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IL MESSAGGIO DELL’AMORE DI DIO Periodico di Giuseppe Drago
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QUANTO PESA IL NOSTRO PECCATO? MARZO 2011
Se volessimo conoscere il peso del nostro peccato, non sapremmo quanto esso sia, ne sicuramente vorremmo sapere quanto esso pesa. L’uomo non è disposto a fare compromessi con il futuro. Non potremmo esitare, però, di rispondere se un angelo ci porrebbe la domanda. Riflettendo, qualcuno può dire che l’angelo, non l’ha mai visto e nemmeno Dio. A questo punto, nell’incertezza dell’esistenza di Dio, la logica umana prenderebbe piede e trascurando ogni obbligo di conoscere il peso del nostro peccato, si arriverebbe alla conclusione di non capire nemmeno lo scopo della nostra vita. Se, invece, qualcuno si convincesse della realtà di Dio, considererebbe il peso del suo peccato e anche i giorni futuri che lo attendono. Un uomo, chiamato Davide, questa esperienza l’ha già fatta e ha nella sua coscienza pesato il suo peccato, come forse nessuno l’ha mai fatto. Egli dice; Salmo 38:4 Perciocché le mie iniquità trapassano il mio capo; Sono a guisa di grave peso, son pesanti più che io non posso portare. Se Davide non era uno sprovveduto, dobbiamo fare tesoro di quello che ha confessato a Dio. Pure, essendo un re che aveva molti favori, si sentiva manchevole nella sua coscienza e non integro per procacciare la giustizia. Iddio, come sappiamo dalle Sacre Scritture, è un Dio misericordioso, ma avvolte se calca la mano, è per il nostro bene, perché Egli vuole che siamo a immagine sua, sia di corpo sia di spirito. Isaia 1:18 Venite pur ora, dice il Signore, e litighiamo insieme. Quando i vostri peccati fossero come lo scarlatto, saranno imbiancati come la neve; quando fosser rossi come la grana, diventeranno come la lana. Così da queste parole di conforto, ci sentiamo rinfrancati e protetti pensando che Dio è disposto a colloquiare con noi e a modellarci nella giustizia della sua volontà. Avvolte, quando l’uomo si trova di fronte a grandi disastri, come quello che in questo periodo ha colpito il Giappone, egli resta esterrefatto e non riesce a intravedere una logica risposta. Sembra che siamo in balia a nessuno e che nell’universo non abbiamo nessuna meta. A questo scenario, a meno apparentemente, non si può che essere d’accordo con chi pensa che i disastri affliggano l’umanità e nei cuori ci sia risentimento. La realtà di Dio, però è sempre presente, e se Lui lascia che queste cose accadano, ci dobbiamo rifare alla sua misericordia, perché l’uomo non può fare nulla senza Dio. Quando, però, pensiamo al popolo di Dio che per quattro cento anni impastò argilla per fare mattoni in Egitto, la sua speranza, non cessò mai di attendere l’aiuto di Dio. Se noi non abbiamo assistito a tutto questo, dobbiamo credere a quello che è scritto perché di verità si parla ed essa non può essere smentita dalla ragione umana, perché essa è relativa e il tutto non è di nostro dominio né l’invisibile è di nostra conoscenza. Lo sguardo ci porta a scrutare sempre l’universo come se la nostra appartenenza è lì, in un luogo non rivelabile alla mente umana. Così, con questo atteggiamento, il nostro cuore sente di appartenere a Gesù che per salvare l’intera umanità ha immolato se stesso sulla croce, e renderci accettevoli a Dio. Egli ha preparato un posto per ciascuno di noi e verrà a prenderci e a traslocarci in Paradiso. Non è fantasia, esso è scritto, e i giorni saranno come quelli di Noè, quando nessuno credeva lo scopo della costruzione dell’arca, ma poi il giorno venne repentino, e tutti perirono. Per il prossimo futuro, aspettiamo la venuta di Gesù, come, Egli stesso, ha promesso. Quel giorno sarà il più bello, che il mondo abbia mai avuto e non ce ne sarà più un altro. Per questo, non facciamo che potremmo essere tagliati fuori come nei giorni di Noè. Pace e fede del Signore |
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APRILE 2011
Emergenza, è diventata una parola molto ricorrente che sta invadendo la nostra vita come una macchia d’olio. Sembra che tutti siamo al collasso dei nervi e il futuro sembra incerto. La vita è diventata frenetica, i nostri sentimenti sono ibridi, ora si preferisce una convenienza ora un interesse, più che nobilitare il sentimento umano. Lo scetticismo è diventato nichilismo religioso e circoscrive lo spettro della luce verso un buco nero incontrovertibile. La forma tecnica della cultura del XXI secolo è basata sulla dimensione del nulla, tutto ciò che è razionale, è logico e giusto. In noi vi è un giudice che è capace di risolvere tutti i problemi senza che nessun altro possa dirci cosa fare. Ecco il paradosso, nello steso tempo la società si accorge che non sta andando verso la direzione di un progresso evolutivo, ma vi è più, scivola in un baratro sconosciuto e incerto. E’ tempo di riflettere, poiché i veri valori religiosi-spirituali li abbiamo lasciati da un pezzo in qualche angolo del nostro cammino e ancora più grave il fatto, che non riteniamo più, di essere capaci di individuarli. Certo, se vogliamo veramente individuare questi valori, dobbiamo avere il coraggio di valutare noi stessi con un esame di coscienza e dopo riconoscere la nostra iniquità, quindi, provare a colloquiare con Dio. 2 Samuele 7:27 Poiché tu, o Eterno degli eserciti, DIO d’Israele, hai rivelato questo al tuo servo, dicendo: "Io ti edificherò una casa". Per questo il tuo servo ha trovato il coraggio di rivolgerti questa preghiera. Ecco dobbiamo trovare il coraggio di fare una preghiera, ma non solo con parole, ma con il cuore. Se il Signore dice che siamo tutti uguali di fronte al suo cospetto e guardandoci nel volto, non lo siamo, per Dio invece lo siamo perché Egli guarda i cuori. Così col cuore dobbiamo parlare al nostro Dio che ci ha creati e ci assiste perché siamo uguali al suo cospetto. Se un uomo come Davide, essendo re, ha trovato il momento di dedicare una preghiera a Dio, umiliandosi e addossandosi tutte le sue colpe e Dio gli parlò, non senza averlo aggravato del suo fio, allora quanto più noi che conosciamo Dio, dobbiamo operare secondo quanto ci insegna la sua parola, che sono le Sacre Scritture, come vera sorgente di luce e di verità. Dobbiamo avere il coraggio di elevare una preghiera e far si che per una volta ci mostriamo umili e riconoscere i nostri peccati di fronte alla santità di Dio. Salmi 141:2 Giunga la mia preghiera davanti a te come l’incenso, l’elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera. La preghiera, nonostante quello che possiamo pensare, viaggia nello spazio fino ad arrivare all’orecchio di Dio, Egli solo può ascoltarla Egli solo può esaudirla, perché Egli è Dio. Proverbi 15:29. L’Eterno è lontano dagli empi, ma ascolta la preghiera dei giusti. Bisogna che il nostro cuore sia libero da ogni pensiero mondano e di ogni risentimento, e sia collegato nella sfera spirituale di Dio, pronto a ricevere la sua grazia, sia quella che sia, allora quella preghiera sicuramente salirà soave al suo cospetto. Matteo 21:22 E tutto ciò che chiederete in preghiera, avendo fede, lo otterrete". Così Gesù ci dice, che ciò che chiederemo al Padre in preghiera lo otterremo. Vi sono delle condizioni, che il nostro cuore non deve essere malvagio e che umilmente riconosca il suo peccato. Questo è necessario ma non è sufficiente, noi dobbiamo essere ancora pazienti e fedeli, perché il Signore risponderà quando Egli vuole. La nostra valutazione non è uguagliabile a quella divina, per cui le nostre attese sono diverse di quelle del Signore. E’ necessario, quindi, che abbiamo sempre fede e spettanza, in modo che Egli risponderà, quando meno ce lo spettiamo, perché Egli solo è Dio. Questa è la buona novella che Gesù ci ha portato, di Amare Dio con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra forza e con tutto noi stessi. Non c’è altro modo e non c’è ne sarà, così per chi legge, faccia tesoro delle sue parole, perché esse sono parole di vita eterna. Pace e fede nel Signore |
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MAGGIO 2011
Dobbiamo considerarci affittuari o padroni del pianeta Terra? E’ una domanda che sembra a doppio fronte, di cui non sappiamo dare nessuna risposta, anzi non conosciamo nemmeno perché siamo qui, come potremmo sapere se siamo inquilini o padroni, se non abbiamo firmato un rogito d’acquisto, o un contratto di locazione? Genesi 6:13 Allora Dio disse a Noè: ”E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra per causa loro è piena di violenza, ecco io li distruggerò insieme con la terra. A quanto si possa capire, siamo degli inquilini, perché se il padrone decidesse di bruciare la sua casa non avremmo altro luogo, dove andare. Per chi crede in Dio, però, sa che non esistono di questi problemi. Perché Egli nel suo grande amore ha già fatto un patto con l’uomo. Parlando ad Abramo, Dio ha stipulato un patto senza scadenza, per mezzo del quale noi non siamo più considerati degli inquilini, ma dei suoi figli adottivi. Il Padre non butta fuori, allora, i suoi figlioli, parola di Dio. C’è anche un’altra condizione di garanzia, affinché l’animo timoroso dell’uomo non si disperi, ed è quella che Gesù ha già pagato un prezzo non di oro né d’argento, ma di sangue. Egli ha dato il suo sangue per la purificazione del peccato dell’intera umanità. Che cosa significa purificazione, se nulla in noi è diverso dal nostro fisico dai nostri predecessori? Non sono cose che hanno a che fare con il fisico, ma con lo spirito e non tutti capiscono questo significato. Infatti, per tutti quelli che credono in Gesù, sono affrancati e resi idonei di vedere Dio in persona, ciò è importante, perché vedere Dio nella sua Gloria, significa vivere in eterno, in eterna felicità. La Terra è il banco di prova, nel quale Dio ci modella, come fa il vasellaio, e man mano che cresciamo, ci accorgiamo di essere più maturi, mentre la nostra visione si allarga per diventare infinita, per sopportare l’infinitezza di Dio. Non importa se moriamo e il corpo si disintegra, quello che è importante è il corpo dell’anima che sebbene dorma nell’attesa della risurrezione, esso risorgerà ad anima vivente, com’era nel principio, ma questa volta sarà con un corpo immortale e senza peccato, ciò vale a dire, idoneo a stare vicino a Dio. Se Dio, accantonando il proposito di distruggerci, decise di preservarci, comandando a Noè di costruire un’arca, quanto ancora sarà grande il suo impegno di salvare l’intera umanità prima che Egli stabilisca la fine del mondo? Giovanni 14:1 Il vostro cuore non sia turbato; voi credete in Dio, credete ancora in me. 2 Nella casa del Padre mio vi son molte stanze; se no, io ve l’avrei detto; io vo ad apparecchiarvi il luogo. 3 E quando io sarò andato, e vi avrò apparecchiato il luogo, verrò di nuovo, e vi accoglierò appresso di me, acciocchè dove io sono, siate ancora voi. E’ facile capire, allora, che non siamo di questo mondo, perché la nostra patria sta lì, dove vive e regna Dio. Si parla sempre di Terra, perché Dio stesso assegnò questo nome a questo mondo e di Terra si parla in “Paradiso” Luca 23:43 Allora Gesù gli disse: "In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso" , e in Apocalisse 21:1 Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. Cielo e Terra saranno sempre presenti e noi saremo con Dio, mentre Egli illuminerà il giorno che non avrà mai fine. Sarà come il giardino dell’Eden, ove tutto ritorna come prima. Così il Signore passeggerà in mezzo di noi e con gran gioia prenderemo il frutto della terra. Non conosceremo cosa sia la vecchiaia, perché la morte, è stata sconfitta. Chi legge queste parole, ponga mente, perché quello che sappiamo non è il tutto, né quello che vediamo copre tutto, perché l’incerto ci avvolge e ci separa, dal tutto. Non berrei l’acqua se non avessi sete, e se l’amore di Dio, pur non conoscendolo, lo desideriamo, allora è come l’acqua, Dio, lo sentiamo dentro, solo che il nostro desiderio verso di Lui è un sentimento che è più grande di noi. Se non comprendiamo oggi le sue parole, quando saremo con Lui, ogni cosa sarà pienamente compresa e vedremo tutto ciò che ci ha eluso la via, la verità e la vita. Se siamo uditori e fedeli al Signore, gusteremo la sua presenza. Pace e fede nel Signore. |
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GIUGNO 2011
In tutti i tempi, l’uomo ha cercato di scoprire il segreto della vita, per lo scopo di risolvere la grande incognita della morte. Egli si è posto di individuare la causa consumante dell’esistenza vitale dell’uomo che lo deteriora fino a fargli lasciare per sempre questo mondo. Egli, senza specifico metodo, è stato spinto a cimentarsi contro l’evolversi del sistema motivo dell’universo ed è insorto contro la composizione degli elementi universali, imponendo loro di rivelargli il segreto del sistema strutturale per permettergli di sopravvivere nei secoli. Non pochi sono stati i criteri adottati, dagli alchimisti e fino a oggi anche gli scienziati, ma il risultato è stato vano. Per ultimo, non volendo l’uomo buttare la spugna, ha differito questa lotta a un tempo da destinare e ha deciso di aspettare, che la sua conoscenza fosse più avanzata. Così, nel momento della morte si è fatto porre in stato di ibernazione (chiamata anche crionica), che consiste nel tentativo di conservare il corpo morto per essere curato nel futuro. La scienza però, è una metodologia limitata e piena di lacune, spetta a Dio risolvere la caducità dell’uomo di fronte alla morte. 2Timoteo 1:10 Ed ora è stata manifestata per l’apparizione del Salvator nostro Gesù Cristo, che ha distrutta la morte, ed ha prodotta in luce la vita, e l’immortalità, per l’evangelo. Queste parole si riferiscono anche al tempo presente. Secondo le Sacre Scritture la morte è stata già vinta con il sacrificio di Gesù, risorto al terzo giorno. Salmo 15:10 Perciocché tu non lascerai l’anima mia nel sepolcro, E non permetterai che il tuo Santo senta la corruzione della fossa. Così, quando diciamo che la morte è stata sconfitta, inglobiamo due effetti: uno, è quello che Gesù ha vinto la morte, l’altro, che essa non avrà effetto su di noi. Ma dove stanno i morti? Il mondo dei morti è un luogo immateriale di riposo e di attesa, chiamato anche “Ades”, che sicuramente si trova in questa terra, ma che non abbiamo idea figurativa della sua struttura né del luogo dove si possa trovare. 1 Samuele 28:11 La donna gli disse: "Chi devo farti salire?". Egli disse: "Fammi salire Samuele". Qui notiamo che lo stato d’animo di Saul, essendosi trovato in difficoltà nei suoi progetti di governo, sentì che il Signore si era allontano dal lui e si ricordò che il profeta Samuele, se fosse stato rievocato dai morti, avrebbe potuto interferire per lui verso Dio. Quest’avvenimento dà, senza dubbio, una spiegazione saliente che la morte segna il limite di uno stato materiale a uno spirituale. Matteo 22:32 IO sono il Dio di Abramo, il Dio d’Isacco e di Giacobbe Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi". Ebbene, come Dio è realtà, così lo saremo noi in tutto. L’uomo è dentro la vastità di Dio, che comprende l’universo e la metamorfosi dell’anima, Egli è il Dio dei viventi, e quindi nessuna cosa creata da Lui conoscerà la morte. Gesù dice: Io sono la via, la verità e la vita. Egli non parla di morte, anzi Egli l’ha sconfitta per sempre. Pace e fede in Gesù |
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LUGLIO 2011
La parola, “santo”, nelle Sacre Scritture, è usata in così tanti argomenti comunicativi che è come quando usiamo la parola, amore. Essa è adoperata nel riferimento a persona, cose o luoghi. È un “luogo”, quando il Signore dice a Mosè di inginocchiarsi perché il luogo che lui stava calpestando era “santo”. E’ santo chi si apparta e si consacra a Dio. In Marco 6:20 Erode infatti temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva. Ogni uomo che si comporta da giusto, è considerato santo se appartato per amare Dio. Poi Dio stesso non è chiamato santo come apposizione appellativa, ma Egli è il “SANTO” dei santi, ed è tre volte “SANTO” detto da Lui stesso e confermato dalla sua Parola, che è Gesù. Da questa conferma il SANTO sulla terra, per eccellenza è Gesù. Marco 1:24 dicendo: "Che vi è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei tu venuto per distruggerci? Io so chi tu sei: Il Santo di Dio". Oltre, lui, di eccellente non c’è nessuno, tranne quelli che sono chiamati santi perché offrono la loro vita a Dio, ma non sono santi perché Dio li ha fatti tali. Essere considerato santo come appellativo non è uguale a essere santo, appartenente alla gerarchia di Dio. San Giovanni Battista è il più grande profeta, perché è stato dichiarato da Gesù, ma non dagli uomini. Di fronte a questo ordinogramma, l’uomo sa, che non può fare santo nessuno, perché solo Dio lo fa. Matteo 16:18 Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non la potranno vincere. Questa frase che molti la considerano per quella che è, non dice che Pietro abbia fatto qualcuno santo, sebbene abbia avuto da Dio la facoltà di fare miracoli, certamente, ma non è scritto che lui mai abbia detto, ti faccio santo. Allora due sono le cose o seguiamo la legge degli uomini o quella di Dio. Certamente in una grande chiesa che è stata protagonista della storia dei cristiani e martiri in tutti i tempi, possiamo dire solo di considerare santo qualcuno e chiamarlo tale, perché come detto, tutti possiamo essere santi, come appellativo ma santo di autorità divina aspetta solo a Dio. Diventa sacrilego dire io ti faccio santo o la congregazione della chiesa ti ha fatto santo, perché sempre di libertà non concessa si tratta e quindi di un abuso nell’osservanza delle norme divine. Chi si renderà responsabile di adottare tale autorità? Ebbene, se uno ha timore di Dio e crede che Egli è, si guarderebbe bene dal farlo, altrimenti si farebbe uguale a Dio, e questo lo ha già fatto Lucifero. Per qualcuno che si ostina a opporsi a quanto è scritto, vi è una nota che ho trovato nella bibbia cattolica della CEE – UECI di cui ne ho una copia, che parla di Roma come il covo delle forze avverse a Dio, detto dalla stessa chiesa, dalla “Conferenza Episcopale Italiana“ Cattolica Romana. Ora con questo non mi sento di incrinare nessuno perché tutto è sotto lo sguardo e il potere di Dio, e se Lui vuole che le cose siano così, ebbene si devono accettare i modi con cui gli eventi si sviluppano senza eccepire, ma rispettarci l’uno con gli altri come ha detto Gesù nei suoi sermoni. Ma cosa possono fare quelli che evidenziano tale diversità? Solo pregare per noi e per gli altri, perché chi giudica, è solo Dio. Egli può fare spuntare l’acqua dal deserto e salvare il mondo intero in un attimo con la potenza della sua Parola, può fare ravvedere chi in buona fede si crede nel giusto, come lo era, Saul chiamato Paolo. Allora dobbiamo essere disposti a pregare per chi pensiamo che sia cieco o nemico, perché solo così, tutti possiamo avere la grazia da Dio. |
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AGOSTO 2011
Genesi 3:22. “Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male”. Incominciando a considerare questa frase, che apre con una dichiarazione per dir poco, sconvolgente, ritiene l’uomo pari al divino. Ciò, senza dubbio, contrasta con la realtà di tutti i giorni, quando consideriamo le vicissitudini che vanno dal dolore alla morte. Eppure, di fronte a questa ineludibile realtà s’impone una conferma divina che ci slega dall’incubo della fine e ci offre la scelta della vita eterna. Nel suo proposito Dio, decise di dare ad Adamo un privilegio, quello di essere un’anima vivente nel Paradiso dell’Eden. Non sappiamo cosa significhi, esattamente, “anima vivente”, ma certamente una vita che si protraeva nei tempi. A ciò, Dio diede all’uomo la facoltà di padroneggiare nel Giardino, e forse anche nel mondo. Adamo, creatura creata, non poteva essere uguale a Dio, né lo sarebbero stati i suoi discendenti. Come l’universo è governato da leggi ineluttabili, nelle quali il razionale è base di scienza, il comando che Dio diede ad Adamo non poteva essere altrimenti, composto di vincoli e di libertà. Così, come Dio è Dio degli Angeli nei cieli, l’uomo sarebbe dovuto essere, nella terra, dio degli animali. Tutto ciò che vive, è sottoposto a un sistema gerarchico. L’uomo, però, non accettando questo vincolo tende a cadere nello stesso errore di Lucifero. Egli ripudia la condizione che amorevolmente gli è stata offerta da Dio e nel suo egoismo, considera spesso se stesso, come dio. Come, allora, conciliare l’aspirazione dell’uomo con l’eternità di Dio? Matteo 4:4 Ma egli, rispondendo, disse: "Sta scritto: "L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio". Che cosa potrebbe significare questo principio divino? Se l’uomo, nel mondo, ha bisogno di cibarsi del prodotto che offre la terra, Dio è la sorgente che offre il prodotto alla terra. L’uomo, allora, avrebbe bisogno del prodotto per generarsi e sopravvivere, mentre avrebbe bisogno della guida divina per esistere. L’uomo sarebbe, quindi, l’anello di collegamento tra il prodotto della terra e l’esistenza immateriale dell’universo. L’esistenza immateriale, sarebbe l’anti materia del tutto, e quindi la non presenza materiale dell’essere, che altro non è, che l’anima. Tutto ci conduce all’uomo come spirito e come materia, che è collegato alla divinità per mezzo dell’esistenza, mentre incede nella materia. Può l’uomo, a questo punto dire di esistere? Si! Se è collegato a Dio. No, se si isola. Per esempio, se leggiamo il verso. Esodo 3:14 DIO disse a Mosè: "IO SONO COLUI CHE SONO". Poi disse: "Dirai così ai figli d’Israele: "L’IO SONO mi ha mandato da voi". Quando noi parliamo di noi stessi, diciamo, io sono, il “sono”, dura solo un lampo di tempo, perché già siamo diventati “io ero”. Non siamo più, quello che eravamo un attimo prima, essendo noi sottoposti al principio erodente della materia. Dio è “IO SONO”, sempre in eterno. In Lui non esiste, “io ero”, ma Egli è la sorgente che fa sopravvivere “io ero” nella materia, dandogli la facoltà di percepire l’attimo di “IO SONO”. L’uomo per diventare dio, deve essere “io sono” nella materia che si distrugge, e ciò contrasterebbe la legge della natura. E’ come considerare la terra che si consuma in un universo stabile, credendosi di essere sorgente dell’universo. L’uomo non può diventare dio, neanche se scopre l’eterna giovinezza, perché anche la terra invecchia. Dove andrebbe l’uomo? Qualcuno pensa di andare in Marte, ove un giorno ci traslochiamo tutti. Forse! Quando finirà il sole? Andremo in un’altra galassia? Saremo sempre romiti in un universo che nemmeno sappiamo se si distruggerà. La risposta certa è: leggere le Sacre Scritture, conoscere Dio, seguire la sua volontà e avere fede solo in Lui, amarlo seguendo l’esempio di Gesù, chiedendo misericordia affinché possiamo ottenere vita eterna. Ecco, l’unica e sola soluzione. Beati color che ascoltano la sua Parola. |
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SETTEMBRE 2011
Matteo 3:1 OR in quei’ giorni venne Giovanni Battista, predicando nel deserto della Giudea, e dicendo: 2 Ravvedetevi, perciocché il regno de’ cieli è vicino. La profezia è l’annuncio dei fatti del futuro, che prendono atto, in questo caso, da una parola che grida nel deserto, una voce che rimbomba nell’arido cuore degli uomini evidenziando in loro un senso di rimosso, per essersi allontanati dalla via del Signore, con una condotta spoglia e senza speranza della redenzione. Giovanni grida così nel deserto, impersonando l’eco della parola di Dio e apre suggerendo all’uomo che ancora può salvarsi. “Acconciate la via del Signore” prima che sia troppo tardi. Per mezzo di lui, Dio, incomincia il suo ministero della salvezza. “Addrizzate i vostri sentieri” Egli continua dicendo. Perché chi contrasta il volere di Dio, non potrà resistere alla sua ira, non perché Egli sia un dio despota, ma perché Egli vuole certamente salvare la creatura che Egli stesso ha creato. Così Giovanni, come un faro che indica al naufrago la terra ferma, fa conoscere agli uomini che la venuta del Messia è la rocca della speranza e la via della salvezza. Matteo 3:4 Or esso Giovanni avea il suo vestimento di pel di cammello, ed una cintura di cuoio intorno a’ lombi, e il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Giovanni era vestito umilmente, senza alcuna autorità, ma la sua personalità si discostava così, da nuocere a molti. Egli viveva a contatto con la natura e si cibava del suo frutto. Locuste e miele selvatico, egli mangiava. In Gioele 2:25 Leggiamo: Ed io vi ristorerò delle annate che la locusta, il bruco, il grillo, e la ruca, quel mio grande esercito, che io aveva mandato contro a voi, avranno mangiato. La locusta è un insetto che si sposta in sciami e reca un danno irreparabile alle colture. Esso è menzionato come: “la capacità distruttiva dell’esercito di Dio” contro chi contrasta le vie del Signore. Si può immaginare che Giovanni, mangiava le locuste per significare come Dio avrebbe distrutto chi, come le locuste, avrebbe cercato di abbattere i figlioli di Dio. Il miele, raffigura, insieme con il latte, la dolcezza che era il cibo sano e benedetto della terra di Canaan, ma che Israele disdegnava non ascoltando più la parola dei profeti di Dio. Giovanni, vestito di pelle di cammello, portava una cintura legata ai lombi, come che si preparasse ad accogliere il Messia. Egli raffigura Adamo nel Giardino dell’Eden reso arso dall’uomo. Mentre la folla si raccoglieva intorno a Giovanni, confessava i propri peccati e capì che quella voce non era solamente umana, ma era l’eco del vento dello spirito divino, che annunciava la venuta del Messia. I motivi per cui il popolo era li, andavano al di là, di ogni oppressione politica. Evidenziavano la speranza della venuta di Gesù che avrebbe portato loro la buona novella della vita eterna. Quando Giovanni si accorse che si avvicinavano dei Farisei e dei Sadducei, li vide come quelle locuste che divorano il frumento. Per questo furono subitamente allontanati con tenacia, dicendo: Matteo 3:11 Ben vi battezzo io con acqua, a ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, le cui suole io non son degno di portare; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. Una dichiarazione che muove l’uomo a procacciare la giustizia. Ma come può l’uomo essere giusto davanti a Dio? (G.C.) Giovanni: 4:14 …ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete in eterno; Egli ci offre un dono gratuito, l’acqua della sua sorgente che riproduce il frutto dell’albero della vita che ad Adamo fu proibito toccare. Ora, però, con il sacrificio di Cristo l’uomo può essere gratificato a questo potere tanto sconosciuto tanto necessario, di bere l’acqua della vita. Realtà universale della potenza di Dio e valore dell’eternità. Pace e fede nel Signore. |
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OTTOBRE 2011
Una domanda indefinita che abbraccia tutto e non restringe nulla, che spinge il desiderio e vanifica la volontà, che ci sprona e ci sconvolge in una miriade d’incertezze e d’incognite. Eppure il suo mistero ci coinvolge come trascinati da un vortice, in un immenso universo di perché. Se consideriamo, per esempio, il nostro sistema fisico che ha una complessa struttura, vive in questa terra, e la terra nell’universo e l’universo? Ecco che la nostra conoscenza non sa più proseguire. Potremmo però continuare se usiamo la nostra immaginazione o la capacità di sognare. Per presupposto, se utilizziamo questi mezzi metafisici, vuol dire che la nostra esistenza avverte anche quello che non riusciamo razionalmente a vedere, allora, il non presente starebbe tra il materiale e l’invisibile. Esso è assente ma è presente in un altro luogo. Se sono presente in un luogo, lì esisto, ma il resto del mondo, solo percepisce la mia esistenza in quel luogo, ma non mi vede. Così, tra il fatto che esisto e l’esistenza, vi sarebbe un rapporto come il corpo e l’anima. La somma di questi valori super-normali compone l’esistenza, che è identificata come “umanità”, che sa di esistere, ma che non riesce a vedere se stessa nella sua totalità. Se l’umanità fosse lasciata a se stessa si distruggerebbe e l’immateriale occuperebbe il suo posto, ma non sarebbe così per l’esistenza. Ecco che l’Ente che governa in armonia ciò che è invisibile e materiale, controlla in prima persona l’elemento esistenziale dell’uomo, permettendogli di avere una relazione con l’origine e la causa dell’esistenza, che è DIO. Esistiamo, allora, perché l’Ente, che chiamiamo Dio, è per sua volontà in controllo di tutto, compreso l’universo. Alla domanda perché esisto, allora dovremmo invece dire: “Grazie Dio che esisto”. Ecco che questo ringraziamento ci rende idonei alla partecipazione piena dell’esistenza e conoscere il segreto della vita. Isaia 66:2 Tutte queste cose le ha fatte la mia mano e tutte quante sono venute all’esistenza, dice l’Eterno. Su chi dunque volgerò lo sguardo? Su chi è umile, ha lo spirito contrito e trema alla mia parola. Avendo, così, compreso l’esistenza, sentiamo di appartenere a Dio e al suo Amore. Non cercate, quindi, l’esistenza nella ragione, né nella sapienza, né nell’esperienza, ma solo Dio da risposta a tutte le nostre domande, mentre ci fa esistere. E se ci leghiamo a Gesù, ci farà avere anche la vita eterna, perché al suon di una tromba, Egli apparirà per condurci proprio dal Dio Padre. Il solo vero Dio. Pace e fede nel Signore.
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NOVEMBRE 2011
Quando un astronauta, dalla navicella spaziale guarda la Terra, gli appare come una meraviglia incomprensibile. Come può un pianeta, così enorme, stare nel vuoto? E noi, come possiamo stare attaccati e vivere in esso che altro non è, che un granello di sabbia nell’universo? Come può il nostro DNA, simile a un granello di sabbia nel nostro sistema, contenere tutte le informazioni del nostro essere? E’ da pensare allora, che come il DNA porta tutte le informazioni del corpo umano, la Terra porta in se tutte le informazioni di Dio e il deserto ne è l’archivio. Esodo 5:1 Dopo questo, Mosè ed Aaronne andarono dal Faraone e gli dissero: "Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: "Lascia andare il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto". Il deserto rappresenta l’uniformità della materia, ora immutabile, ora in movenza nello stato arido, resistente al fuoco, perfetto nello spazio e nel tempo. Ci ricorda Giovanni Battista: “Una voce che grida nel deserto”. Il deserto sembra essere stato scelto da Dio, come luogo privo di contaminazione: “perché mi celebri una festa”. Esso è anche banco di prova per gli uomini, come lo fu per Mosè, come lo fu anche per Gesù, quando fu tentato. Matteo 4:1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Nella vita, ci siamo trovati, in momenti difficili e la percezione è stata quella di essere stati soli come nel deserto. La società ci scorreva intorno, ma nessuno ci ha beneficiato di una parola o di uno sguardo. Questo deserto, dove tu ed io siamo levigati e modellati, è pieno di sabbia, quanto più, le vie del Signore sono ancora infinite? Pensate la sabbia, che somiglia alla neve, poiché non vi è un granello uguale all’altro, essi sono come gli uomini che popolano la Terra, sono come le anime, non son tutte eguali ma Dio ci identifica uno per uno. Allora facciamoci modellare il nostro cuore arido, e per certo ne uscirà una sorgente d’acqua viva e diventeremo una oasi nel deserto di questo mondo. Perché non c’è nessuna virtù, potere o ricchezza che ci possa dare una via migliore o premio più alto, ma solo Dio ha il potere di tramutare la morte in vita. Tutto ritorna al Creatore. Matteo 11:28 Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Pace e fede nel Signore. |
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DICEMBRE 2011
Vi sono prodotti che si possono acquistare senza pagare. L’Aria è un bene che è abbondante in natura e non si paga. In teoria anche l’acqua non si paga se non per possederla in casa. Il sole non si paga, la pioggia, il vento non si paga e così di seguito per molti altri beni ancora, non si paga. Isaia 55:1 "O voi tutti che siete assetati, venite alle acque, e voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro e senza pagare vino e latte! Se il vino e il latte non si pagano andando a Dio, l’uomo, architettando un ciclo lavorativo di produzione, ne ha fatto uscire un vizio di speculazione di risorsa economica per creare ricchezza. Ecco che il vino e il latte, che erano originalmente gratuiti, perché offerti da Dio, sono diventati prodotti d’interesse conveniente e non più di gratuita distribuzione. Salmi 78:25 L’uomo mangiò il pane degli angeli; egli mandò loro del cibo a sazietà. Salmi 69:21 Mi hanno invece dato fiele per cibo, e per dissetarmi mi hanno dato da bere dell’aceto. Notiamo, però, che la perfidia dell’uomo è andata oltre. Il salmo ci chiarisce che la gratuità del bene divino è stata trasformata in opportunità di scambio economico, e ancora in oltraggio. A tal proposito, a Gesù gli è stato offerto fiele e aceto, che simboleggiano la disponibilità gratuita che fa l’uomo a chi ha bisogno. Anche in apparenza, così, chi fa un bene, può nascondere un comportamento incognito di una personalità equivoca. Come il sinedrio che pagò Giuda. Matteo 26:15 e disse loro: "Quanto mi volete dare, perché io ve lo consegni?". Ed essi gli contarono trenta sicli d’argento. Il denaro fece crollare la sua fede spingendolo ad accogliere il germe dell’inganno, quando contorto da un flusso di vocazione diabolica, Giuda, adottò l’atto più sciagurato che un uomo possa fare, quello di ingannare il suo Maestro e vendere la sua anima all’inferno, tradendo il Figlio di Dio, sulla terra. Come sappiamo, tutti quelli che agiscono nel medesimo modo non hanno scampo. Il Signore sarà giusto nel giudicare e nel perdonare. Cosicché in questo mondo, non essendoci più vino né latte gratuito, Gesù, ha comprato la nostra salvezza, con il suo sangue e la resa gratuita per tutti. Cosi gli uomini possono ottenere la protezione che prende corpo nella gratuità della liberazione dal peccato e il privilegio di vivere in eterno. Per sanare la disubbidienza dell’uomo e dare impulso al valore potente della Sua Parola, Dio, promette il Regno dei Cieli, ove non esiste mezzo di scambio ma amore e purezza d’animo. Acquistato lo stato incorruttibile, l’uomo, sarà degno di servire Dio, mentre non ricorderà cosa sia più il denaro o il potere. E già nel mondo capisce che essi sono illusioni incongruenti che lo allontanano da Dio. Allora, cosa possiamo comprare senza denaro? La vita eterna quella che tu ed io cerchiamo ardentemente, quella che sogniamo di avere, ma che solo Dio può dare. Pace e fede nel Signore.
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