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Lettura

IL NATALE

 

                    Tutti i popoli di fede cristiana, come consuetudine, celebrano ogni anno la festa di Natale, in memoria della nascita di Gesù sulla terra.  Da millenni la celebrazione è stata svolta con atto di ringraziamento, alla risposta di grazia ricevuta da Dio.  Questo dono invisibile che diventa reale nella vita, scaturisce in chiesa nel momento di culto all’ubbidienza a Dio e santifica l’uomo, fuori, all’attuazione delle opere conforme alle preposte vie per la santificazione dell’uomo. Nel considerare il costante coinvolgimento del popolo alla celebrazione di questa festa, notiamo che via via si è testimoni di modifiche del rito o altrimenti detto, di collaterali prodotti e concezioni che hanno distratto il rapporto continuo e fedele nei confronti della nascita di Gesù. Surrogati, divenuti accetti da una società informe cosparsa da una coltre di vedute allegoriche e diverse dall’originale evento, che hanno prodotto un’effimera gioia in un presente che valuta come sorgente il progresso innovativo, anziché la fermezza di una promessa di fede.

Non è poca cosa che l’uomo non sappia spiegarsi i cambiamenti traumatici della natura che devastano l’habitat e la sua stessa esistenza, attribuendoli, incorrettamente, all’inesattezza del suo sistema, negando volontariamente la vera causa, il distacco al Dominus. L’albero, detto di Natale, che non si sa quale attinenza abbia con la nascita di Gesù, acquista una così grande importanza che conquista gli animi di tutti, per sino l’area sacra della chiesa di Dio, le cui chiavi furono date da Gesù stesso a San Pietro.  Il così detto babbo natale come l’albero, nati dalla fantasia dell’uomo, essi non hanno nessun nesso con la nascita di Gesù. Chi dovrebbe far mantenere vivido il ricordo della nascita, agisce con irrequieto disfattismo proponendo innovazione di cultura e diversità di credo avvicinandosi maldestramente a usi pagani, dichiarati e proibiti da Dio. L’interesse personale e l’avidità di affermare il proprio potere, alimentano ipocrisie e ogni sorta di storture, con la convinzione che, poiché Dio non risponde forse non esiste.

Quale sia la causa che l’uomo stia nutrendo un sentimento di disaffezione a Dio, sembra essere ignoto. Se da un lato possa essere attribuito a un fatto causale dall’altro, non rispondendo il Signore in viva voce si è generato nel cuore della creatura un senso di distacco e, ancor più, un indebolimento di fede, che l'ha portato ad attenzionare cose effimere della vita reale anziché quelle spiritali, che offre Dio. Scopriamo, tuttavia, che tutto quest’anomalia non è accidentale nel percorso del destino umano ma è un passo obbligato da percorrere. Luca 21:7 Ed essi lo domandarono, dicendo: Maestro, quando avverranno dunque queste cose? e qual sarà il segno del tempo, nel qual queste cose devono avvenire?   (Si consiglia di leggere Matteo cap. 24). Questo percorso obbligato ha due aspetti che regolano il percorso della salvezza. La volontà di Dio non può essere scrutata, ma che nei capitoli precedenti ne abbiamo individuato, per quello che possiamo comprendere i motivi, i quali si collegano alla caduta dell’uomo e alla sua esperienza terrena per guadagnarsi l’eternità, l’altra, Dio pone una condizione di tentazione per provare la fede dell’uomo, che difronte alla corruzione spirituale possa sempre astenersi dal professarla e adeguarsi alle vie di Dio credendolo verace e infallibile, essendo Egli, anche l’unico Salvatore.