Rettangolo con angoli arrotondati:

Gyges

 “Tragedia “ di Giuseppe Drago

Gyge (685 ca. - 653 ca. a.C.), re di Lydia (685-657 a.C.), fondò la dinastia dei Mermnadi, uccidendo il re Candaule e sposandone la moglie. Stabilì la capitale a Sardi e iniziò l'espansione nella Ionia, con l'intenzione di dare al suo regno uno sbocco sul mare Egeo. Grazie all'aiuto degli Assiri, Gige respinse la prima invasione dei Cimmeri; in seguito si accordò con il faraone egiziano Psammetico I proprio contro gli Assiri, ma si trovò privo di alleati durante il secondo assalto dei Cimmeri, che causò la sua morte. Gli succedette il figlio Ardys. Le fonti antiche ricordano la sua proverbiale ricchezza. Gyges, vissuto nel 680 a.C. a Ovest di Anatolia, scese in Lydia ove divenne re fino al 648 a.C. per 38 anni. Egli usurpò il trono a Candaules, uccidendolo con la collaborazione della regina, che dopo divenne sua moglie.  Fu un grande condottiero, combatte in Siria, e in Egitto e fece ricca la Lydia, ma in Anatolia trovò la morte per mezzo, di Archedis, figlio di Candaules, il quale, dopo aver vendicato suo padre ritornò in reggia per uccidere anche la madre divenuta moglie di Gyges, re di Lydia. Ma il trono appartenne ad Ardi figlio di Gyges e di Eblea. L’oracolo fu contro Archedis per l’eccidio commesso senza interpellare gli dei. Invincibili in battaglia. Il loro impero giunse a comprendere quasi tutta l'Asia Minore, usurpando all'Egitto il dominio mediorientale. 

Capitolo1

 

Gyges pascola

 

Un eco si fuse tra le note vibranti, in una valle,

ove un pastore sdraiato sotto un albero       

zufolava un cantico fino a quanto più non volle,

 

Da un antro soprastante,

pervenne il soave canto d’una ninfa,

che infatuò il giovine in un istante.

 

Gyges, di Daschilo d’Anatolia, figliolo,

era che pascolava in terra di Lydia,

ignaro d’un fato che lo stava alitando in volo.

 

Si avvicinò e tutt’intorno gli apparvero dei fiori,

era la ninfa che lo invitava con incanto,

ad ascoltare la grazia dei suoi cori.

 

Appena entrò nella spelonca echeggiò il canto,

e mentre Eco gli veniva incontro,

col il suo volto seducente, gli si pose accanto.

 

 

La ninfa Eco

 

Gyges, vicin ti ero nel lago quando tu nuotavi

e quando guardavi lo specchio d’acqua,

osservando il mio riflesso tu m’amavi.

 

Limpida la mia immagine veniva avanti

e il mio sorriso t’inondava

e ti estasiava al suon di dolci canti.

 

Il tuo suono, con ascesi note armoniose

uguagliò la risonanza del mio eco,

che fece tintinnare i fiori di mimose.  

 

Ma ancor, coinvolse me che t’apprezzai      

che a poco a poco nascere vidi in me

tanto desio che t’amai.

                                

Diletto or mi sei tra queste mura,

che ospitarono Giasone e gli argonauti,

prima che si diressero per Colchide, alla sera.

 

Così desidero che tu resti tra le mie premure

che docili ti rendono il pensare,

tra il mio cuor che non ha misure.

 

Gyge vede la Ninfa 

 

Io vidi in quella luce chiara,

che si confondeva a quella della luna,

la tua immagine venir dolce e cara.

            

Sentii un suon divino d’armonia

quando le fronti, rimosse al vento,

vibrarono di rara sinfonia.

 

Non conoscevo il tuo nome e pur t’amai

e appena la tua voce mi d’è conforto,

come in un incanto, t’abbracciai.

Da allora risuono il flauto come non mai,

e aspetto che m’appari

per saper di più, in questo mondo, cosa fai.

 

Sol so, che Ninfa sei, di bellezza rara,

che m’accogli nel tuo seno e m’infondi

la speranza che al cuor m’è cara.

 

Se il tuo amore è senza inganno

fa che nel mio cuor nasca un fiore,

segno d’avermi accolto nel tuo seno.

 

 

La ninfa Eco risponde

 

Vorrei tanto, rompere il mio incanto,

cambiare il mio essere divino con l’umano,

sentire l’emozioni dell’amore e non il pento,

 

Ma non posso goder vita senza canto,

il mio mondo è separato e strano

e mi lega tra cielo e terra senza vanto.

 

Or, che siamo stati insiemi pochi giorni

e amore in noi è nato, ti fò regalo d’un anello,

che dalla realtà scompari e poi ritorni.

 

Va o Gyges, poiché il tuo destino è già segnato,

poiché, la tua fedeltà a Candaule ti procurerà

un fausto potere e di sangue sarai bagnato.   

 

Gyges verso Sardis

 

Ecco Sardi! Gli sto d’avanti,

città ove risiede il re di Lydia,

terra di guerrieri, di arcieri e fanti.

                                                                                        

Il sole splende in questa città d’oriente,

e le alte terrazze ed i giardini,

mi conquistano fortemente.

 

La città sembra una regina,

le strade tutte a lei convergono

e la reggia, un viale par che la incorona.

                                                                                                           

Nella corte cercherò d’entrare,

mi rivelerò come figlio di Daschilo,

e da Cantaules mi farò apprezzare 

 

In corte

 

Gyges  

 

Maestà, son pronto ad allietarti,

col suono del mio flauto, ed aiutarti

con consigli validi che so darti.

 

Fama è corsa dai monti fin giù la valle,

che so prevenire l’azione del nemico,

quando improvviso si scaglia alle spalle. 

 

Fu un dono ch’io ebbi e non so come,

accorsi per la dolenza d’un cavaliere

di cui, non chiesi nemmeno il nome.

                                         

Seppi che suo padre, cadde in un tranello,

e fu ucciso dallo stesso uomo,         

che usurpò il trono del fratello.

 

Il cavaliere, amava la figlia dell’usurpatore,

ed io lo convinsi a sposarla

e perdonare pure il genitore.

                                                                              

Ma fu diverso il destino di quella nazione,

salì al trono, non chi con spada ferì,

ma colui che perse il padre in tenzone.

 

 

Candaules

        

Gyges, tu sembri di posseder le doti,

di un uomo guidato dagli dei,

per cui, or ti assumo per assolvere a dei voti.

 

Oltre l’orizzonte, scende questo fiume

e dopo Sardi bagna ancora Izmir,

ove è nascosto un amuleto nel suo letto infime.

 

Esso contiene un divin monile

che ha lasciato Naide, ninfa delle acque,

dopo che uccise Hylas di Heracle, il virile.

 

Durante la spedizione degli Argonauti

presso la terra di Mysia, Hylas scese

per prendere dell’acqua poiché, erano assetati.

 

Ma Naide innamoratosi di lui,

in quell’amore nato in mezzo al fiume,

le cadde la gemma, che brilla alla presenza altrui.

 

Ma stai attento che vi sono in ogni parte,

insidie tra le acque di quel fiume.

Tanti sono andati e trovarono la morte.

  

Sono pronto a partire, o mio re,

per prendere il fatidico monile,

ed esaudir, così, il tuo volere.

                                                                                         

                

Gyges vicino al fiume

 

Che strane cose vedono i miei occhi?

 raggi di luce intensi, attraversano le fronti

e par, che con la mano io li tocchi.

 

Un fruscio d’acque gelide e cristalline

convogliano da una cascata verso il lago

che fanno un solco alle colline.

              

Pesci sprizzano come farfalle,

sullo sfiorare dell’acqua e gioivi

giocano ad inseguirsi tra le falle.

 

Ed un vapor d’acqua adagiato,

rende l’intorno così misterioso,

che somiglia quel luogo, che ho sognato.

 

Questo è il terreno dov’è il monile,

ma vedo pesci che impediscono l’entrare,

e a gruppi divorano la carne come mele.

 

Un branco d’animali sta passando qui vicino,

ed eludendo i pesci, che cacciano la carne,

spero di prendere il bottino.

 

Mi tuffo, or che è facile andar giù da solo

per afferrare il sacchetto col monile,

mentre i pesci son lontani dal tesoro.

 

Ecco vedo che è prezioso che mi sconvolge,

e dalla mia mano tremolante par   

misteriosamente che mi sfugge.

 

 

Vorrei darlo ad Eco, così sarei riconoscente

quando quel giorno mi invase il cuore

col suo amore travolgente.

 

Nessuna ragion fu valida contro al mio desire

di rimanere da lei affascinato, poi d’amarla

fino a non più morire.

 

Ritornare alla reggia è bene ch’io decida.

ch’io non mi strugga con i sentimenti

e ricordare bene che la ninfa di me si fida.

 

Ringrazio gli dei che m’han protetto

dalle insidie di questo fiume

facendo tesoro di quel che mi fu detto.

 

Questo monile mi farà aver fiducia

e sarò per Candaules, un tale consigliere,

che mai, mi farà rinuncia.

 

L’ora è già tarda e devo ritornare,

il buio mi spinge di trovar riparo

per passar la notte senza alcun terrore.

 

 

Riflessione

 

Strano presentimento sento in questo luogo

ove prodi e audaci cavalieri si cimentarono

contro dei nemici che furon spinti fino al lago.

 

Dalla regina, ricevettero amabili pensieri

e dal re furono acclamati

come i migliori condottieri.

 

 

E dopo tanti, in me cadde la scelta

poiché, nulla io feci per meritarlo.

Ringrazio or gli dei anche questa volta.

 

Spero che le note del mio flauto,

portino ad Eco tanta armonia e che

esprima il suo gioir con tanto lauto.

 

Per suo favore ebbi aiuto nell’avventura

che sembra da quell’ora,

cambiata la mia vita ch’era oscura.

 

Ma or, non so oltre il colle che m’aspetta,

mi sento d’esser spinto, come se qualcuno

mi faccia avere tanta fretta.

 

Mi sento come un seme sballottato

per raggiungere il prefissato loco,

e ignaro girovago, per essere piantato.

 

 

Sembra, che qualcosa in me si desta,

nel sentirmi attratto alla regina

e par che questo desio non si resta.

 

Con il re Candaules cerco di far lega,

lo seguirò nei suoi discorsi e nella caccia,

per far che da lui, amicizia ne venga.

 

Che il favor degli dei mi sia propizio

ch’io sia un pronto esecutor del suo desio,

per ottemperar l’ordine al suo servizio.

 

 

 

Gyges ritorna in corte

               

Maestà, non so come son qui tornato;

Quel fiume nascondeva molte insidie

Quando trovai il monil da te vantato.

 

Un momento assai propizio io ebbi,

Su dei piccoli pesci che divoravano la carne.

Che mai li vidi ne, il lor dir conobbi.

 

Così mentre erano tutti intenti a divorare,

La selvaggina ch’era lì per bere

Approfittai per entrare in acqua e poi uscire.

 

Voglio or dare a te, o re, questo monile

Ch’è di valore raro per la tua regina

E quando la guardi, lei ti sarà gentile.

 

 

Candaules

 

        

Gyges, sei stato bravo in ogni cosa,

Ti farò guardia del corpo

Più, fido consiglier della mia sposa.

 

La regina nell’indossar questo monile

Le donerà tanta bellezza e fortuna,

Che nessuno le sarà mai ostile

 

Sia reso noto ovunque nel reame

Che, oggi a Gyges sarà dato onore

In corte, tra i cavalieri e dame.

 

Ora sia fatto un gran banchetto

Ad onore degli dei

A cospetto del nostro prediletto.

 

Siano chiamati i commensali,

Che facciano allegria,

E tutti gli ospiti che sono nelle stanze reali.

 

Questa serata rallegra il mio cuore,                                          

Do la destra a Gyges, e la sinistra

Alla regina, ch’è tutto il mio candore.

 

Cibo e vino siano abbondanti,

Mentre i cantori ci allietino,

Con la loro musica e dolci canti.

               

 

Gyges               

 

Maestà, io ti sarò vicino in ogni evento                         

E mi scaglierò contro colui

che nascosto o in palese ti sarà cruento. 

 

                            Alla regina do tanto ossequio

M’inchino alla sua bellezza

E sempre sono pronto al suo servizio. 

 

 

 

Eblea

 

Se sua Maestà mi permette il dire,

                                                                                         Esprimerti voglio gratitudine per il monile,

Poiché in te vi fu, più coraggio che paura del perire.

 

 

E la tua onestà è singolare.

Il monile potevi farlo tuo, invece,

Lo hai portato per donare.

 

A che ti spinse questo, io non lo so

Lasciare il tuo paese, e qui venire.

Ma certo, il voler di un dio ti guidò.

 

Accetto il tuo regalo e lo porto al petto,

Sia quando sono con le dame in corte,

Sia quando sono a letto.

 

                          Vi è una cosa che in esso ho notato,

Quando lo guardo par che mi rispecchia,

Il volto di un cavaliere innamorato.

 

Scusate, se mi accomiato, è già tardi.

Voglian gli dei, che questo dono,

Porti ricchezza alla città di Sardi.

 

 

Candaules   

       

Gyges, noi continuiamo la serata

Assaporiamo l’ebbrezza della festa

Raccontandoci le avventure dell’età passata.

 

Vedi questa danzatrice com’è virtuosa,

Per lungo tempo io l’amai,

Che la mia mente, per le sue doti, fu confusa.

 

Quasi abbandonai il potere del reame

Nelle notti sotto il riflesso della luna

Abbracciati stavamo in un sol legame.

 

Ma quando presi moglie fu un incanto,

Non avevo mai visto tal bellezza in una donna,

Così io l’amai allora ed ancor l’amo tanto.

 

La sua bellezza è paragonabile ad una dea,

Il suo camminar e il cadenzar dei passi

Non mi fanno d’amarla, cambiare l’idea.

 

Son sicuro che non hai visto donna bella

Che uguagli la bellezza di mia moglie.

Per questo la custodisco come se fosse una perla.

 

 

Gyges 

             

Non vorrei dir cosa che turbi il mio re,

Ma io ebbi fortuna d’incontrare una ninfa

Di bellezza rara che desiò molto il mio amore.

 

Ed io fui tanto infatuato della sua bellezza

Che dimenticai d’essere mortale

E stavo per lei, consumar la giovinezza.

 

Ma lei fu anche saggia.

Nel rivelarmi la realtà,

Perché mi disse: Questa vita ti disagia.

 

Così addolorato imprecai gli dei,

Poiché mai avrei incontrato donna

Che m’avrebbe attratto il cuore come lei.

 

Così ammaliato presi la via dell’avventura,

Ed aiutando a risolvere le pene altrui

Cominciai a ripudiar di vedere ogni donna pura.

 

 

 

Candaules 

 

Mi dici che la ninfa era di bellezza rara.

Allora consideri mia moglie, secondaria.

Ma io te la faccio vedere, qualche sera.

 

Anzi, questa sera quando lei va a letto.

Ti nasconderai dietro lo stipite del balcone

Così quando lei si spoglia ti viene dirimpetto.

 

Poi quando lei si gira e ti sta davanti al petto

Tu ti abbasserai per non esser visto

E l’ammirerai nuda in quell’attimo perfetto.

 

 

Gyges 

           

Maestà è questo un tuo astuto tranello?

Per far ch’io meriti la morte

Simile un meschino senza essere in duello?

 

Riconosco che tua moglie è la più bella

E quello che ho detto può essere non vero

Ma non far, ch’io vada come uno stolto in cella.

 

 

Candaules

 

Non pensar male alcuno,

Per quello che m’hai dato ti sono debitore

E quindi tutto è pari per ciascuno.

 

                            Resterà fra noi, e di ciò non sarà parlato.

Lei non sa, e non può farti male

Ed io farò, come se nulla fosse stato.

 

Non puoi ora ritirarti

Altrimenti il mio cuore non sta in pace

E non mi vien sciolto a parlarti.

 

Quando ti sei accertato della sua bellezza

Allora sono soddisfatto,

Di averti superato con certezza.

 

 

Ed ancora, non puoi al tuo re disubbidire.

Or che personal guardia mi sei

Devi essere d’accordo anche nel mio dire.

 

 

Gyges

 

Maestà, non so cos’altro debba fare.

Mi sento confuso e lusingato,

Verrò come hai detto, per spiare.

 

Or che sono nel balcone, sotto questo pergolato,

Aspetto paziente la regina

Che si appresta a venir da questo lato

 

E’arrivata! è l’ora che vanno a letto.

La regina si toglie la sua vesta,

Spero che la sua bellezza non mi faccia effetto.

 

Ma or che par che l’ora, sia scaduta,

Mi vien davanti risoluta.

La vedo, si, meravigliosa tutta nuda.

 

Non posso farne a meno,

Che rimanere per un attimo di stucco

Per guardar quel bene che teneva nel suo seno.

 

Credo, che mi scorse che l’ho guardato,

E pensa che inganno contro lei s’è perpetrato.

Or vedo che è ferma, come se nulla fosse stato.

 

Sento che quell’attimo, m’ha incastrato

E non so come difendermi

Se mi dirà:” Perché m’hai spiato?”

 

La morte sarà dietro le mie spalle,

Per avere agito come un lestofante,

Quando implorerò pietà per la mia pelle.

 

 

Nella stanza della regina di Eblea

 

 

                     Fate chiamare Gyges dalle comunanze,

Ditegli che la regina desidera parlagli,

E lo aspetta nelle sue stanze.

 

 

Gyges prima di entrare

 

                    Mi sento tutto morire

Un nodo in gola non mi fa respirare

E lo stomaco me lo sento ribollire.

 

O mia regina, mi hai fatto chiamare?

Appena ho sentito il tuo comando

Sono subito accorso per ascoltare.

 

 

 

 

 

Eblea

 

 

Mai fu dato scampo ne perdono,

Al libertino che osò alzar gli occhi

Quando la regina non era in trono.

 

Or tu che sei di gran lunga superiore,

Per la tua scelleratezza meriti la morte,

Per aver oltraggiato il mio pudore.

             

Ma il monile che m’hai dato,

Ferma il mio furore

E darti due scelte per essere salvato.

 

L’una è quella di uccidere mio marito

Mentre dorme nel suo letto

Con questo pugnale che lui ha smarrito.

 

L’altra è di esporti alla corte.

Per aver spiato la regina

E la tua sentenza sarà la morte.

 

A te la scelta e a te il pensare

Di come risolvere il dilemma,

Or che ti sei fatto, da ingenuo, ingannare.

 

Gyges  

      

Mia regina, sono confuso e desolato

Di come son caduto in quest’equivoco

D’essere considerato uno scellerato.

 

A tutto questo non vale la mia discolpa

Se ti dicessi il perché io venni a spiarti.

Accetto così, la prima, che mi salva dalla colpa.

 

Eblea              

 

Qui è la stanza ove pensavi di non essere scorto

E insieme a mio marito preparato avete

Quello che scoprii essere un complotto.

 

Ora ti porrai nel luogo ove ti ho visto

E quando lui dormirà lo colpirai

Nascondendoti dopo nello stesso posto.

 

Quando verrò e griderò aiuto

Tu scenderai dal balcone

E svanirai da dove sei venuto.

 

                   Candaules è entrato e sta andando a letto.

Non appena dorme farò come

La regina ha detto.

 

Mentre dorme è il momento di agire.

Con questo pugnale gli infliggo un colpo

Che in momento lo farà morire.

 

Egli è morto! or fuggo dal balcone.

La regina vedo entrare, corro

Sviando una possibile tenzone.     

   

 

Eblea 

             

Accorrete! Il re giace, e par morto

Correte in suo aiuto

Perché vedo l’ombra nel suo volto.

 

 

In corte

 

Chioseus (sacerdote)

                 

Udite! Candaules è stato assassinato.

Profondo è il cordoglio

Del popol fido che al re era legato.

.

Or siano preparati i funerali,

Perché lutto s’è sparso in questo luogo.

Estremo è lo strazio che incupisce i celi. 

 

Ora, ad Archedis spetta il trono,

Affinché la famiglia Heraclede continui,

Mentre la vendetta sarà senza condono.

 

E’ tempo di far lega,

Per rivendicare i diritti del casato

E impedire il traditor, che favor ne tragga.

 

Si prepari la cerimonia elettiva

Per incoronar Archedis, re di Lydia

E che la memoria di Cantaules, resta viva.

 

 

Eblea

 

 

                  Cavalieri! Dimenticate che sono la regina,

Con potere di tenere o lasciare il trono?

Che non si rompa questa legge d’origine divina.

 

Dato che Archedis è di appena sedicenne

Preferisco tenere il trono e sposare Gyges,

che col favor degli dei pervenne.

 

Ricordate il magico suo dono

E il rischio che passò per compiacermi?

Solo gli dei potevano aiutarlo per il ritorno.

 

Adesso io propongo che mi sia marito,

Che divenga re di Lydia, ed io la sua regina

E che il casato di Heracle sia finito.

 

Mio figlio, di questa mia scelta sarà fiero,

E sotto la guida di Gyges

Sarà un saggio e astuto condottiero.

 

Così, la regina di Lydia parla alla corte

E sia fatto secondo il volere del re

Poiché il suo legame con  Gyges era forte.

 

 

Chioseus (sacerdote)

 

Mai fu dato contrasto alla regina,

Ma onore, le è stato sempre dato

Ed or, il nostro voler a lei s’inchina.

 

Ma come sacerdote è bene ch’io t’avvisi

Che questa unione, sarà per te rovina

E ti verrà quando meno la ravvisi.

 

Eblea    

       

Annunziator di pene e di sventure

Che mai io ebbi a dir cosa alcuna

Sulle tue profezie, pur, se ci furono assai dure.

 

Ed ora ti opponi a me vedova

Che ho diritto di esprimere l’arbitrio

E sul destino mio, mi fai schiava. 

 

Che la calamità che m’hai buttato,

Su di te cada invece la sventura,

Or che da questa corte sarai bandito.

 

Chioseus    

     

Vado senza indugio e ne risentimento

Ove starò in esilio nel santuar d’Apollo,

Aspettando prove del tuo tradimento.

 

 

Eblea

 

     Sia chiamato Gyges per annunziare,

Contro le scellerate accuse, il giorno

Del nostro matrimonio, che s’ha da fare

 

 

Gyges,

(dopo i funerali parla alla corte)   

 

A tutto il popolo della reggia,

Araldi, Cavalieri e consiglieri,

E agli ospiti venuti dalla Frygia.

 

Sono lieto d’essere stato scelto

Dalla regina, consorte e re

E come Marmneda capostipite acclamato.

 

Ma se qualcuno è contro a ciò che fu proposto,

Agli dei, deve chiedere parere

S’è giusto, ch’io prenda di Candaules il posto.

 

 

 

Non sono qui per afferrare ciò che non è mio,

Ma far di voi un popolo di guerrieri,

Avere onore e libero d’ogni fio.

 

 

Così chiedo il vostro nobile consenso,

Guardate al futuro che v’aspetta,

E lasciate il passato che non ha senso.

 

 

L’Araldo

       

Gyges, il tuo parlare è saggio.

Non possiamo opporci alla realtà

Con l’intento d’ottener vantaggio.

 

Poiché molte son le incursioni,

E con fatica respingiamo i nemici

Quando ci oltrepassano i confini,

  

Sono del parere e non ho perfidia,

Di dare a tutti la notizia, che Gyges ed Eblea

Si sposino e guidino la Lydia.

 

Siano così, dati onori e festeggiamenti.

L’esercito schierato gridi fedeltà 

E che niuno s’opponga con lamenti,

 

 

Discorso di Gyges   

    

Sono, nel primo giorno del sesto mese

Incoronato, per voler degli dei, re di Lydia;

Marmenida; che contro il rivale mai si arrese.

 

 

 

M’impegno di sollevar questo regno,

Combattere e far commercio,

E a tutti dar sostegno.

         

Sono amico di mercanti Greci,

Da loro importeremo vasellami

E noi daremo le nostre falci.

 

Offriremo tappeti creati da mani esperte,

E con il nostro denaro, coniato,

Tutte le frontiere ci saranno aperte.

 

Ricca sarà questa nazione

Che sarete fieri d’essere qui nati

Sopprimendo chi fa nascere tenzone.

 

Or, la Siria ostenta in nostro andare

E con le sue incursioni non vuol

Che ci spingiamo verso il mare.

 

Ma i nostri villaggi saranno ben difesi

Perché contro la forza delle loro frecce,

Costruiremo trappole, affinché cadano sorpresi

 

Così, affronteremo i nemici

E con orgoglio vivremo nella nostra terra,

E dai vicini godremo, alleanza e benefici.

 

Continua………………...