Rettangolo con angoli arrotondati:  Racconto

SULL’ETNA

 

L’Etna, è un imponente vulcano, dominatore d’Europa è ultimo a salutare il sole che fa capolino. Mentre chiama a raccolta tutti i paesi, che accalcandosi come greggi sulle sue falde, fanno a gara per assistere al solenne spettacolo che si compie all’orizzonte, il cielo e terra si baciano, marcando la fine del giorno. Questo quadro, mostrando il perenne travaglio, di comporsi e discomporsi in forme diverse, misteriosamente marca l’evolversi del tempo che affievolisce l’uomo e lo consuma. Fiero, il vulcano, mostra al visitatore lo spettacolo della sua mole che domina la pianura e ancora il suo toccar del cielo e il giocare con le nuvole che a mulinello, raffreddano la lava che modifica il volto del pianeta. Il suo legger pendio di madre terra, dà la possibilità al contadino di coltivare la pregiata uva, che è simbolo di dono e di reciproca amicizia. Sebbene, faccia sentire la sua potenza con boati di fuoco ed eruttazione di lava, rimane sempre un’attrazione rara della natura. L’Etna, riceve sempre ammirazione dai suoi abitanti e dai turisti che vengono da lontano per ammirare la sua mole e studiare i suoi segreti. Come una barriera, smorza i venti e li dirige quieti verso valle, mentre con il suo mantello bianco rinfresca l’aria dal torpore dell’estate. Avvolte, gli si forma un pennacchio di ceneri e di fuoco, segnale che qualcosa sale dal suo intestino e il boato avverte i visitatori d’allontanarsi dal suo loco. Il desiderio è forte di salire su in cima e ammirare la lava infuocata che esce dalla sua bocca o assistere il vapore di un soffione che sale e si disperde in un nuvolo vagante. L’aria rarefatta si adagia nelle alture scorrette e offre una sensazione di dimensione astrale. Non è remota la possibilità che lo scoppio di un’eruzione possa incutere terrore, ma il visitatore, disinvolto, scia nei pendii e nelle valli del suo manto, disegnando messaggi di or di sfida or di ringraziamento. Molti si avventurano fino alla bocca per parlare direttamente al vulcano, per scrutare i suoi segreti, ma il gigante avvolte non ascolta e mostra segnali d’inquietudine, sbuffando irascibili soffioni. Una volta volli andare fino ala sommità, per ammirare la potenza della sua mole, sentire la purezza dell’aria e forse sentire la sua voce, il rombo cupo di un titano che conversa con il cielo e disquisisce con le nuvole. Quella volta non appena sono arrivato a due mila metri, mi son voltato e fui sorpreso di ammirare un meraviglioso spettacolo, ove la mole si estendeva padrona fino all’orizzonte e il cielo sembrava basso, e la terra silenziosa si modellava alla sua potenza. Le nuvole che tappezzavano il cielo blu, scendevano sopra le falde coprendo un percorso tortuoso con nervature montagnose e con vegetazione fitte e diradate che sembravano rappresentare la complessità della strana natura.

L’Etna è veramente vivente, poiché, nella sua possanza respira dal suo cratere e cresce in altezza come gli alberi, egli è buono e si compiace per la presenza umana che lo ammira e contempla i suoi luoghi e le sue forme scoscese. Mi sono reso conto che egli mi protegge e mi mostra la grandezza della terra, mi fa sentire l’ebbrezza dell’eterno, mi fa perdere il respiro di fronte al vuoto dell’abisso e mi fa avvertire la sensazione di volare come se fossi senza peso. Rimasi, immobile e attonito e la vista di un’aquila che planava mi confermò la sensazione di trovarmi in un luogo incantato, lontano da ogni disordine del mondo. L’aria pura e il vento freddo stavano purificandomi dal contagio umano e fu in questo momento che scrutai il cielo come non mai. Volevo parlare, desideravo trasmettere parole e sentimenti di profondo amore e speravo che Dio mi ascoltasse. Insieme a un mio caro amico e compagno di scuola, di nome Alfonso, decidemmo di assaporare il profumo degli alberi che occupavano l’intorno. Nell’ammirare il singolare aspetto ci volgemmo verso il cielo, come se glorificassimo il Creatore. Così conquistati da questo idilliaco momento e dal profondo silenzio di quel bosco, decidemmo di alzare una lode a Dio, ringraziandolo per quella magnificenza di etere mistico e di straordinaria esistenza, che si prospettava ai nostri occhi. La flora attorno a noi si rinvigoriva mentre progrediva in alto e la natura mostrava il suo amabile lignaggio. I passanti ci guardavano e pensavano che forse fossimo brilli. Alfonzo cominciò per primo, sollecitato da uno spirito di ringraziamento a magnificare e lodare Dio, dicendo che Egli è immenso e misericordioso. Così, anche una lode uscì dal mio cuore, ringraziandolo di avere creato tutte le cose e che, in quel giorno, permise di renderci conto del miracolo che era scaduto nella nostra vita. Una gioia indescrivibile un entusiasmo trascendentale che ci coinvolse in una preghiera universale e a una petizione all’Iddio vivente.

Soddisfatti, salimmo sulla macchina e scendemmo lentamente avvicinandoci presso un bar, ove entrati, Alfonso mi offrì un gelato, mentre con gioia ricapitolavamo la grande esperienza di preghiera avuta, quel giorno. Non è facile riflettere sull’evolversi di molte cose, per cui, li accettiamo per come sono ma quando la circostanza mistica ci porta a valutare la realtà divina, allora ci sentiamo di avere raggiunto livelli di alta spiritualità. Non è usuale che ciò possa accadere, ma quando accade, l’uomo non deve farsi sfuggire quel momento, poiché, quello è rivelazione del mistero della vita ed il raggiungimento della saggezza che ci rende idonei e ci raffina per una civiltà migliore, più vicina a Dio.