SULL’ETNA

 

        Il vulcano Etna, che con il suo imponente aspetto è ultimo a salutare il sole che fa capolino, chiama a raccolta tutti i paesi che si adagiano sulle sue falde per assistere cielo e terra baciarsi all’orizzonte alla fine del giorno, come se il loro incontro fosse un arrivederci e non addio. Spettacolo che inesorabilmente marca l’evolversi del tempo che affievolisce l’uomo e lo consuma. Fiero mostra loro, che salgono a gruppi come pecorelle, lo spettacolo della terra e del suo dominio. E’ anche fiero di toccare il cielo e di giocare con le nuvole, che attorno fanno mulinello a raffreddare il fuoco, che devasta la terra e modifica il volto del pianeta. Il suo legger pendio rivestito di madre terra, dà la possibilità al contadino di coltivare la pregiata uva, che è simbolo di dono e di reciproca amicizia. Sebbene, faccia sentire la sua potenza con boati e lava, di fronte a lui rimane sempre una bellezza.  

 

L’Etna, riceve ogni giorno ammirazione dagli abitanti che considerano un privilegio vivere ai piedi della sua mole. Come una barriera, il vulcano smorza i venti e li dirige acquietati verso valle, mentre con il suo mantello bianco rinfresca l’aria dal torpore dell’estate. Repentino, avvolte appare un pennacchio di ceneri e di fuoco, segnale che qualcosa sale dal suo intestino e il boato li avverte d’allontanarsi dal suo loco. Il desiderio è forte di salire sull’Etna e ammirare la lava che proviene dalle falde o assistere il vapore di un soffione che sale e si disperde nel nuvolo accogliente. L’aria rarefatta, che si adagia nelle alture scorrette, offre una sensazione d’avventura. Non è remota la possibilità che lo scoppio di un’eruzione possa incutere terrore, ma il visitatore, disinvolto, corre il rischio e quasi con risposta scia nelle pieghe del suo manto disegnando un messaggio ora di sfida ora di ringraziamento. Molti si avventurano fino alla bocca per parlare direttamente col vulcano, per scrutare i suoi segreti ma il gigante avvolte non permette e mostra segnali d’inquietudine sbuffando irascibili soffioni.

Una volta volli andare fino in sommità, per ammirare la potenza della sua mole, sentire la purezza dell’aria e forse sentire la sua voce, il rombo cupo di un titano che conversa con il cielo e disquisisce con le nuvole. Non appena sono arrivato oltre due mila metri, mi son voltato e ho assistito a uno spettacolo unico, ove la mole si estendeva padrona fino all’orizzonte e il cielo sembrava basso, quasi si piegava alla sua potenza emersa ab antico dalla terra. Le nuvole che tappezzavano il cielo blu, si soffermavano sopra le falde che descrivevano un percorso tortuoso con nervature montagnose e con vegetazione fitte e diradate che sembravano rappresentare la complessità del suo corpo, come essere vivente sulla terra.

Egli è veramente vivente, io dicevo fra me, e nella sua possanza respira dal suo cratere e cresce in altezza come gli alberi, egli è buono e si compiace per la mia presenza mentre ammiro i suoi luoghi e le sue forme scoscese. Come non mi sono reso conto che egli mi protegge e mi mostra la grandezza della terra, mi fa sentire l’ebbrezza dell’eterno, mi fa perdere il respiro di fronte al vuoto dell’abisso e mi fa avvertire la sensazione di volare come se fossi senza peso. Rimasi, immobile e attonito, e la vista di un’aquila che planava mi confermò la sensazione di trovarmi in un luogo incantato, lontano da ogni disordine del mondo. L’aria pura e il vento freddo stavano purificandomi dal contagio umano, e fu in questo momento che scrutai il cielo come non mai. Volevo parlare, desideravo trasmettere parole e sentimenti di profondo amore e speravo che Dio mi ascoltasse. Insieme a un mio caro amico e compagno di scuola, di nome Alfonso, decidemmo di assaporare il profumo degli alberi che occupavano l’intorno. Nell’ammirare il singolare aspetto ci volgemmo verso il cielo, come se glorificassimo il Creatore. Così conquistati da questo idilliaco momento e dal profondo silenzio di quel bosco, decidemmo di alzare una lode a Dio, ringraziandolo per quella magnificenza di etere mistico e di straordinaria esistenza, che si prospettava ai nostri occhi. La flora attorno a noi si rinvigoriva mentre prosperava in alto e la natura mostrava il suo amabile lignaggio. I passanti ci guardavano e pensavano che forse eravamo brilli. Alfonzo cominciò per primo, sollecitato da uno spirito di ringraziamento a magnificare e lodare Dio, dicendo che Egli è immenso e misericordioso. Così, anche una lode uscì dal mio cuore, ringraziandolo di avere creato tutte le cose e che, in quel giorno, permise di renderci conto del miracolo che era scaduto nella nostra vita. Una gioia indescrivibile un entusiasmo trascendentale che ci coinvolse in una preghiera universale e a una petizione all’Iddio vivente.

Soddisfatti, salimmo sulla macchina e scendemmo lentamente avvicinandoci presso un bar, ove entrati, Alfonso mi offrì un gelato, mentre con gioia ricapitolavamo la grande esperienza di preghiera avuta, quel giorno. Non è facile riflettere sull’evolversi di molte cose, e quindi li accettiamo per come sono ma quando la circostanza mistica ci porta a valutarle, allora ci sentiamo di avere raggiunto livelli di alta spiritualità. Non è usuale che ciò possa accadere, ma quando accade, l’uomo non deve farsi sfuggire il momento, perché quello è rivelazione del mistero della vita ed il raggiungimento della saggezza che ci rende idonei e ci raffina per una civiltà migliore, più vicina a Dio.