Rettangolo con angoli arrotondati:

PIPPO MANTELLA

 

 

              Nel comune di Militello V.C. (CT), fino agli anni ottanta, viveva un uomo, conosciuto come Peppino Mantella, sagrestano della chiesa madre, San Nicola, ma che faceva a tempo libero il sacerdote laico e nel tempo libero costruiva santi e baldacchini a formato ridotto che poi nelle ottave li portava in spalla in giro nel paese. La ricorrenza della festa di San Nicola secondo il suo calendario, la eseguiva dopo otto giorni da quella madre e a seguire, allo stesso modo, tutte le altre feste importanti del paese. Era un perfetto chierico nel servire il culto, nell’accendere e spegnere le candele, sembrando di avere tutto sotto il suo controllo e a benemerito di ciò, cantava la litania con voce eloquente.

Nel periodo che precedeva la festa di San Nicola, egli si prodigava a raccogliere offerte, si fermava in ogni incrocio e cantando le litanie, richiamava la sensibilità dei paesani a contribuire alle spese per la festa. Tutti si affacciavano per ascoltare i suoi cantici, mentre davano la propria offerta e noi ragazzi, invece, standogli intorno cantavamo con lui storpiandogli i cantici. Non poche furono le volte in cui ci rincorreva, agitando le mani come per colpirci, ma vie più lo schernivamo. Fino a quando qualche buona madre ci imponeva di smettere e così via, tutte le volte che lo incontravamo per altre ragioni. Il parroco, benevolmente, gli aveva assegnato il compito di suonare le campane tutte le mattine, per l’ora della SS. Messa e quando si sentivano suonare, si diceva che Peppino, strimpellava la veglia. Nel cantare le melodie della festa, stringeva e modulava le labbra, imitando gli strumenti musicali con armonia umana ed esercitava una particolare sinfonia che simpatizzava gli ascoltatori.  Passata la festa, del patrono, lo vedevamo affaccendato a preparare la sua celebrazione della ricorrenza del santo, che era quella addobbata personalmente e che sarebbe avvenuta all’ottava.

Egli, aveva procurato e in parte abbellita, una statua del santo, di piccola dimensione, costruendone la vara da portare sulle spalle, in giro nel paese. Era uno spettacolo singolare e divertente che nessuno si voleva perdere e il suo passaggio era atteso come un avvenimento religioso vero e proprio. Pippo Mantella sta arrivando con il santo, dicevano, il suono della campanella, che egli era solito suonare a ogni fermata, era il segno che si trovava nei pressi e che tutti si raccoglievano per assistere a quel caratteristico spettacolo, e donare qualche lira. Molti dei paesani, davano delle offerte affinché potessero servire per lui e per la buona riuscita della festa che egli avrebbe preparato per l’anno avvenire e in benedizione del borgo. Egli, divenne popolare in tutti i paesi vicini, tale che molti curiosi venivano proprio per lui, per assistere a questo suo voto, di venerare il patrono San Nicola. Quest’uomo, che per le sue caratteristiche sarà a lungo ricordato, sembrò costruirsi un mondo personale, dentro l’esistente di cui viviamo. Egli si rese indipendente da ogni vincolo di sottomissione e d’ipocrisia mondana che regna tutt’oggi, nella società.

Libero da ogni pregiudizio, procedeva nel suo cammino, deridendo nel suo intimo la società stessa che rideva di lui. Nella sua ingenuità, si distaccò dalla così detta “zizzania” e dall’invidia, creandosi un mondo puerile ma sano di ogni amarezza e di ogni antagonismo, che gli permetteva di vivere sereno ed essere amico di tutti. Peppino Mantella insegnava la vera relazione sociale e tutti lo deridevamo, insegnava il vero amore verso il prossimo ed era schernito, voleva creare una grande famiglia con tutti i paesani, ma non era capito. Era spesso sfruttato e lui si accontentava del poco, e giammai desiderò il molto. Quello che ripudiava, però, era l’offesa, la mancanza di rispetto che i ragazzi come noi, non gli davamo e non sopportava che i genitori erano indifferenti, quando egli mostrava segni d’insofferenza per le offese ricevute. La società, avvolte, è come una nave senza timone, ha la capacità di sottoporsi a grandi pesi di solidarietà e di sacrificio, ma nello stesso tempo non sa intravedere la giusta causa di un indirizzo sociale che porta al miglioramento e al benessere, ma può facilmente colpire un iceberg e affondare.  Avendo, egli compreso ciò, si discostò dalla giungla della malignità, per crearsi un tipo di vita più sano. Riuscì a tener compagnia a chi avrebbe dovuto confortare lui.

Con le piccole cose egli contribuì a creare le grandi e con le buone maniere contribuì a mostrarci, la vera società morale. E’ opinione di molti che la società tende a essere meno responsabile e più egoista e sebbene progredisce in modo sorprendente, non si può dire la stessa cosa per i sentimenti, i valori che devono essere sviluppati in una raffinata società, che oggi, purtroppo, non c’è. Pippo Mantella sembra avere fermato l’effetto di questa disgregazione sociale, rimanendo integro nel suo piccolo mondo ingenuo e consapevole dell’evolversi dei tempi e dei costumi, non si adeguò al cambiamento disinvolto e senza pregiudizio dell’era moderna, anzi combatté con estrosità con le sue armi e cercò di evidenziare l’atteggiamento culturale della fine al 900, dell’incauto declino del sentimento romantico, che, orami, è soffocato.

Pippo Mantella faceva ridere con le sue trovate, sia quando, in inverno indossava pantaloncini e canottiera e avvolte a torso nudo, egli andava in bicicletta intorno al paese.  Il suo esempio è stato quello di avere lasciato un espressivo vuoto nella nostra realtà e un ricordo, che come il suono di quelle campane che suonava rimpiombano nella nostra memoria. Indimenticabile fu la sua caratteristica personalità, che seppe insegnare l’umiltà a molti, forse anche a me e a chi, guardando nel passato si ricorda di lui, riscoprendo le meraviglie di un semplice animo che si contentò di poco, pur di acquistare il molto dalla grazia di Dio.