IL PRIMO INCONTRO

 

 

         La neve bianca e silenziosa come una coltre ammantava gli alberi e le case e tutto l’intorno appariva come un presepe, mentre gli abitanti con i volti coperti si muovevano a rilento, nel contrastare il gelido vento che a mulinello muoveva i fiocchi, nella piazza del municipio.

Elisa, una giovane scolara, si avviava verso la scuola con apatia, causata dal particolare cielo plumbeo e dalla previsione che quel giorno sarebbe stato senza armonia e senza avvenimenti che le potessero infondere un motivo d’interesse. Le case imbiancate si diramavano ai lati della strada sembrando un quadro dipinto d’autore vivificato dall’approssimarsi degli studenti, suoi compagni di classe, che lentamente si accalcavano verso l’istituto. Quella mattina, tutto si presentava ai suoi occhi con cadenza ripetitiva da non provocarle nessuna emozione né trovava opportunità di condividere qualche pensiero con altri. Tuttavia, si leggeva nel volto un’espressione che, a tratti, sprigionava qualche barlume di vivacità che imponeva ostacolo al suo malumore, facendole permissivamente emergere alcuni segni caratteristici della sua giovane età. Si trovò in un angolo della via, lungo il suo abituale corso, quando ricevette uno sguardo galante e timido da un giovane scolaro, della sua stessa classe che appena conosceva.

Di colpo, il cuore le palpitò come se fosse stato stimolato da una grande notizia, donando vigore al volto seguito da un espressivo e delicato sorriso. Il suo animo lasciò effondere vibranti emozioni nel suo sangue e un piacevole sentire, quasi le sembrò di navigare in una dimensione non identificata di gioia. Quello sguardo, come un sassolino buttato nello stagno le fece effetto, che il cammino le divenne più fluido e il suo volto, assorbendo gran parte l’etere soffuso, manifestò candito il suo sguardo, proiettando ai passanti la sua già accentuata acerba bellezza. L’umore, che quella mattina si era quasi dileguato dalla sua esistenza, cominciò a rivivificarla con segni e pulsi di gioia. In lei crebbero tanti pensieri amorosi che le coronarono con letizia, la mente, essendosi arricchiti da percezioni nuove. Quello sguardo affettuoso del giovane amante le aveva provocato un’idilliaca emozione d’amore prospettandole la certezza di un imminente incontro.

Elisa pian si rese conto che stava per essere coinvolta in un’emotività d’estasi travolgente che le avrebbe mutato il suo stato di stasi in un’affascinante esperienza d’amore, in cui, il suo sentimento divenendo artefice dell’avvenimento la coinvolse in modo totale fino a suscitarle lacrime di gioia.

La persistente indecisione del giovane, di iniziare una relazione, fece nascere in Emma uno stato d’animo irrequieto che la spinse ad anticipare i tempi per un definitivo incontro. 

Resasi conto del carattere timido del giovane, cominciò a escogitare un piano che avrebbe risolto la situazione incerta e arrivare a una completa conoscenza delle intenzioni del giovane.

Spese parecchio tempo riflettendo cosa avrebbe potuto fare per riuscire a trovare una soluzione per iniziare una relazione amorosa e quella notte, nelle varie ipotesi che orchestrò, trovò finalmente un audace modo che le avrebbe permesso un risultato positivo.  

Alzatasi la mattina seguente, inconsapevolmente si accorse che la sua allegrezza le donava un vigore strano e che anche sua madre, avendolo notato, immaginò che un piacevole avvenimento le stava accadendo. 

Appena terminata la colazione, la giovane salutò suo padre che si apprestava ad andare a lavoro, poi salutò sua madre, la quale alzando leggermente le ciglia, le espresse un lieve sorriso.

Era Novembre, nel paesetto di Militello in V. C, ove si evidenziava un’atmosfera di nuova fase di speranza e sviluppo economico migliore. Anche nel viso di Emma, si poteva leggere un pizzico di ottimismo sia per l’apertura di nuovi negozi sia per la prossima relazione con il giovane scolaro. Così, con il suo corpo impreziosito dai suoi occhi lucidi, quasi bagnati dal collirio di Venere, avanzava verso la scuola, entusiasta e premurosa, con passi che producevano quasi un leggero ma vispo movimento al corpo. Se prima non guardava i negozi perché non erano molto attraenti, ora una ragione importante la rendeva disinteressata, perché impegnata ad arrivare a quell’angolo di strada predeterminato. Appena arrivata, dopo aver dato un rapido sguardo, non passò molto che il giovane apparse. Subito i loro sguardi s’incrociarono in un reciproco desiderio di comunicare e i loro sentimenti si avvilupparono con mistica gioia, tra l’uno e l’altra. Emma, preso un pezzettino di carta, dopo avere scritto il suo nome lo arrotolò e lo pose dentro una fessura del muro, subito dopo, si allontanò verso la scuola. Il giovane vedendo ciò, con improvviso scatto si portò verso il luogo ove lei aveva nascosto il messaggio. Con trepidante frenesia cominciò a sentire leggero il suo corpo e avvertiva d’essere tra le nuvole, mentre s’impersonava davanti ai suoi occhi la trama di un sogno.

Così con il cuore esuberante di gioia, attraversò la strada, e arrivato dall’altro lato dove lei aveva posto il messaggio, lo prese e lo aprì con tremore. Dopo aver letto: “Emma”, sentì il suo corpo essere stato spinto da un benevolo vento quasi da immetterlo in un mondo di sogni. Corse per seguirla, ma lei si dileguò verso la scuola che si trovava, ormai a pochi metri. Il giorno dopo, il giovane, di buon’ora, mise il suo messaggio nello stesso luogo, dove Emma aveva posto il suo, e aspettò. Era nervoso, andava su e giù per la panchina, guardava l’orologio e non sapeva se farlo correre o rallentare. Appena apparve Emma, si sorrisero e lui le fece cenno verso ove aveva posto il messaggio e lei subito andò e presolo, lo lesse. “Renzo ti ama”. Un flusso di calore inondò repentino il suo corpo provocando un lucido rossore al suo volto come se fosse stato illuminato dal sole, i suoi occhi divennero limpidi che favorirono in lui una felicità trepidante e compulsa, che, meravigliosamente, si sentì in estasi. A poca distanza Emma gli fece un cenno e Renzo si mosse verso di lei attraversando la strada. Di fronte a lei cominciò a balbettare parole, accompagnati da suoni e da una felicità atipica senza riuscire a completare discorso, ma solo espressioni senza senso. Così, Emma, presa parola, tradusse tutto magnificamente.