Spirito di Dio girò intorno alla terra. Con questo atto di pazienza, trovò un uomo giusto di nome Noè, in cui, Dio decise di porre fiducia, la quale ne fu beneficiaria anche la sua famiglia. Genesi 6:13 Allora Dio disse a Noè: Nei miei decreti, la fine di ogni essere vivente è giunta poiché la terra, a causa degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra.  Ci facciamo una domanda: come mai, Dio, nutre affetto per la terra come usa amore per l’umanità? E’ chiaro che essendo la terra parte del creato, essa gode di una affezione da parte di Dio come l’architetto è geloso della sua opera. Questo affetto per la terra esiste fino a quando l’organizzazione o il piano di Dio è perfetto. Se non lo dovesse essere o con un correttivo del suo intervento non dovesse funzionare, Dio lo distrugge come l’architetto demolisce la casa pericolante. Nel caso in oggetto, Dio prima di distruggere l’umanità, vuole rimediare, dando una nuova possibilità all’uomo di redimersi, cosi cerca se almeno un uomo nella terra potesse avere le credenziali di ricevere la fiducia di Dio. Sia perché Dio lo ha permesso sia perché per mezzo della sua pazienza lo abbia cercato, il fatto dimostra che Dio ha trovato Noè degno della sua fiducia. Da questo quadro, scopriamo che le condizioni della sopravvivenza dell’umanità e quella della terra, sono in funzione della gravità della corruzione, essendo essa il metro dove fa scattare il campanello d’allarme, in cui, finisce la pazienza di Dio, la quale, distruggerà l’umanità compresa chi l’accoglie, cioè la terra.  Il decreto è una norma stabilita da Dio, trasgredendola si va alla rottura, cioè, alla morte. Sarebbe, quindi, come il punto di taglio del momento flettente della trave dell’architetto, che oltrepassando il coefficiente di sicurezza, si rompe. Questo ci dice ancora che il regno di Dio è governato si dalla volontà di Dio ma anche e soprattutto dalle norme che Egli impone e che, a sua volta, devono essere eseguite come quelle che Gesù eseguì ponendosi sulla croce sebbene, nel Giardino di Getsemani, chiese se quel calice potesse essere evitato. Tuttavia, la norma di Dio non è come quella della legge umana, essendo che, alla trasgressione, non vi è una pena ma un avviso di riflessione e di pentimento per l’uomo affinché ritorni ai suoi passi. La giustizia di Dio essendo superiore e santa, governa l’intero universo ma non sopporta la corruzione dell’umanità della terra che può scompigliare l’armonia del sistema universale. Da questo, ci accorgiamo che la terra e i suoi abitanti è sotto controllo continuo dall’occhio di Dio, per cui, la corruzione non è cosa nascosta ma esercita una pressione sulla bontà di Dio, la quale, può cedere in ogni momento.

 

 Dio non maledice più la terra

Genesi 8:21 Il Signore sentì un odore soave; e il Signore disse in cuor suo: «Io non maledirò più la terra a motivo dell'uomo, poiché il cuore dell'uomo concepisce disegni malvagi fin dall'adolescenza; non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

           Abbiamo visto che alla trasgressione della norma dell’ordinamento giuridico umano subentra la pena, mentre alla trasgressione della norma divina vi è un richiamo che porta a redimersi a Dio entro un periodo di grazia pazientale e solo oltre quel termine, il Signore, userà la sua giustizia. In riguardo alla natura dell’azione di Dio se deve essere eseguita o modificata spetta solo Lui a decidere il quando. Da questa apparente autarchia, che lascia supporre un giudizio di parte, in realtà non lo è. Lo dimostra il fatto che Dio stesso trasmette all’uomo il mutamento della sua decisione, e quando lo fa, non deve intendersi che abbia errato ma Egli modifica per misericordia verso l’uomo. Così non è raro sentire, Dio, quando si pente o quando si accorge che la pena è stata eccessiva: Io non maledirò più la terra a motivo dell'uomo. Questa decisione modificatrice, ci collega alla riflessione che Dio ha fatto in seguito ai cataclismi che hanno traumatizzando la terra, mutandola dal suo stato di riposo, a causa della corruzione dell’uomo e non di meno, Dio, lo continua a fare fino ad oggi. Vedendo, da un lato, che l’umanità persiste nello status quo a corrompersi, sebbene le calamità mandate, siano avvertimenti, resta dall’altro, l’impegno di Dio di portare a termine il suo progetto della salvezza. Così, Dio viene in contro decidendo di non colpire più l’umanità con la morte ma si promette di lasciarla progredire come progettato nella sua opera. Da questa decisione, diciamo, quali possono essere i motivi di Dio di avere modificato la pena di fronte al peccato dell’uomo? Prima di tutto il raggiungimento dello scopo, cioè, la salvezza e per seconda cosa, quella che la sua opera non fallisce mai. Ancora vi sono da considerare altri importantissimi interventi di Dio, per cancellare il peccato originale dell’uomo che ebbe a ricevere una pena eterna. Questo perché, l’uomo non poteva mai ripristinare il suo peccato col suo sacrificio, essendo che, era necessaria l’immolazione di un divino, che è eterno, per cancellare una pena eterna. Per questo motivo, Dio nel verso Genesi 8:21, lascia che l’imperfezione continui, poiché, da se steso l’uomo non poteva mai redirsi, avendo addosso il peso del peccato che lo avrebbe portato alla morte. Dio lascia che il tutto persiste anche per amore, poiché, in fondo, l’uomo non è altro che carne, indifeso contro le forze avverse. La Gloria sia a Dio perché, il suo amore ci ha salvati con Gesù. Consideriamo, adesso, l’espressione: il cuore dell'uomo concepisce disegni malvagi fin dall'adolescenza: da questa stima che Dio dà al carattere dell’uomo di concepire disegni malvagi, rivela la conoscenza di Dio, sin dal principio della creazione, di ogni effetto del pensiero umano ma soprattutto conosce il suo limite. L’identificazione, così puntuale sull’uomo, presuppone che Dio è l’ideatore ed esecutore del pensiero umano ed è il solo che può ripristinarlo alla capacità di intendere il divino. Infatti, può rivelarsi nei sogni, nella posizione, in cui, l’uomo è indifeso e vulnerabile agli agenti materiali e spirituali. Questo è il modo, in cui, in questi ultimi tempi, si rivela data l’alta corruttibilità che perversa in tutto il mondo, per la quale, la voce di Dio potrebbe essere fraintesa. Dio, non può abbandonare l’uomo, essendo parte della sua gloria e proiezione della sua immagine. Dio ha formato l’uomo, dandogli grandi risorse che basterebbe essere puro di cuore per meritare il beneficio della grazia. Tuttavia, pur essendo incline alle cose malvagie, Dio, vede nel suo cuore che ha grande riserva di amore e di giustizia. L’uomo sarà vittorioso nei confronti agli angeli ribelli, con l’aiuto di Dio sarà un esempio universale che pur avendo conosciuto il male ha aperto la porta al bene facendo entrare Gesù nel suo cuore.

Noè pianta la vigna

Genesi cap.9:20 E Noè cominciò ad esser lavorator della terra e piantò la vigna. 9:21 E bevve del vino, e s’inebriò, e si scoperse in mezzo del suo tabernacolo.

Dopo il diluvio, Noè incominciò a coltivare la terra insieme ai suoi figli Sam, Iafet e Cam. Si diede inizio al nuovo ciclo dell’esistenza umana, nella quale, in concomitanza delle costruzioni delle tende, si incominciarono a selezionare i tipi di sementi che si erano conservati prima del diluvio. Così, venne il tempo della raccolta dell’uva che alla sua maturazione, data l’alta quantità di succo che conteneva il frutto, Noè pensò di conservarlo come bevanda. La frase, bevve del vino, sembra specificare che già il vino fosse conosciuto dal patriarca ma che non sapeva degli effetti che avrebbe provocato il succo fermentato, anche se prima al capitolo sei della Genesi si parla, dei giganti e della loro indole di saggezza, bevevano il vino come tra gli dei greci e fra loro Dionisio o Bacco. Così, sembra indirettamente che Noè sapesse dell’esistenza del vino ma ne sconoscesse gli effetti. Nella fase della pigiatura, non curante dell’effetto che avrebbe provocato ne bevve una quantità eccessiva, che inebriato perse il controllo della riservatezza, tale che, si abbandonò nudo nel letto per l’eccessivo calore che gli aveva prodotto il mosto. Il problema che vogliamo affrontare, in questo contesto, è il comportamento di Cam nel rivelare lo stato di nudità di suo padre ai fratelli senza avere usato accortezza ne rispetto, pur sapendo che Dio aveva scelto Noè tra gli uomini della terra come uomo sobrio idoneo a seguire letteralmente il comando del Signore. Egli stesso, infatti, fu testimonio del valore e dell’impegno che Noè assunse per piacere a Dio nel costruire l’arca, ma anche e soprattutto di essere stato scelto per sopravvivere in questa terra a discapito dell’intera umanità perduta. Così, Noè, avendo bevuto del mosto, sia per assaggiarlo sia per vederne gli effetti, andò a finire che si inebriò. Poco tempo dopo, avvenne che si trovò a venire Cam, il più giovane dei suoi figli, il quale, trovò suo padre che dormiva nudo sul letto. Egli, invece di coprirlo, lo lasciò nello stato in cui si trovava e corse a rapportarlo ai suoi fratelli. Non si sa perché Cam abbia agito in questo modo non essendo egli un ragazzo, ma padre di tre figli. Ci si domanda, non sarebbe stato meglio che silenziosamente avrebbe coperto il padre e avesse taciuto sull’accaduto? Da questo erroneo comportamento, si può già intravedere in lui un inquietum mentis che invece di nascondere un fatto increscioso lo                                    ha reso pubblico. Diverso fu, invece, l’atteggiamento degli altri fratelli, Sam e Iafet, che non osarono nemmeno di guardare il loro padre perché essi andarono a ritroso e lo copersero con una coperta. L’atteggiamento, di Cam, come vedremo, gli fu imputato a peccato, ma che stranamente le cose si sono svolte diversamente arrivando venendo a un risultato del tutto inaspettato. Noè, da quel mancato soccorso di Cam e dal quel riportare la notizia ai fratelli lo attribuì al carattere renitente e non alla timidezza del figlio che, invece, avrebbe dovuto coprirlo. Se Cam avesse posto una giustificazione per il suo comportamento, perché ne fosse stato sconvolto o scandalizzato dalla nudità del padre, i fatti e la soluzione determinata dai suoi fratelli, dimostrano che Cam poteva usare lo stesso modo, cioè, usare accortezza e risolvere il problema come fecero Sam e Jafet. Tuttavia, in quei tempi non faceva scandalo vedere il genitore occasionalmente nudo, mentre si faceva il bagno nel fiume o accudirlo nella vecchiaia. Con Cam, l’intervento fu ancor molto più semplice, il problema era di coprire il padre nudo e tacere dell’accaduto. Questo comportamento di Cam, si potrebbe paragonare, in senso lato, a un’omissione di soccorso.  Tuttavia, allo strano comportamento di Cam, si associa, a prima vista, lo strano comportamento di Noè, che invece di maledire Cam, ha maledetto il nipote Canaan. Ne esce, da questa vicenda una evidente contraddizione che ci confonde nel capire le cause e gli effetti dell’accaduto. Che cosa c’entra che la maledizione sia stata fatta scadere su Canaan se era fuori d’ogni colpa, essendo il nipote di Noè?  Per anni ci siamo dibattuti su questa domanda e siamo arrivati ad accertare ancora una volta che le Sacre Scritture sono esatte, anzi di seguito si dimostra che Noè, in buona fede, non fu un ubriacone, poiché, chiunque può cadere in quella situazione di essere brillo, ma soprattutto egli fu, in quella occasione, un grande giudice.  A questo punto Egli ci conduce ad allargare la visione in un orizzonte più largo e ci fa posare gli occhi sul 1° verso dello stesso capitolo 9, il quale dice:” Dio benedisse Noè ed i suoi figli….” Ecco il segreto svelato nel modo più semplice. Quando Noè si trovò a maledire Cam, egli si trovò davanti al comandamento del Signore, che egli non poteva assolutamente né ignorare né disubbidirlo. Se egli avesse maledetto Cam, la maledizione sarebbe caduta su di lui, perché l’uomo non può maledire ciò che Dio ha benedetto. Noè si avvalse allora della legge, Esodo cap. 20:6 di cui lui già ne conosceva i principi, perché la legge era già trasmessa oralmente dai padri verso i figli ed era marcata nel bastone di vecchiaia. Noè sapeva, quindi, che Dio è geloso, e punisce la colpa dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione. E così, Noè maledisse il nipote Canaan, sebbene ciò sicuramente gli dispiacque. Vi è dell’altro. Se andiamo a leggere i discendenti di Cam, ci accorgiamo con grande stupore, che Canaan era il quarto dei figli di Cam. Il primo era Etiopia il secondo Egitto, il terzo Put e il quarto Canaan. Come mai, se la Legge di Dio fu data a Mosè, molto tempo dopo, Noè salta volontariamente l’individuazione dei figli e va direttamente al quarto figlio? Noè pensò che se avesse condannato Etiopia, ci sarebbero stati altri tre figli di Cam sotto maledizione e certo sarebbe stato pesante per Cam, così facendo cadere la colpa su Canaan, che era il quarto figlio, arrestò, secondo la Legge, la maledizione ad una sola generazione cioè alla quarta. Ecco allora come stanno i fatti che a prima vista ci sembravano illogici e contraddittori, i quali ci possono far pensare che la Parola di Dio non sia perfetta. Quando ci troviamo in queste situazioni, è bene sempre pensare che Dio è, il perfetto e il Santo, e sta a noi pregare affinché il Signore si compiaccia di suggerirci secondo la nostra capacità di intendere, le Scritture. Se invece ciò non accadrà, allora dobbiamo accettare la Sacra Scrittura per com’è, senza mai sospettare o dubitare di nulla. In questo modo accettando per fede la Parola, la benedizione verrà nella nostra vita e sarà per noi una dimostrazione d’amore verso il Signore e di ubbidienza alla Sua Legge.

La torre di Babele

Genesi 11:1 La Tore di Babele: Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole.

Prima dell’avvenimento della Torre di Babele, gli uomini di tutta terra parlavano la stessa lingua. Da questo sistema univoco di linguaggio, si pensa che i rapporti tra i popoli fossero stati facili e immediati, come se fosse stata una grande famiglia. Lo straniero non aveva difficoltà di viaggiare né di commerciare, essendo che gli usi e i discorsi, data l’unicità della lingua, erano tramandati velocemente senza difficoltà.  Genesi: 11:2 Dirigendosi verso l'Oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Schienar e là si stanziarono. Su quando apprendiamo da questi versi, ci chiediamo, quali furono i motivi, per cui, questi uomini scelsero la pianura del paese di Schienar per stanziarsi e fondare una città? Fu per la posizione strategica della pianura vicino ad altri decapoli o perché essa era vicino al fiume Eufrate per costruire i mattoni? Il secondo motivo, quello di essere nelle prossimità del fiume, desta l’attenzione, per la presenza dell’acqua e della terra argillosa che si trovava nei dintorni. Infatti, il verso Genesi, 11:3 Si dissero l'un l'altro: Venite, facciamo dei mattoni cotti con il fuoco. Essi adoperarono mattoni anziché pietre, e bitume invece di calce. Ciò, ci rivela che se prima costruivano con pietre e calce, ora, con il sistema di cuocere i mattoni, la loro scoperta rappresentò una innovazione importante, paragonata a quella del cemento di oggi, essendo che, il mattone cotto può sopportare grandi pressioni da potere sopportare una torre.  Genesi 11: 4 Poi dissero: Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra. Come si può notare, quel popolo decise di costruire la torre per mostrare la loro abilità costruttiva, ma soprattutto, l’interesse fu quello di costruire una città diversa dalle altre. Ecco che questa ultima decisone, fu quella che fece scattare l’intervento di Dio e non fu, come si sostiene, la elevazione della torre, poiché, se fosse così, i grattacieli di oggi non dovrebbero esistere essendo contrari alla volontà di Dio. Quella della costruzione della città nella pianura di Schienar sarebbe, invece, stata la consorella di Babilonia, essendo che, quest’ultima è nata circa 205 anni dopo della torre di Babele, costruita con gli stessi principi dei mattoni cotti. Le parole, affinché non siamo dispersi sulla faccia della terra, sono collegati alla volontà di quel popolo di creare una grande città abitata da una grande popolazione. Proprio questa decisione fu la causa dirompente dell’intervento di Dio. Il motivo è così spiegato: come avrebbe potuto sopravvivere una grande moltitudine di popolo racchiuso in una città paragonata a quella di Babilonia, di un milione di abitanti, senza un sistema fognario, di cui anche oggi, in una città così grande abbiamo dei problemi di igiene? La frase, affinché il popolo non si disperdesse nella terra, in riferimento alla loro decisione, quella città sarebbe diventata una grande cellula di una ammucchiata umana, da cui, sarebbe certamente scoppiata una epidemia da estinguere quel popolo, ma non solo, il principio avrebbe contrastato il comandato Dio di moltiplicarsi e riempire la terra. Quindi fu un bene che Dio, fece nascere diverse lingue, che per la impossibilità di comunicare tra di loro, quel popolo fu costretto a distribuirsi su tutta la terra, come oggi lo è.  Genesi 11:8 Così, il Signore li disperse di là su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di costruire la città. La conferma del disaccordo di Dio, per la costruzione della città, per quel tempo non ancora adatto, è confermata da questo verso. In effetti volendo approfondire il significato della volontà di Dio di far popolare tutta la terra, scaturisce dall’ipotesi che nulla della terra e nessuno spazio di essa debba essere lasciato libero al possesso di satana, per cui, si possa pensare che esisterebbe una zona franca della terra ove sarebbe dominata da satana. Da questo principio, le Scritture ci confermano che il padrone della terra è Dio e che la terra è il suo scannello. L’uomo la possiede per un tempo, infatti, tutte le ricchezze restano sulla terra e nulla sarà portato via, anche se traslocate in un altro pianeta, il tutto appartiene a Dio. In effetti, tornando al significato delle diversità delle lingue, è da dire che l’umanità, tuttavia, ragiona come se avesse la stessa lingua e i sentimenti naturali e i bisogni sono uguali, solo cambia l’effusione sonora nell’esprimerli per mezzo della voce. Quindi, Dio, ha cambiato la comunicazione della parola ma non il carattere del sentimento funzionale dell’uomo, essendo che, siamo tutti uguali.  

Abramo                  

           Genesi 12:1 Il Signore disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; 2 io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. 3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

Dio che scruta i cuori, vide in Abramo un uomo giusto che possedeva una fermezza d’animo ed un cuore sincero da potere contrastare qualsiasi sviamento e quindi, capace di potere assumere il compito di essere il capo stipite di una grande moltitudine che avrebbe popolato il mondo. Per attuare questo progetto, la prima cosa che Dio fa è quella di togliere Abramo dalla schiavitù, degli idoli e dalla cultura dei caldei-Babilonesi, allontanandolo dalla sua stessa famiglia per poi guidarlo secondo le sue vie. Già due volte nella Genesi, Dio aveva detto all’uomo di moltiplicarsi e riempire la terra ed ora rinnova questo suo progetto ad Abramo dicendogli che da lui avrebbe fatto una grande nazione e avrebbe benedetto tutte le famiglie della terra. Così come Noè fu scelto per ripopolare la terra, dopo che Dio ripristinò l’umanità dalla corruzione, ora sceglie Abramo per fare una grande nazione benedetta per seguire le vie del Signore. Seguiremo, via via, alcuni passi significativi per evidenziare e contemplare la grande fede di quest’uomo che ha soddisfatto in pieno il volere di Dio. Sorprende il giudizio positivo e le promesse che Dio fa ad Abramo prima dell’inizio del suo percorso itinerante per la formazione della generazione umana. Come abbiamo visto molti uomini di Dio e profeti si sono sviati contrastando il volere del Signore come, per esempio, Saul e lo stesso Davide. Abramo è diverso da tutti gli altri servitori, essendo che, la sua persona esprime in ogni circostanza la sua fede sia nella gioia che nel dolore. Dio si compiace con lui tanto che non i limita solo a parlargli ma si presenta personalmente, tramite il suo Angelo, quando decise di distruggere Sodoma e Gomorra. Dopo il colloquio e le promesse ricevute da Dio, Abramo si accinge a partire con sua moglie Sara e suo nipote Lot dal paese di Caran, lasciando la sua famiglia e la casa di suo padre per dirigessi verso Canaan. Egli partì con la moglie Sara e il nipote Lot, essendosi preso la responsabilità di proteggerlo come figlio. Egli viaggiò da un luogo all’atro, come un nomade essendo che il suo numeroso bestiame aveva bisogno di transumare da un logo all’altro. Così, giunse in Canaan, luogo che gli aveva descritto il Signore come terra promessa. Si spostò subito a nord della Palestina, oltre il mar Morto, ove a Sichem a differenza degli altri posti, gli apparve il Signore riconfermandogli la promessa che gli avrebbe dato quel paese, come luogo della sua dimora. Da questa apparizione Abramo fu colpito da un profondo senso di riconoscenza e di ubbidienza verso Dio che per la prima volta, gli costruì un altare e lodò il Signore. Il fatto di avere visto, per la prima volta, l’apparizione della gloria del Signore e sentire la sua voce è stato il

più raro se non l’unico avvenimento che abbia ricevuto l’uomo nella sua vita terrena. Abramo, dopo questo evento divino fu l’uomo più privilegiato del mondo, per almeno due motivi: quello di essere stato scelto come il favorito di Dio e l’altro di aver visto la sua gloria. Il costruire un altare a Dio, per Abramo, fu segno di affetto e di ubbidienza che superò tutta la fede degli uomini. Questo costruire un altare, cominciò ad essere un compito doveroso per Abramo, che poco tempo dopo, per la prossima transumanza si diresse, ad alzare le tende, nel luogo tra Ai che si trovava ad oriente e Bethel ad occidente. Quando fu arrivato in quel luogo, Abramo eresse un altro altare, ove questa volta, invocò il nome del Signore. Sentitosi guidato dallo Spirito di Dio, continuò il suo viaggio in altri luoghi verso meridione della Palestina, portandosi con se sua moglie Sarai, Lot e i suoi servitori, con tutto il suo gregge. Abramo era di età di novant’anni circa, considerando che, quando il Signore dichiarò a Sarai che avrebbe avuto un figlio, Abramo aveva cento anni. Passarono diversi anni nei quali, Abramo non aveva mai indebolito la sua fede al Signore. Di questo perseverare, Dio ne tenne conto, per cui, fece iniziare la successiva fase degli incarichi per il patriarca. Così, Dio fece avvenire una carestia in gran parte della terra di Canaan e, per tale motivo, Abramo fu costretto a migrare verso in Egitto, essendo che, in quella terra vi era cibo in abbondanza. Ci accorgiamo che, Dio causa la carestia in Canaan per obbligare i suoi servitori a scendere in Egitto, come farà in seguito con Giuseppe e di tutto il popolo di Israele. Dai fatti, notiamo che, l’Egitto viene usato come strumento di Dio, per produrre bene e male per il suo popolo. L’Egitto o Misraim è la nazione fondata dal secondo genito di Cam, figlio di Noè che generò i Casluim (da dove uscirono i Filistei). 10 Venne una carestia nel paese e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la fame era grande nel paese. Dopo che Abramo ricevette la promessa e la benedizione di Dio, un fatto strano e inaspettato avvenne nel paese, quello di un periodo di siccità e carestia che messe alla prova la fede di Abramo, il quale, aspettandosi il favore di Dio, poteva succedere che la sua fede potesse vacillare, essendo che alla benedizione sovvenne la carestia. Tuttavia, Abramo si mostrò fermo nel suo cuore e fu deciso a seguire quello che il Signore proponeva davanti la sua vita. La situazione precaria del paese da un lato e la produzione rigogliosa dell’Egitto dall’altro, portò Abramo alla decisone di scendere in quella terra e acquistare delle vettovaglie per dopo ritornare al suo paese. Curioso che in quel periodo, Dio, lascia ogni decisione ad Abramo facendogli mancare ogni suo suggerimento di come affrontare il problema sul suo viaggio e di come comportarsi con gli Egiziani. Tuttavia, Dio controlla le decisioni di Abramo mentre si adopera nella sua libertà di azione.11 Come stava per entrare in Egitto, disse a Sarai sua moglie: Ecco, io so che tu sei una donna di bell'aspetto; 12 quando gli Egiziani ti vedranno, diranno: È sua moglie. Essi mi uccideranno, ma a te lasceranno la vita. 13 Di' dunque che sei mia sorella, perché io sia trattato bene a motivo di te e la vita mi sia conservata per amor tuo. Il cambiamento di identità di Sara, considerato da alcuni una bigia detta da Abramo, in realtà, per nostra opinione, anche se Sara non fosse stata sua sorella, Abramo sarebbe addivenuto alla stessa conclusione, per non mettere in pericolo la sua vita. In questo caso, le opinioni sarebbero state, certamente, più severe nei confronti di Abramo, poiché, avrebbe permesso che la moglie sarebbe diventata adulterina, essedo che, data la sua bellezza, sarebbe stata desiderata dal faraone. Di fronte a questo problema, crediamo che Abramo avrebbe deciso di mandare dei suoi servitori o solo lui sarebbe sceso in Egitto. Ma vi è un'altra situazione da considerare, che comunque le circostanze si sarebbero svolte, Dio, non avrebbe permesso al faraone di possedere la moglie di Abramo. In definitiva, il piano divino non fu quello di risolvere il problema dell’incontro, per lasciare immune Abramo, ma quello di aprire un varco di amicizia con l’Egitto, per la futura discesa di Giuseppe. Sara fu la causa per mezzo della quale, Abramo ricevette onore e rispetto, ma ancor di più, quando il faraone riconobbe che Dio era con lui, gli fece del bene donandogli pecore, buoi, asini, servi, serve, asine e cammelli. Questo, senza dubbio, fu il preludio del futuro faraone che avrebbe dato al popolo di Israele incendi beni e la libertà dalla terra d’Egitto, per mezzo di Mosè, il liberatore. Così, Abramo, per volere divino fu il precursore del piano di Dio, quello di foggiare il suo popolo sotto le mani degli Egizi, per far conoscere la differenza tra l’adorare gli idoli e quella di adorare il Signore degli eserciti. Nel mar Rosso la potenza di Dio si scontrò con gli idoli, in simil modo, quando il serpente concretizzatosi nel bastone di Mosè mangiò gli altri due serpenti. Abramo, via via, conobbe la potenza di Dio, ma soprattutto, il suo carattere e la sua giustizia. Contro i nemici si affidava a Dio e non mancava di erigere un altare lodandolo per il suo aiuto.

 

Abramo e Lot

           Genesi 13:1 Abramo dunque risalì dall'Egitto con sua moglie, con tutto quel che possedeva e con Lot, andando verso la regione meridionale.

Abramo risalito dall’Egitto con sua moglie Sara e tutte le ricchezze acquisite dal faraone, andò a casa ove lo aspettava la sua famiglia. la grande quantità di gregge e ricchezze lo spinsero ad emigrare per la transumanza del bestiame, di cui, parte la diede a Lot insieme a dei servitori. Il viaggio lo iniziò andando a sud di Canaan ove la vegetazione era più rigogliosa che si trovava verso la direzione di Bethel, del monte Sinai e dell’Egitto. Non passò che poco tempo che vicino Bethel Abramo eresse un altare al Signore. Il suo sentimento già era rivolto costantemente a Dio, di cui, ogni impresa che iniziava o per un accadimento importante, sempre si rivolgeva al Signore offrendogli un olocausto o erigeva un altare.  Cominciamo a vedere la trasformazione di un uomo che ascolta la voce del divino, in cui, la sua vita tende a cambiare completamente rispecchiando l’amore di Dio. Egli crede più di ogni altro uomo sulla terra la realtà spirituale e l’unicità di Dio che governa e domina il mondo e i suoi abitanti. Questa sua sapienza di conoscenza divina la usa nel coordinare i suoi possedimenti e i suoi rapporti con gli altri, specie quando ebbe a decidere una questione, non facile, con il nipote Lot. Se Abramo, nella terra di Canaan si sentì d’essere quasi un forestiero, Dio gli fece sentire un animus possidenti perché egli fu scelto per possedere quella terra dalla promessa di Dio. Egli un fu un conquistatore che la possedette con la forza o con l’uso della guerra, ma fu accolto come un patriarca e amico dei cananei. Abramo attraversò il paese fino alla località di Sichem e fino alla quercia di More. Come un cittadino del luogo si muoveva da un luogo all’altro e commerciava con gli abitanti la produzione del suo gregge e dei suoi cammelli. Tuttavia, il suo gregge e quello di Lot crescevano rapidamente e quel luogo cominciò a diventare piccolo per sfamare tutti gli animali, per cui, fu necessario emigrare in altri luoghi lontano dai Cananei. Trovatosi nella pianura, nei pressi dei Ferezei verso la direzione di Sodoma, scoppiò una lite tra i pastori di Lot con quelli di Abramo. Non sappiamo i motivi della disputa, ma solo possiamo ipotizzare che i fati potevano riguardare la posizione o la scelta del luogo da pasturare i greggi più ricchi o meno di vegetazione. Essendo che i pastori di Abramo pretendevano il privilegio di pasturare nella parte più rigogliosa, dato che Abramo, come detto, aveva donato unna quota di animali a suo nipote. Si suppone, allora, che i pastori di Lot si siano ribellati. Da questa ipotesi di favoreggiamento, nel momento della divisione, Abramo offrì la piena facoltà al nipote di scegliere la zona che desiderava e se avesse scelto la pianura Abramo se ne fosse andato alla montagna. La scelta di Lot, come rivincita della scelta rigogliosa dei prati, da parte dei pastori di Abramo, fu la pianura di Gomorra fertile come il Giardino del Signore e come il paese d’Egitto, che arrivava fino a Soar.  Così Zio e nipote si separarono, Abramo ritornò nel paese di Canaan e Lot abitò nel paese della pianura del Giordano e pose le tende fino a Sodoma. Lot, nipote di Abramo, figlio di suo fratello minore Aran, ha un destino abbastanza strano, legato in gran parte a quello di suo zio Abramo, egli lascia Ur e si unisce con Abramo fino a quando si separano. Lot, è considerato avvolte un opportunista altre volte un uomo di buona morale, lo dimostra l’intervento di protezione che fece per difendere gli angeli mandati da Dio, per la distruzione di Sodoma e la reverenza che egli dimostrò quando essi si presentarono alla porta della città. Le situazioni che si sono avverati intorno alla sua persona, non sono state di semplice soluzione anzi sono state uniche nella esplicazione degli eventi.  Lot, dai fatti che leggiamo, sembra essere un uomo perspicace e forse opportunista, tuttavia, fu amato dalle sue figlie e dalla stessa moglie, fu anche uomo fiduciario da essere responsabile come guardiano alle porte della città. Lo stesso Abramo intervenne in suo aiuto che lo liberò dai nemici sia per la relazione di parentela che di uomo di fede. Fu lui che ebbe il favore degli angeli per allontanarsi da Sodoma e la sua ubbidienza fu ferma all’avvertimento di non voltarsi, a differenza della moglie.  Egli rimane, un esempio di comportamento per chi si trova ai limiti della moralità e decidono di voltarsi a Dio. Lot ha saputo esternarsi dalla corruzione di quella città, stando separato da tutti e rimanendo seduto alla porta di essa come straniero incolpevole dei traffici immorali e corrotti degli abitanti. Egli rimane, lo stesso, un punto di riferimento di quelle categorie di uomini che essendo instabili, decidono di convertirsi e seguire la realtà divina come fece lui. Non si sa che fine abbia fatto il suo gregge, essendo che andò ad abitare in Sodoma. Certamente lo avrà venduto, per il fatto che aveva una occupazione complementare di anziano preposto a un impegno secondario quello di guardiano. Infatti, nell’occasione fu rimproverato di essere uno straniero che a malapena era sopportato dagli abitanti. In riguardo alla guerra nata tra i popoli vicini, il re di Sodoma, il re di Gomorra si schierarono in battaglia contro quelli, della valle di Siddim ma la valle era piena di pozzi di bitume e per questo, i re di Sodoma e di Gomorra, mentre si erano dati alla fuga, vi caddero dentro. I vincitori presero tutte le ricchezze di Sodoma e di Gomorra e andandosene, presero anche Lot, figlio del fratello di Abramo, con i suoi beni. Ma uno degli scampati venne a informare Abramo, che immediatamente andò in aiuto di Lot, recuperando Lot con tutti i suoi.

 

Distruzione di Sodoma

Genesi 19:19 I due angeli giunsero a Sodoma verso sera. Lot stava seduto alla porta di Sodoma; come li vide, si alzò per andar loro incontro, si prostrò con la faccia a terra,

           L’animo di Lot, sebbene ai margini del credo, conferma la sua fede e il suo timore verso Dio. Infatti, non appena ebbe la cognizione di avere davanti i due angeli, capì la presenza del divino avendo percepito, nel suo cuore, la eccezionalità del momento per cui, si alzò e si prostrò ai loro piedi, senza chiedere i motivi, per cui, stavano entrando in città in qualità di stranieri. La sua percezione fu così misteriosa che superando la cognizione di un uomo comune si manifestò essere di veduta divina.  Infatti, alla loro vista Lot, essendo di fronte alla santità in persona, si prostrò non solo come un umile uomo ma si abbassò fino a faccia a terra. Egli non curandosi di cosa avrebbero detto o fatto gli abitanti di Sodoma, lascò il posto e li invitò gli angeli. La sua disponibilità fu veramente encomiabile, mostrò di essere un uomo di Dio agli occhi degli angeli ma anche agli occhi degli uomini. Ignaro di quanto gli angeli stavano per fare, li pregò di essere suoi ospiti e di ristorarsi a casa sua e poi di ripartire il girono dopo per il loro cammino. L’umiltà di Lot fu anche esemplare, essendo che, si considerò loro servitore senza chiedere i motivi della loro visita. Così, suscitò clemenza da parte degli angeli che accondiscesero, dopo avere loro deciso di passare la notte nella piazza della città, di andare a casa sua. E‘ senza dubbio, ammirevole il comportamento di Lot, che capì d’essere di fronte ai divini angeli mandati da Dio e che lui stesso fosse stato scelto per accoglierli. Sembra che l’entrata nella città degli stranieri, fosse stata avvertita da alcuni cittadini Sodomiti, che formato un gruppo, nella tarda serata, si raccolsero attorno alla casa di Lot. Col passaparola, divenuti una folla cominciarono a fare pressione su di Lot di fare uscire quegli uomini suoi ospiti, poiché volevano abusare su di loro. Le grida e gli schiamazzi man mano aumentarono, tale che, Lot dovette uscire per calmare gli animi degli aggressori. La discussione si fece grave e pretenziosa, mentre la pressione di quegli uomini divenne sempre più aggressiva. La decisone che ha preso Lot è strana e quanto mai inaspettata, e dai fatti si pensa che è dipesa dall’alta corruzione che esisteva in quella città e dei precedenti verificatosi nel passato. Lot era sicuro di cosa significava l’abuso ma si trovò a decidere una situazione grave e dolorosa, essendo che da un lato vi erano gli angeli, e dall’altro l’azione che stava precipitando disastrosamente. Per difendere l’incolumità degli angeli, cosa da fare principalmente ad ogni costo, visto che erano mandati da Dio, fu propenso di sacrificare le figlie al martirio, difendendo a spada tratta gli angeli. Questo suo altruismo nei confronti dei divini, gli fece acquistare favore e salvezza, per il fatto che, gli angeli non avrebbero mai permesso che le figlie di Lot fossero stata stuprate maldestramente. Quando i Sodomiti, gli ordinarono di scansarsi e cercarono di sfondare la porta, gli uomini di Dio, stendendo la mano, tirarono Lot all’interno della casa e nel chiedere la porta, colpirono di cecità tutta quella gente che stava fuori la porta.  Questa azione eseguita dagli uomini di Dio avrebbe potuto essere, per i Sodomiti, un avvertimento che in quel luogo vi era la presenza di angeli e se pur corrotti, conoscendo la potenza di Dio, per il qual motivo, dovevano desistere e chiedere perdono per l’accaduto, anzi, meglio sarebbe stato di redimersi confessando i loro peccati che forse il Signore li avrebbe perdonati. Tuttavia, quel popolo ormai aveva scelto la via della corruzione e della lascività che spinse gli angeli ad agire subito. Infatti, all’alba, essi condussero Lot e la moglie, le figlie e gli generi ad allontanarsi immediatamente. Genesi 19:23 …zolfo e fuoco, da parte del Signore; 25 egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo. Dal cielo caddero zolfo e fuoco che distrussero tutto, mentre Lot e la sua famiglia si trovava già a distanza.

Lot fugge da Sodoma

Genisi: 19:23 Il sole spuntava sulla terra quando Lot arrivò a Soar.

           Nel momento, in cui, il Signore faceva piovere dal cielo zolfo e fuoco Lot e la sua famiglia si allontanavano sempre più dal quel luogo divenuto come una fornace mentre eseguivano l’ordine avuto dagli angeli di non voltarsi. Tuttavia, la moglie di Lot, come sappiamo, si voltò per guardare quanto grave poteva essere lo spettacolo e il Signore la trasformò in un pilastro di sale. Anche se supponiamo che il voltarsi di quella donna fosse stato in buna fede, poiché, non poteva essere altro che volesse ammirare o anche valutare la potenza di Dio, ha sempre disubbidito a un comando tassativo di un divino. Il suo atteggiamento contrasta con la presunzione che la famiglia di Lot, avendo seguito le opere e la testimonianza di Abraamo non solo conosceva l’esistenza verace di Dio ma nutriva anche e soprattutto, timore. Il girarsi è stato certamente una forzatura disubbidendo a quel particolare rispetto che gli angeli avevano serbato per loro. Quindi è stata una leggerezza non giustificabile che la moglie di Lot abbia deciso di voltarsi, poiché, indirettamente ha voluto sfidare il comando di Dio. Questo doloroso esempio, che invase e incupì il cuore di Lot è, senza dubbio, una lezione rigorosa per l’umanità, che oltre ad avere timore di Dio bisogna eseguire i suoi comandi e soprattutto le sue leggi. Non è di facile andamento la convinzione di ognuno, il quale, pensa che Dio è amore assoluto, per cui, possiamo fare quello che vogliamo. Ciò comporterebbe di credere di avere un Dio a nostro comando e questo è impossibile pensarlo. Dio è Amore ma è anche Dio giustizia, sapienza, bontà, eccetera. Egli è Dio tre volte santo, ciò ci dice che la distanza tra il peccatore e il tre volte santo è infinita. 

Incesto involontario di Lot

Genesi 19:30 Lot salì da Soar per andare ad abitar sul monte insieme con le sue due figlie, perché temeva di stare in Soar; e si stabilì in una caverna, egli con le sue due figlie.

Nel momento che Lot, con la sua famiglia, decise di rifugiarsi a Soar, per un motivo inspiegabile, sembra che avesse avuto paura di rimanere in quel luogo. Ecco che possiamo formulare una possibile causa del perché Lot aveva paura. Sappiamo che Lot e i suoi, si sono allontanati a piedi e che la terra di Soar, non poteva essere molto lontano da Sodoma. Questo presentimento di paura di Lot non era da considerarlo cosa trascurabile, anzi vi era la certa possibilità che nei dintorni ci fossero dei Sodomiti, che prima della distruzione avrebbero lasciato la città per motivi di affari o di lavoro e che, incontrando Lot, lo potevano uccidere per favoreggiamento per il fatto che sapevano che egli era stato d’intesa o in combutta con gli angeli, distruttori della città. Quindi la sua paura era giustificata e come. Per questo motivo, si crede, che Lot decise di andare in un luogo nascosto come entrare in una grotta pensando che sicuramente sarebbe rimasto fuori da ogni sguardo sospetto. Preferì, per un periodo non determinato di vivere lontano da ogni contatto umano, anche perché, quell’immenso olocausto, gli fece credere che ci fosse stata la fine del mondo. Questo fu quello che, in buona fede, anche le sue figlie pensarono. Lo dimostra il fatto che ad un certo momento non lontano dall’avvenimento, Genesi 19;31 La maggiore disse alla minore: Nostro padre è vecchio, e non c'è più nessuno sulla terra per mettersi con noi, come si usa in tutta la terra. L’intenzione primaria fu quella di procreare, essendo che, non c’era più nessuno sulla terra. Questa necessità superò ogni ostacolo della legge, tale che, le figlie credettero, in buona fede, di fare un atto doveroso per la procreazione umana. La considerazione giustificatrice fu che il padre era vecchio da un lato e la necessità della procreazione dall’altro. Se l’unione delle figlie col padre, in apparenza, sembra un obbrobrio, in realtà non lo è. Considerando da un certo punto di vista, non sono state le figlie con desiderio proprio morboso ma è stata una concausa di fatti a incominciare dalla distruzione di Sodoma e alla rinuncia dei mariti sodomiti di rimanere in città. Quindi, è chiaro che, se ci fossero stati i loro mariti non ci sarebbe stato l’incesto.

36 Così le due figlie di Lot rimasero incinte del loro padre. 37 La maggiore partorì un figlio, che chiamò Moab. Questi è il padre dei Moabiti, che esistono fino al giorno d'oggi. 38 Anche la minore partorì un figlio, che chiamò Ben-Ammi. Questi è il padre degli Ammoniti, che esistono fino al giorno d'oggi. 

Melchidesech

Ebrei 7:3 È senza padre, senza madre, senza *genealogia, senza inizio di giorni né fin di vita, simile quindi al Figlio di Dio. Questo Melchidesech rimane sacerdote in eterno.

           Melchidesech, personaggio quanto mai misterioso, detto simile al Figliolo di Dio che con la sua presenza, come re e sacerdote di Salem, anticipa il millennio del regno di Gesù in Gerusalemme quando ritornerà a riformare e governare la terra come il Re dei re.  Benedetto sia Abraamo dal Dio altissimo. Questa benedizione direttamente dichiarata da Dio, indica l’esistenza del collegamento tra Dio e l’uomo, essendo che, dimostra che il Creatore, ha benedetto Abraamo come rappresentante dell’umanità agli occhi di Dio, con valore eterno. Non è poca cosa che il sacerdote va in contro ad Abraamo per mostrargli rispetto offrendogli pane e vino. Se Enoc è stato rapito in cielo per la sua fedeltà verso Dio, Abraamo, come amico di Dio, fu glorificato in carne dal sacerdote eterno sulla terra. Accadimenti divini che scritti nel libro non destano tanto clamore di prova spirituale, ma per chi legge con fede e amore verso Dio queste sono rivelazioni uniche, in cui, Dio si manifesta specificatamente ad una persona. Melchidesech, re e sacerdote dell’Iddio Altissimo trasmise, in quel tempo, la gloria di Dio in ogni cuore e in Abraamo mandò un messaggio del futuro ministero di Gesù, accogliendolo nella sua corte. E’ chiaro che il re di Salem appartiene all’ordine dei sacerdoti eterni di Dio che in quell’occasione è sceso sulla terra per benedire Abraamo. L’espressione che suscita particolare attenzione è quella che specifica la persona del sacerdote, simile a quella di Gesù. E’ simile, cioè non uguale, poiché vi è differenza tra la Parola, seconda persona della Trinità, incarnatosi nel sacerdote Melchidesech e Gesù nato dal seme di Dio in Maria vergine. Se questa nostra ipotesi fosse concorde ai fatti divini, allora, Dio, nella forma della seconda Persona, avrebbe impersonato il sacerdote eterno, già nel vecchio Testamento e non solo, ma avendo Dio considerato Abraamo amico, questo rapporto mistico con il Signore fu confermato con il sacerdote eterno, che gli venne incontro offrendogli pane e vino. Esaminiamo, ora, i seguenti versi cercando di dare una interpretazione che evidenzia il collegamento con Gesù e la sua passione.  Genesi 14:18 Melchidesech, re di Salem, fece portare del pane e del vino. Genesi 14:20 Benedetto sia il Dio altissimo, che t'ha dato in mano i tuoi nemici! E Abramo gli diede la decima di ogni cosa. Per la prima volta, assistiamo che un uomo di Dio, Abraamo, offre la decima al sacerdote, per il fatto che, Dio gli ha dato in mano i suoi nemici. Quella decima era il prezzo dell’obolo per il ringraziamento del favore ricevuto da Dio, la quale decima, era la somma che rendeva libero Abraamo dall’obbligo verso il divino. Ora, quando Gesù è sceso sulla terra, ha pagato quell’obolo con il suo sacrificio per liberare l’umanità dalla morte. Qualcuno si chiede, il prezzo che Gesù ha pagato, a chi lo ha pagato, a satana o a Dio? Se il titolare della legge e il giudizio sul peccato originale lo ha dato Dio, allora, il prezzo è stato pagato a Dio. Così se il sacerdote Melchidesech è simile al Figlio di Dio, ma non uguale a Gesù, certo è che il sacerdote sarà stato la Parola discesa sulla terra incarnata nell’uomo, che questo sacerdote, altro non era che la Parola, Spirito, che si sarebbe dopo infuso in Gesù, carne, nel momento della nascita, col primo vagito e poi avvenne la discesa dello Spirito Santo del Padre, nel battesimo nelle acque del Giordano. Allora, Abraamo rappresenterebbe anche Gesù che paga il prezzo del riscatto a Dio, che sulla terra fu rappresentato da Melchidesech in qualità di seconda Persona della Trinità. Perché tutto questo discorso? Perché, Abraamo si presentò al Sacerdote eterno di Dio Altissimo e quell’incontro deve, per forza, avere un significato divino. Il pane e il vino certamente simboleggiano l’ultima cena che Gesù fa con gli apostoli prima del sacrificio. La descrizione del sacerdote Melchidesech re di Salem non è riconducibile a nessuna progenie della terra e la sua apparizione divinamente misteriosa è confermata che egli era senza padre e senza madre e senza genealogia. La sua origine e il luogo da dove veniva è stato sempre sconosciuto. Tuttavia, Abraamo, per rivelazione divina sapeva che il sacerdote era di origine divina, per il fatto che, non appena lo incontrò volle dargli la decima di ogni cosa. Questo uso della quantità di obolo o di riconoscenza, per avere ricevuto un favore non è stato mai evidenziato prima, per cui, suscita interesse di come Abraamo abbia conosciuto tale costume. Si suppone che o l’labbia tratto dalla cultura dei popoli della Mesopotamia o del luogo o da un angelo.  

 

Abramo in Egitto           

Genesi 12:10 Venne una carestia nel paese e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la fame era grande nel paese.

           Nelle Sacre Scritture, spesso è menzionata la carestia per obbligare l’uomo ad agire secondo i piani di Dio. L’abbiamo visto con Abraamo, con Israele, in Rut, con Davide e in altre occasioni. In questo caso, Dio fa in modo che Abraamo, per necessità, si muova in Egitto per comprare cibo e dopo ritornare in Canaan. Tuttavia, la discesa in quella terra non era del tutto agevole, essendo che, si presentavano vari pericoli ed incognite di morte. L’ostacolo più grande riguardava Sara, moglie di Abraamo, poiché, secondo la morale di quel tempo, essendo Sara di bell’aspetto, poteva essere pretesa da un uomo importante d’Egitto, addirittura dal faraone che era solito circondarsi di numerose concubine. Questa ipotesi, avrebbe posto in pericolo la vita di Abraamo, poiché, lui come marito sarebbe stato eliminato prendendogli via la moglie. Da questo problema, ne viene fuori che Sara era moglie ma anche sorellastra di Abraamo, figlia dello stesso padre, ma non della stessa madre (Gen. 20,12).  La decisione di Abramo, per nascondere la vera identità di Sara, fu quella di dire che lei era sua sorella. Tuttavia, la scelta del cambiare il rapporto famigliare, a prima vista, offuscherebbe l’immagine dell’uomo di Dio, ma anche quella della sua integrità morale e sociale di quel tempo, poiché, la decisione sembra poco sintomatica nell’osservare il comandamento di Dio e per nulla affidabile sarebbe la conclusione positiva della riuscita. Certo, siamo ai principi delle relazioni matrimoniali, nelle quali, le disposizioni di Dio, sul matrimonio, vengono per motivi di necessità o altro, facilmente disattese, si ricordi le figlie di Lot. Qui siamo di fronte ad un comportamento che parrebbe mostrare poca fede, se non ci fosse stata un importante giustificazione, quale la possibile pericolosità della vita di Abraamo. La giustificazione, su questo fatto, prende forza dalla promessa di Dio che disse ad Abraamo: Alla tua discendenza darò questo paese, cioè, Canaan. Presso la Quercia di More, Abramo, quindi, avrebbe dovuto avere una discendenza comunque fossero andate le cose, anche se la sua condotta apparentemente non fosse stata coesa, nel momento in cui entrò in Egitto. In realtà, dobbiamo affermare, che Dio ha permesso che accadesse tutto ciò, come condizione e preludio di quello che sarebbe successo in futuro con Giuseppe. Lo scopo principale, di quanto possiamo leggere dai fatti, fu quello che Dio volle far nascere amicizia tra il faraone e il suo popolo, usando Abraamo come pioniere e patriarca delle nazioni future. L’Egitto, fu forse la prima nazione, ad accogliere Israele, come popolo di Dio a seguire poi fu l’Impero Romano e così via, fino ai giorni nostri. Tuttavia, satana, ha contrastato questa espansione amicale di Israele con le altre nazioni, dal primo momento, fin dai tempi di Mosè con il faraone Ramses II. Ritornando ai fatti, la dichiarazione di Abraamo di essere fratello di Sara, gli fece acquistare tanta benevolenza e ricchezze dal faraone, che implicitamente, si esplicitò l’apertura all’amicizia degli Egizi con il popolo di Dio ma anche e soprattutto si stava rafforzando con il matrimonio del faraone con Sara. Tra il matrimonio e la coabitazione sarebbero passati parecchi giorni, secondo l’usanza. Ecco che Dio intervenne nel sogno del faraone, prima della consumazione. Sara non fu conosciuta dal faraone, perché anche non è scritto che la conobbe, ma che la sposò. Un simile esempio di matrimonio, negli anni futuri, si ebbe con Giuseppe e Maria. Così, quando il faraone, dai sogni premonitori, seppe che Sara era moglie di Abraamo, si irritò e gli disse: Perché non m'hai detto che era tua moglie? Perché hai detto: È mia sorella?  In questo dialogo, osserviamo una cosa non chiara alla mente umana. L’ira sviluppatosi nei confronti di Abraamo, per il fatto che non ha detto la verità al faraone sembra contrastare la decisione del faraone che fece partire Abraamo, sua moglie e tutto quello che egli possedeva, cioè, con tutte le ricchezze donate, senza che il faraone ne chiedesse il ritorno. Si ipotizza che il faraone, quella decisione di donare le ricchezze ad Abraamo l’abbia determinata, per la grande paura che Dio gli aveva inculcata, poiché, colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe e si presume anche che nel sogno Dio gli abbia parlato, essendo che, il faraone seppe che Sara era la moglie di Abraamo. 

 

Il sacrificio di Isacco

Genesi 22:12 E l'angelo: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo.

           Sappiamo che Dio sa tutto, cioè, conosce anche la profondità dei nostri pensieri e dei nostri segreti. Tuttavia, le parole ora so, che in apparenza sembrano contrastare la onniscienza di Dio non possono essere compresi dalla mente umana se usa la ragione o il razionale intento della logica o la determinazione di un risultato esperienziale. Deve, la mente, andare oltre il confine della realtà e toccare l’invisibile e il trascendentale e quindi, credere all’impossibile. Detto ciò, poniamo la nostra attenzione sulle parole ora so che temi Dio. Chi parla è l’Angelo di Dio, essendo che, la Santissima Maestà, secondo la convinzione di molti, starebbe sempre nel suo Trono.  Ecco che, allora, coincidono le parole ora so, dette dall’Angelo, poiché, chi conosce la nostra mente e i nostri pensieri è solo Dio e quindi la Trinità. Le domande che scaturiscono per voler sapere i motivi per i quali Dio comandò Abramo di andare sul monte a sacrificare suo figlio Isacco, non possono essere comprese se Dio non li rivela, tuttavia, il fedele che studia le Sacre Scritture, prima o poi, si formula questa domanda. Ed ecco che, in buona fede, la mente si costruisce possibili ipotesi per capire meglio il ministero di Dio e durante la elaborazione dei quesiti, si immagina che in questo avvenimento, Dio, abbia voluto preannunziare il suo divino dolore per il sacrificio del proprio figlio, Gesù. Ci si chiede, allora, perché, Dio, avrebbe voluto pretendere il sacrificio di Gesù? Questo è un problema. Se pensiamo che per annullare la condanna eterna data da Dio a Adamo ed Eva, non sarebbe stato sufficiente il sacrificio ne degli animali e nemmeno del più illustre uomo della terra, arriviamo a capire che ad una pena eterna, secondo la legge divina, era necessario il sacrifico di un divino. Apocalisse 4:12 Essi dicevano a gran voce: Degno è l'Agnello, che è stato immolato…. Così, Isacco, scampato dalla morte, raffigurò l’agnello immolato in terra a testimonianza degli uomini e Gesù, come il sacrificio dell’agnello lo è stato a testimonianza del cielo. La richiesta di Dio, del sacrifico di Isacco, cosa ha significato per Abraamo? Certamente gli ha prodotto un trauma che ha lasciato un segno profondo nella vita ma anche ha causato una riflessione, mai cessata, nei confronti dell’umanità, per il fatto che il sacrificio di Gesù, senza colpa ne macchia, resta un mistero inspiegabile, pensando che Dio ha annullato la sua potenza e sopportato la morte del Figlio. In concreto Dio fermò il sacrificio di Isacco ma non ha fermato il sacrificio di Gesù, anche quando nel momento più tenebroso, Gesù gli chiese se avesse potuto passare oltre a quel calice. Guardando i fatti, il Figlio di Dio, ha preso il posto del montone impigliato nel cespuglio per sanare il peccato originale dell’uomo, ma anche, il carattere umile e mansueto di Gesù, ci ricorda Abele che, in buona fede, per la sua offerta fu selvaggiamente ucciso. Se Abraamo, da quel momento, guardò suo figlio Isacco come risuscitato dalla morte, dall’altro lato vediamo Dio, che sopportando il sacrificio del Figlio, lo risuscitò per alzarlo come sacerdote dell’ordine di Melchidesech e come Re dei re, concedendogli un Regno che non avrà fine. Come vediamo, il fine di Dio è sempre glorioso per gli uomini e immensamente glorioso per Gesù, in quanto, ha portato a termine vittoriosamente il ministerio terreno. Rimane sconvolgente il pensare la fermezza di Dio a non concedere a Gesù, di oltrepassare quel calice, similmente come Abraamo fu fermo a mandare via Egar e Ismaele dal suo territorio. Qui, si scoprono i due dolori nascosti, quello di Abraamo e quello di Dio. Il primo, provò tanto dolore, nel momento tragico di sacrificare Isacco e poi, per la seconda volta, prova dolore nell’allontanare Ismaele. Nel secondo caso, Dio, prova un indescrivibile dolore accogliendo l’oblazione del sacrificio come fece il sacerdote eterno Melchidesech, che accettò la decima da Abraamo. Questi dolori simili ma diversi sulla loro raffigurazione, l’uno di terra e l’atro divino, suscitano grande considerazione, infatti se il dolore di Dio si avviluppò in tutto il creato e la stessa terra tremò e il cielo si oscurò, tuttavia, il cuore dell’uomo rimase inoperoso e fino ad oggi incredulo. 

 Giuseppe e i sogni

 Genesi 37:3 Israele amava Giuseppe più di tutti gli altri suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga con le maniche.

           Quello che diede inizio alla storia di Giuseppe fu l’invidia dei suoi fratelli. Questo subdolo sentimento nascosto o appariscente invade il cuore degli uomini facendo, avvolte, se non spesso, scaturire guerre e distruzioni. Nel racconto di Giuseppe, l’invidia, si è manifestata in modo risentito ma comprensibile, quando Israele donò a Giuseppe una veste di valore che lo distingueva da tutti i suoi fratelli. Le cose peggiorarono, quando Giuseppe raccontò loro che aveva fatto un sogno sui covoni che si erano piegati al suo. Ci si domanda, quale sia la differenza tra il sentimento di invidia e la gelosia di Dio, quando dice, io sono un Dio geloso? Nel primo caso l’invidia si riferisce quando si desidera il benessere altrui, mentre la gelosia di Dio è personale, essendo Dio perfettissimo è estremamente esigente del proprio rispetto. Sull’invidia, Dio non può essere invidioso su gli altri, poiché, Egli è tre volte Santo, Creatore e tutto gli appartiene. Israele, sul significato dei due sentimenti provò non invidia ma gelosia, quando Giuseppe gli raccontò il sogno delle sole e delle stelle, per il fatto che lui e sua moglie e i suoi fratelli si sarebbero dovuti inchinare a lui ma non era invidioso per il suo futuro benessere. Genesi 37:10 …… Che significa questo sogno che hai fatto? Dovremo dunque io, tua madre e i tuoi fratelli venire a inchinarci fino a terra davanti a te? Se da un lato i fratelli covarono quel sentimento di invidia da divenire perpetrazione di un delitto, da una approfondita esamina, ci accorgiamo che la gelosia ha provocato effetti non indifferenti, anche su Israele.  Genesi 37:12 Or i fratelli di Giuseppe, erano andati a pascolare il gregge del padre a Sichem. (13) Israele disse a Giuseppe: I tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem. Vieni, ti manderò da loro. Ci si chiede, con quale proposito o beneficio di che cosa, Israele, decise di mandare Giuseppe, di solo diciassette anni, figlio suo prediletto al quale gli aveva donato, una tunica di valore a discapito degli altri figli, a Sichem luogo distante 100 km circa in mezzo al deserto e alla steppa con la certezza di presenza di leoni e altri felini selvaggi? Non è stato forse un azzardo che Israele abbia messo Giuseppe alla mercé di Dio? E se fosse stato veramente sotto lo sguardo divino sarebbe stato salvato, altrimenti le evenienze avrebbero preso la meglio? Non è stato forse il sentimento di colpa che alla notizia della morte di Giuseppe che Israele si sia stracciato le vesti con grande dolore e responsabilità e, per lungo tempo, fu in lutto? Da quel momento la vita di Israele fu un tormento, tale che divenne così geloso di Beniamino che non lo volle mai lasciare libero di andare fuori. Ricordiamo che Giuseppe rispose, alla richiesta di Israele, suo padre, eccomi, come Isacco rispose ad Abraamo. Anche Giuseppe come Isacco, prende la configurazione di Gesù, che al momento che Dio chiese chi fosse pronto a scendere sulla terra, si trovò Gesù, l’Agnello, degno per salvare l’umanità mentre, Giuseppe fu degno di essere stato scelto per salvare dalla fame il popolo di Dio portandolo in Egitto.  

 

Giuseppe in Egitto    

Genesi 39:1 Giuseppe fu portato in Egitto; e Potifar, ufficiale del faraone, capitano delle guardie, un egiziano, lo comprò da quegli Ismaeliti che ce l'avevano condotto.                                                                                

           Giuseppe venduto dai fratelli ad una carovana di Ismaeliti fu portato e venduto in Egitto. Da questo atto ignobile dei fratelli, Dio ha benedetto quello che l’uomo aveva disprezzato.      Potifar, maestro e signore della sua casa, assume Giuseppe servitore e dirigente dei suoi affari. In breve tempo, il servitore israelita divenne presto importante, essendo che, riusciva bene a ogni cosa stando in casa del suo padrone egiziano. Guardando attentamente, sembra che il maestro Potifar sia in effetti il servo, poiché, è stato scelto per allargare la via a Giuseppe a raggiungere lo scopo del progetto di Dio. Tutto, indirettamente, gira intorno al giovane schiavo, mentre egli acquista credibilità di uomo di fiducia. Ma proprio per questa fiducia, la moglie di Potifar, avvenne che più lo osservava più pensava di possederlo, così un giorno essendosi rivelata desiderosa del giovane, l’ebreo se ne fuggì a forza, perdendo un pezzo di stoffa del suo vestito. La donna sentitosi rifiutata, con quella prova, ricattò Giuseppe che, lì a poco, lo fece arrestare dal marito. Se Giuseppe, da quel cambio di vita, pensò, sicuramente, che la mano di Dio era sopra di lui, dal momento che fu incriminato falsamente e imprigionato, avrà pensato che Dio si fosse allontanato. Allo stesso modo, chi trovandosi in condizioni di disagio o di assoluta difficoltà, pensano che Dio si sia allontanato da loro, devono sapere che Dio è in controllo di tutto e su tutti. Questa fiducia chiamata fede, avvenne in Giuseppe, poiché, anche in prigione Dio lo accompagnò aiutandolo a far amicizia con il carceriere e con carcerati. Proprio in questo luogo di pena, Dio, controllava e dava forza a Giuseppe, senza che il giovane se ne accorgesse.  Il governatore della prigione non rivedeva niente di quello che era affidato a lui, mentre il Signore faceva prosperare tutto quello che Giuseppe intraprendeva. Questo fu il periodo, in cui, il giovane interpretava i sogni dei detenuti e tutti lo stimavano credendo che fosse benedetto dal suo Dio. ma vi è una cosa strana che accadde in quel tempo, in riguardo ai sogni, che mentre a ogni sogno Giuseppe si rifaceva a Dio, dicendo che le interpretazioni appartenevano a Dio, nell’occasione che interpretò il sogno del coppiere, disse: Questa è l'interpretazione del sogno: e dopo replicò ancora: ricordati di me, quando sarai felice, e sii buono verso di me, ti prego; parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa. Con attenta esamina ci accorgiamo che Giuseppe, mentre diceva a sogno che l’interpretazione apparteneva a Dio, in questo caso non nominò il Signore, ma ancora più grave fu il fatto che si rivolse all’aiuto dell’uomo di ricordarsi di lui per avere mercé dal faraone per farlo uscire di prigione. Se stiamo attenti, ai fatti Dio fece sì che Giuseppe stesse ancora due anni in prigione facendo dimentica al coppiere di menzionarlo al faraone.  Genisi 41:1 Alla fine di due anni interi, il faraone fece un sogno. Nessuno dei ministri fu capace di interpretare i sogni del faraone, così, dopo due anni

il coppiere in quella occasione si ricordò di Giuseppe.  Dopo essersi sbarbato e pulito, Giuseppe fu condotto dal faraone. In questo caso, vediamo cambiato il parlare di Giuseppe, che dirà come Dio ha indicato al faraone quello che sta per fare. Ecco il cambiamento di Giuseppe che nei due anni di prigione prolungati, ha riflettuto sulla sua mancanza di non avere menzionato Dio nei suoi sogni. Ora, di fronte al faraone Giuseppe dà tutta la gloria a Dio e per questo suo affidamento a Dio, ricevette una enorme grazia di meritare il favore di salvare il suo polo nella terra d’Egitto.   

Giuseppe si presenta ai suoi fratelli

Genesi 41:56 La carestia era su tutta la superficie del paese e Giuseppe aprì tutti i depositi e vendette grano agli Egiziani.

           Come predetto da Giuseppe la carestia incominciò dopo sette anni di abbondanza su tutta la superficie del paese d’Egitto ma anche e soprattutto nei paesi con vicini. Questo evento disastroso causò scarsezza di cibo nella terra di Canaan e toccò anche la casa di Israele. I fratelli di Giuseppe furono, così, mandati da Israele in Egitto a comprare provviste, mentre in Egitto, Giuseppe fu fatto governatore dal faraone per i suoi meriti. Genesi 40:39 Così il faraone disse a Giuseppe: Poiché Dio ti ha fatto conoscere tutto questo, non c'è nessuno che sia intelligente e savio quanto te. Quando i fratelli arrivarono in Egitto si presentarono al governatore Giuseppe, loro fratello, senza conoscerlo ma Giuseppe li riconobbe. In quel momento egli provò, certamente, gioia ma anche vendetta, il cuore suo fu travagliato, la sua mente confusa ma il desiderio di abbracciarli fu grande. Tuttavia, il ricordo delle loro malefatte non gli permisero una riconciliazione subitanea, così replicò. Genesi 42:9 ……. Voi siete delle spie! Siete venuti per vedere i luoghi indifesi del paese! Queste accuse scaturiate dalla sua posizione di potere, permisero a Giuseppe di mortificare i suoi fratelli pesantemente e di porli in prigione con l’accusa di spionaggio. Ma egli fu ancora più duro, quando richiese, dopo aver preso uno di loro in ostaggio, che gli altri avrebbero dovuto portare il loro fratello Beniamino in corte, poiché, egli voleva accertarsi se quello che avevano detto fosse stata la verità. Ci si domanda, il perché Dio abbia permesso che si verificasse questo percorso di rivendicazione, quando poteva, Giuseppe, rivelarsi subito e fare entrare il suo popolo in Egitto? Qualcuno ha espresso la ipotesi che il bene è apprezzato, grandemente, se viene ottenuto dopo un rilevante sacrifico. Così, la vendetta di Giuseppe è stata permessa per il fine morale e della colpa commessa dai suoi fratelli. A suo tempo, la rivelazione di Giuseppe a Israele e ai suoi fratelli fu talmente inaspettata che sconvolse i loro cuori con immensa gioia ma anche la confessione dei fratelli fu commovente che chiesero perdono difronte al loro padre per le loro malefatte. Questo atto aprì il cuore di Giuseppe che li ospitò in Egitto, compreso il popolo di Israele. Questo quadro di evento vuole rappresentare il riferimento alla figura di Gesù che non considerato dall’uomo, come Figlio di Dio, si è rivelato nella realtà, di esserlo. E come Giuseppe dal suo pellegrinare, acquisendo una posizione reale, fece entrare il suo popolo in Egitto, Gesù, con il suo sacrificio, fa entrare il suo popolo nel regno di Dio. Come vediamo, i fatti che sono successi nella terra con il ministero di Gesù, si proiettano nei fatti del cielo, essendo che sono quelli del cielo che controllano quelli della terra. Cielo e terra sono collegati, all’opera della volontà di Dio che ha progettato il suo ministero per il fine glorioso dell’umanità, che dopo l’esperienza della terra, mai più sarà soggiogata dalla morte. Questa riunione dei fratelli vuole significare una riconciliazione dell’uomo con Gesù, cioè, riconciliazione per tutti quelli che si sono allontanati da Lui, essendosi comportati come i fratelli di Giuseppe. Gesù, che è stato il liberatore dell’umanità rimarrà Re e sacerdote con il suo regno che non avrà fine. Questo tipo di regno era il regno voluto da Dio sulla terra, ma gli uomini hanno voluto il loro re, che non ha portato beneficio ma guerre, ma anche la maledizione che cadrà sulla terra.  

 

La riconciliazione dopo la morte di Israele

Genesi 50:18 I suoi fratelli vennero anch'essi, si inchinarono ai suoi piedi e dissero: Ecco, siamo tuoi servi

           Israele facendo un resoconto della sua vita considerò il comportamento dei suoi figli nei confronti di Giuseppe e dopo una riflessione, vide specchiarsi, per certi versi, il suo comportamento nei confronti di Esaù, in riguardo alla promessa della primogenitura barattata con il piatto di lenticchie. Ora, avendo tutto il quadro dei fatti e dei comportamenti dei sui figli verso Giuseppe, pensò che come Esaù perdonò la sua condotta, sentì l’obbligo di comportarsi con lo stesso senso di comprensione di Esaù e di pater familias, perdonando loro l’ingannò teso al proprio fratello. Questa sua decisione di riconciliazione conferma la benedizione che Dio fece a Israele di essere padre e capostipite delle tribù della sua discendenza. Quindi doveva sia per profezia sia per pentimento e di uomo pacificatore, raccomandare la riconciliazione di Giuseppe con i suoi fratelli. Genesi 50:17 Dite così a Giuseppe: Perdona ora ai tuoi fratelli il loro misfatto e il loro peccato. D’altro canto, i suoi fratelli già furono pronti non solo ad umiliarsi ma a considerare se stessi servi fi Giuseppe. Genesi 50:18 I suoi fratelli vennero anch'essi, si inchinarono ai suoi piedi e dissero: Ecco, siamo tuoi servi. Il legame di Giuseppe con i suoi fratelli si rinsaldò fortemente che gli furono vicini e lo rispettarono fino la fine dei suoi giorni, anche dopo la sua morte, quando decisero di portare le sue ossa fuori dell’Egitto e li riposero a Sichem. Essi per la seconda volta si inchinarono a Giuseppe come servitori, confermando il sogno che fu spiegato loro dal fratello, in riguardo ai covoni. Accettarono, quindi, i fatti come volere del Signore e ne furono anche compiaciuti del fatto che Dio era con loro e con tutta la casa di Israele come lo è fino ad oggi.  Giuseppe non volle abitare nelle stanze reali offerti dal faraone ma preferì abitare nella casa di suo padre Israel, insieme al suo popolo. Questo attaccamento familiare mostra il suo grande affetto che nutriva verso i suoi genitori e la sua sottomissione come figlio e se, con il sogno che raccontò riguardo i covoni e la luna e le stelle, per il quale, sembrò mostrare un aspetto di grandezza e vanità, ora, Giuseppe mostra il suo vero desiderio di essere figlio sempre, in qualsiasi condizione e posizione, onorando prima Dio e poi i suoi genitori. Da questa fermezza di comportamento e di fede verso Dio, alla fine della sua vita con profondità di sentimento e di espirazione divina, lasciò detto che il Signore li avrebbe certo visitati nel prossimo futuro, come se stesse esprimendo un sogno rivelatore, di cui, Dio gli riferiva nei sogni. Genesi 50:24 Giuseppe disse ai suoi fratelli: Io sto per morire, ma Dio per certo vi visiterà e vi farà salire, da questo paese, nel paese che promise con giuramento ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe.

 

 

 

Parola: Alla seconda persona di Dio, la Parola non è stato dato il nome di Gesù, poiché, è sulla terra che, come seme di Dio, ha acquistato il nome di Gesù. 

Umanità: l’umanità non poteva essere salvata da un uomo terreno, per almeno due motivi. Uno perché peccatore, l’altro per abrogare o annullare una condanna eterna di Dio era necessario un sacrificio di un divino e non quello di un uomo.

1Tessalanocesi 5: 23 Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Genesi 1:24 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.

Vita eterna: Aforismo di g.d. se Gesù è morto e vive, noi non possiamo vivere e morire.

esistenza: Dio offe all’uomo in cambio dell’Eden, il Giardino del mondo e il sistema planetario dell’Universo.  

Ai: Ai si trova a sud-est di Bethel vicino Gerico a nord del mar Morto

Genesi13:2 Abramo era molto ricco di bestiame, d'argento e d'oro. (3) E continuò il suo viaggio dal meridione fino a Betel, al luogo dove da principio era stata la sua tenda, fra Betel e Ai, (4) al luogo dov'era l'altare che egli aveva fatto prima; e lì Abramo invocò il nome del Signore.

 

 

Genesi 13:8 Allora Abramo disse a Lot: Ti prego, non ci sia discordia tra me e te, né tra i miei pastori e i tuoi pastori, perché siamo fratelli! 9 Tutto il paese non sta forse davanti a te? Ti prego, separati da me! Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra.

13 Gli abitanti di Sodoma erano perversi e grandi peccatori contro il Signore. 

Genesi 19:32 Vieni, diamo da bere del vino a nostro padre, e corichiamoci con lui, perché possiamo conservare la razza di nostro padre.